Home MusicaDischi in uscitaGli Urban Strangers raccontano «Detachment», l’intervista

Gli Urban Strangers raccontano «Detachment», l’intervista

Il dialogo con i fan, le ispirazioni internazionali e l'avventura ad X Factor: esce il 14 ottobre il secondo album del giovane duo

14 Ottobre 2016 | 09:00

Gli Urban Strangers raccontano «Detachment», l’intervista

Il dialogo con i fan, le ispirazioni internazionali e l'avventura ad X Factor: esce il 14 ottobre il secondo album del giovane duo

 di Giulia Ciavarelli

Foto: Urban Strangers  - Credit: © Ufficio stampa

14 Ottobre 2016 | 09:00 di Giulia Ciavarelli

Quasi un anno fa, gli Urban Strangers incantavano la giuria della nona edizione di X Factor: si erano presentati con la purezza e l’inesperienza della loro età ma avevano spiazzato il pubblico con una forte armonia di suoni e la raffinatezza del cantautorato in lingua inglese. Riescono a trasportarci nel loro mondo elettronico con una rara semplicità, ed è questo che li ha fatti entrare nel cuore della gente.

Dopo aver sfiorato la vittoria e conseguito il disco d’oro con «Runaway», i due giovani ragazzi di Somma Vesuviana tornano con «Detachment»: un’operazione di distacco fisico e psicologico che rispecchia la sensazione di quest’ultimo anno, dalla ricerca della propria identità alla difficoltà nel creare legami personali duraturi. Tecnicamente, è difficile catalogarlo: c'è un suono elettronico potente, a volte più morbido, e tracce che si collegano tra loro. È suonato a tutto tondo da chitarre, batteria, organo, archi e fiati.

Un distacco presente nel tema dell’album ma che non avvertiamo incontrandoli: durante la nostra intervista, Gennaro e Alessio sorridono tanto e ci insegnano una raffinata lezione di umiltà che a vent’anni, in questo mondo musicale, non è del tutto scontata.

«Detachment», perché questo titolo?
Gennaro: «Non siamo partiti con un’idea ben precisa. Dopo X Factor eravamo frastornati da quello che stava accadendo: ci siamo fermati un attimo e abbiamo ragionato su quello che volevamo fare realmente».
Alessio: «Per noi era tutto nuovo: avere delle responsabilità e gestire tempi diversi ci ha intimorito. Quello che ci è successo si rispecchia nei testi e nelle sonorità che abbiamo voluto raggiungere, concretizzate dall’aiuto di Raffaele Ferrante».

Si avverte una buona dose di pessimismo, sbaglio?
Gennaro: «Abbiamo la tendenza a riflettere molto, ci distruggiamo con i pensieri. Proviamo spesso malinconia e tristezza, ma sappiamo essere anche felici (ride)».

«Non pensiamo a come ci definisce la gente»: è una frase di qualche tempo fa, si può attualizzare in questo disco?
Gennaro: «Anche se ci ritroviamo in una situazione diversa, non ci siamo posti nessun limite a livello artistico. Abbiamo continuato per la nostra strada, l'importante è far conoscere alla gente cosa ci piace. Non abbiamo pensato a nient’altro. Siamo maturati e con il tempo, forse, faremo anche cose diverse: è una continua evoluzione».

Il vostro è un prodotto discografico inusuale, se si pensa all’esperienza televisiva. Quali sono le ispirazioni musicali da cui è nato l’album?
Alessio: «Ognuno di noi ha ascoltato i suoi artisti, e tanta musica diversa. Però, ci ha colpito molto l’ultimo album di James Blake».
Gennaro: «Gli artisti sono tanti, è difficile citarne uno. Nell’album c’è tutto quello ci piace».

E da questa atmosfera internazionale, si deduce che c’è poco “di italiano”.
Gennaro: «Molto poco. Se si avvertono influenze italiane, è grazie al tocco del produttore Raffaele».

Dopo un’esposizione mediatica così potente, vi aspettate una risposta diversa dal pubblico?
Gennaro: «Abbiamo fatto il programma perché è stata un’ottima vetrina per noi. La risposta del pubblico sarà diversa, ma siamo sicuri che sarà una risposta reale».
Alessio: «Ora non ci interessa stare in televisione o essere la nuova tendenza su Twitter (sorride). È bello sapere cosa ne pensano, ci stanno apprezzando come persone e non solo come artisti».

Cosa vi sorprende più dei vostri fan?
Gennaro: «In modo tenero lo hanno definito “di nicchia”, il nostro sperimentare non li spaventa».
Alessio: «Abbiamo una fanbase folle, un po’ come noi (ride). Riescono ad essere molto empatici e c’è sempre un buon dialogo».

Tra gli obiettivi futuri, c’è anche Sanremo?
Alessio: «Per il momento, il palco dell’Ariston non è il nostro ambiente. Vogliamo solo continuare a fare musica come la pensiamo e come vogliamo farla».

LA TRACKLIST

1. No electric
2. Stronger
3. Bones
4. My Fault
5. 5
6. Warrior
7. Leaf
8. Bare Black Tree
9. So
10. Rising
11. Medical
12. Intro

INSTORE TOUR, LE DATE

14 ottobre - Milano, Feltrinelli
15 ottobre - Napoli, Feltrinelli
16 ottobre - Salerno e Pomigliano D’Arco, Feltrinelli
17 ottobre - Varese/Monza,Feltrinelli
18 ottobre - Torino, Feltrinelli
19 ottobre - Padova, Mondadori / Verona, Feltrinelli
20 ottobre - Firenze, Galleria del Disco / Lucca, Sky Stone & Songs
21 ottobre - Roma, Discoteca Laziale
22 ottobre - Roma, Mondadori Megastore