10 Novembre 2016 | 09:36

Kekko dei Modà: «Ecco cosa farei se dirigessi Sanremo»

Dal 2 dicembre la riedizione dell'album campione di vendite con 10 nuovi brani e due dvd. Ecco l'intervista

 di Alessandro Alicandri

Kekko dei Modà: «Ecco cosa farei se dirigessi Sanremo»

Dal 2 dicembre la riedizione dell'album campione di vendite con 10 nuovi brani e due dvd. Ecco l'intervista

Foto: I Modà  - Credit: © Francesco Prandoni

10 Novembre 2016 | 09:36 di Alessandro Alicandri

Alla fine di ottobre Kekko Silvestre ci ha invitati nel suo studio alle porte di Milano, il luogo dove nascono tutte le sue canzoni. Il leader dei Modà ha scelto Sorrisi per presentare «Passione Maledetta 2.0», nuova versione (in arrivo il 2 dicembre) dell'album multiplatino uscito un anno fa. Non si tratta però della solita riedizione con due o tre inediti da pubblicare sotto Natale, ci sono anche due dvd: il primo contiene il concerto di San Siro della scorsa estate, l'altro è pieno di contenuti speciali. Ma la vera sorpresa è un’altra: «Ci saranno dieci brani inediti» annuncia Kekko.

In pratica un nuovo album…
«Lo definirei un B-Side, una facciata B. Mi ero pentito di aver inserito solo dieci canzoni in "Passione Maledetta" e ho voluto rimediare con questi inediti in cui, oltre che dell’amore, canto di altri temi. Volevo costruire un disco un po' diverso non pensato in termini di "commerciabilità" perché oggi non sono interessato a questo. Doveva essere un disco che si trascina o si fa trascinare dal precedente album, dal dvd e dai contenuti speciali. Per questo mi sono permesso maggiore libertà».

Per esempio?
«"L'ultima mano" è ispirata a un mio amico che ora purtroppo non c'è più. Non aveva mai bevuto né fumato, ma aveva un grande vizio, il gioco d’azzardo. Ormai va considerato una droga a tutti gli effetti, penso davvero che le slot machine dovrebbero essere tolte dalla circolazione. Inoltre, in “Mamma dice sempre”, affronto il tema degli incidenti stradali dal punto di vista di un giovane patentato che non ascolta le raccomandazioni dei genitori e alla fine, provoca una tragedia».

Ci sono anche brani più leggeri?
«Certo, il primo singolo "Piove ormai da tre giorni" ne è un esempio. E poi c’è “Non andartene”, scritta dieci anni fa. Doveva uscire al posto di “Scusami” ma perse al ballottaggio, per fortuna! In “Mentre piove neve”, invece, racconto per la prima volta il mio Natale, accompagnato da un coro gospel».

Com’è il Natale di Kekko?
«Tutti dicono che Babbo Natale non esiste, ma io ogni volta, dopo un paio di bicchieri di vino con la mia famiglia, guardo fuori dalla finestra sperando di veder passare la slitta».

Nel video del primo singolo c’è Marco Palvetti, il Salvatore Conte di «Gomorra – La serie». Com’è nata questa collaborazione?
«Siamo amici: lui è un mio fan, io sono un suo fan. Cercavamo un momento per lavorare assieme e finalmente è arrivato».

È partito il 9 novembre il tour invernale dei Modà. Quali sono le novità?
«Il concerto sarà più o meno uguale a quello negli stadi, con un palco più piccolo, qualche taglio nella scaletta e un'aggiunta: un medley al pianoforte dei brani che ho scritto per altri, da “Una finestra tra le stelle” di Annalisa a “La paura che ho di perderti” di Bianca Atzei, passando per una canzone poco nota, “Splendida stupida” di Micaela Foti».

Ho visto per il live biglietti a 10 euro.
«Su questo siamo tutti allineati e coerenti con quello che abbiamo sempre fatto. È inutile parlare di crisi e poi proporre dei prezzi enormi nei concerti, abbiamo anche i pacchetti famiglia per fare in modo che la musica non sia popolare solo per dirlo ai giornali e in radio, ma per essere popolare veramente. I bambini spendono 10 euro per un nostro concerto perché così può entrare tutta la famiglia. Certo, sono posti limitati perché altrimenti la società di produzione non guadagnerebbe niente, ma è un ottima iniziativa ed è una cosa che rende coerente tutto il mondo dei Modà».

Cosa ti è rimasto nel cuore dei concerti di San Siro dello scorso giugno?
«Se devo scegliere una cosa, mi piace ricordare come abbiamo chiuso sul palco, con l’attrice Elena Rusconi alla fine di “Stella cadente”, la storia raccontata nei video dei primi quattro singoli di “Passione maledetta”. Dopo i concerti, però, ero completamente fuso. Avevo bisogno di silenzio, di stare da solo. Lo faccio sempre. Per esempio, “Lontano da tutto”, uno degli inediti, l'ho scritto qualche anno fa alla fine del “Gioia Tour”, al mare in Sardegna. In quei momenti, come dice il testo, "basta guardare e respirare senza dire a se stessi quando è il tempo di tornare"».

I Modà hanno lanciato «Passione maledetta» un anno fa, per la prima volta senza aspettare Sanremo. Il primo posto in Superclassifica e tre dischi di platino (oltre 150 mila copie) vi hanno dato ragione…
«Eravamo molto tesi, lo devo ammettere. Però è andata benissimo, con il sostegno di una sola radio e delle emittenti regionali, che da sempre trasmettono le nostre canzoni. Ci ha portato fortuna anche la copertina di Sorrisi, la prima della nostra carriera. Non lo dimenticheremo mai».

Che tipo di scelte faresti se diventassi direttore artistico di Sanremo?
«Mi interesserebbero solo le canzoni, che sono sempre e solo la cosa più importante. Sceglierei brani degli artisti che mi trasmettono di più, senza nessun occhio alla popolarità. Mi piacerebbe anche far gareggiare i giovani in mezzo ai big. Tanto ormai i confini sono molto labili, si faceva anche negli anni 80. Vorrei che si sentissero tutti allo stesso livello perché adesso mi sembrano, nonostante le ottime iniziative per dare loro più visibilità, ancora un po' sacrificati. Mi piace anche l'idea di far sentire il giovane per la prima volta al momento della gara, senza far sentire il brano mesi prima. Io sono uno di quelli che si è esibito a Sanremo Giovani all'una meno un quarto di notte. Sono tornato a casa depresso dentro una macchina, perché è un momento così delicato che se non te la giochi bene la prima volta, almeno devi poter avere una seconda chance. Poi secondo me negli ultimi anni ci sono stati giovani interessanti, quindi secondo me bisogna dare loro più visibilità. I giovani se li metti in mezzo ai big prendono un po' del loro valore, se li separi le radio li considerano spesso un po' meno, se non in rari casi. È un po' un peccato perché se bisogna pensare solo all'interesse dei big, poi ci dimentichiamo che quei big erano i giovani di qualche anno prima».