13 Ottobre 2016 | 9:00

Nek racconta l’album «Unici»: «Emozionarvi è la mia priorità»

Filippo Neviani si racconta a Sorrisi per il nuovo album. Un progetto nuovo sotto ogni aspetto

 di Alessandro Alicandri

Nek racconta l’album «Unici»: «Emozionarvi è la mia priorità»

Filippo Neviani si racconta a Sorrisi per il nuovo album. Un progetto nuovo sotto ogni aspetto

Foto: Nek  - Credit: © Splashnews

13 Ottobre 2016 | 9:00 di Alessandro Alicandri

Dal 14 ottobre Nek torna con un nuovo album «Unici». Il successo del brano «Fatti avanti amore» presentato a Sanremo nel 2015 è diventato oggi il volano di questo nuovo progetto, che non è solo un album, ma rappresenta per Filippo lo sviluppo di quella che lui stesso ha definito la sua nuova vita artistica.

Non è un modo di dire perché si sente a pelle nel nostro incontro: dalla stretta di mano ai sorrisi, al modo in cui parla. C'è qualcosa di nuovo e di profondamente di verso in lui. Dalla hit estiva elettro-pop «Uno di questi giorni» al recente brano dancehall «Unici», Nek ha cambiato pelle. Guardando una gigantografia della copertina dell'album che campeggia nel salotto dove ci siamo incontrati a Milano, il suo volto non c'è. Anzi, c'è ma non si vede chiaramente.

È la prima volta che il tuo volto non è protagonista della cover. Perché questa scelta?
«Volevo spiegare che non siamo fatti solo da una faccia, ma siamo la complessità del mondo nel quale viviamo. Tra le foto scelte per la cover presenti dietro ogni lettera, c'è il mio piede sporco di gelato. Un cameriere un po' distratto me l'ha fatto cadere addosso. Sono il mio volto, certo, questo il pubblico lo sa, ma sono soprattutto la vita che vivo e che racconto».

È questo il motivo per cui nella cover mostri anche il tuo nome d'anagrafe?
«L'ho fatto anche nel 2013 usando "Filippo Neviani" come titolo dell’album. C'è stato un momento in cui ho pensato di abbandonare il nome d'arte. Ma sarebbe da stolti farlo davvero, visto che mi conoscono tutti così. Diciamo che è il mio modo per dire che l'uomo Filippo e l'artista Nek non sono due persone diverse. Oggi più che mai, si corrispondono».


«Unici» è un album compatto, si sente che è fatto da una persona con le idee chiare.
«Sì, non ce la faccio a pubblicare album di cui non sono convinto al cento per cento, so che ci sono degli eterni insicuri sui propri lavori, ma io devo sentirmi davvero sicuro, altrimenti aspetto. Questa volta ho scelto un taglio elettronico smaccato, ma comunque dosato. Nell'ultimo ciclo di concerti mi sono reso conto di quanto il pubblico recepisca con entusiasmo questi suoni, per così dire, nuovi. Mi ha dato coraggio ed eccomi qui».


Una cosa però non la cambi mai: parli sempre d'amore credendoci davvero.
«È sempre più raro nella musica, mi rendo conto (ride). Più passano gli anni, più i giovani pensano che l'amore sia come un interruttore da spegnere e accendere all'occorrenza. Quando dico che l'amore è sacrificio potrei sembrare impopolare, ma è così. Si dividono in due i pregi e i difetti, si lotta per stare uniti e ci si riesce solo con la dedizione, il dialogo e un impegno reciproco. Questo è amare».


Questo atteggiamento da combattente l'hai portato anche con i giornalisti, che in passato non ti vedevano di buon occhio.
«Come spesso capita quando si è seguiti da un grande numero di persone, c'è snobismo. Non puoi immaginare la soddisfazione quando mi hanno raccontato che in sala stampa a Sanremo 2015 ballavano tutti il mio brano in gara. Da lì è partita, in qualche modo, la mia rivincita».


In questa nuova fase di carriera, è arrivato anche «Amici». Cosa ti ha insegnato?
«La pazienza! Mi ha fatto sentire utile, il che è un piacere assoluto».


Non è una cosa che senti già come padre?
«Certo, ma qui c'è un coinvolgimento professionale. Posso dire a un ragazzo gli errori che ho fatto e insegno loro il modo per non farli. Ricordiamoci che nel talent molti di questi ragazzi si buttano nel vuoto. Li aiuto a non cadere».

Tu e J-Ax alla fine avete portato alla vittoria Sergio Sylvestre.
«È vero, ma ce ne siamo resi conto dopo, a telecamere spente. Ci siamo guardati con le lacrime agli occhi dicendo "Zio, abbiamo vinto!" e siamo corsi da Sergio a festeggiare».

Tra l'altro nell'album c'è un duetto con J-Ax, «Freud». Non sei solito ai duetti.
«È vero, non amo le "strategie commerciali". Durante questa esperienza televisiva ci siamo conosciuti e siamo diventati amici: ci unisce la stessa determinazione. Lui è in un mio pezzo, io sarò in un brano dell'album che pubblicherà con Fedez».

Mi racconti un aneddoto che spieghi bene la vostra amicizia?
«Un giorno siamo arrivati all'ingresso degli studi della Tiburtina dove nascono i programmi di Maria e all'improvviso mi ha detto "Sono felice di questa cosa che stiamo facendo assieme. Sei un bravo ragazzo". Poi, ci siamo abbracciati. Ecco: bravo potrei essere anche bravo, ma ragazzo non lo sono più tanto (ride)».

Vorresti rifare questa esperienza in tv?
«Quest'anno avrei molti più impegni, ma se riuscissi a incastrare tutto lo rifarei, certo. Essere al servizio del talento è appagante, ti fa stare bene. Prepararli alle batoste è centrale. Perché non si starà per sempre in cima alle classifiche».

Il successo ti ha mai cambiato?
«Sì, per un periodo mi ha cambiato. Oggi il "successo" lo tengo alla distanza che merita. Il successo non è la radice di tutto, è il frutto. La morte di mio padre, la nascita di nostra figlia Beatrice: tante cose hanno ridefinito le mie priorità. Mi sono rimesso in discussione».

Cos'hai capito oggi?
«Che l'obiettivo per chi fa musica è non perdere mai la connessione con il pubblico. La prima cosa importante è essere ancora in grado di emozionarlo. È la mia priorità. I frutti del lavoro non vanno fatti marcire e non vanno fatti cadere. In questo la famiglia e le mie radici a Sassuolo mi permettono di non perdere tutto questo».

Tra l'altro tua figlia Beatrice, lo vediamo dai social, ha un carattere fortissimo!
«È come il suo papà (ride)! Lei è la mia più grande fan, ma è anche la più gelosa. Posso fare il cantante ma poi quando si torna a casa è lei che comanda, perché vuole proteggermi e separare la sfera pubblica da quella privata».

Intravedi in lei un talento artistico?
«Per ora si diverte, le piace ballare, canta le canzoni del papà, scimmiotta le conduttrici».

Ti piacerebbe se diventasse famosa?
«Non vorrei che diventasse famosa. Vorrei che, qualora avesse delle doti particolari, fosse apprezzata per il suo talento»..

In «Differente» parli dell'amore come di un sentimento che non ha bisogno del «per sempre». Tu sei molto religioso: non è conflittuale con l'istituzione del matrimonio?
«Sono convinto che il matrimonio sia un'unione che prescinde da un foglio firmato. Il mio amore per Patrizia è costruito su dei valori solidi, non solo sulla celebrazione di un rito. Con lei abbiamo costruito una famiglia e per questo giro il mondo senza timori: so che c'è una progetto di vita che mi aspetta».

Tra l'altro in un brano di «Unici», «Questo so di me» scrivi «Considero valore due vecchi innamorati che ridono del tempo che li ha dimenticati».
«È ispirato a uno scritto di Erri De Luca. Mi affascina l'idea di due persone che si sono amate per tutta la vita siano complici più di prima. Lo trovo molto romantico».

In passato hai nascosto per un certo periodo il tuo rapporto sentimentale, è vero?
«Sì, mi avevano chiesto di non dirlo perché poteva influire sulla vendita delle copie. Era un periodo in cui la discografia schiacciava gli artisti. Patrizia è stata più paziente di me e ancora una volta, nella mia vita ha vinto l'amore. Per fortuna in quel periodo assurdo, lei si è innamorata di Filippo e non di Nek».