10 Settembre 2013 | 06:31

Enzo Jannacci, la collezione completa in edicola con Sorrisi per raccontare una carriera infinita

Certe carriere artistiche non si possono sintetizzare in un semplice «Il meglio di…». Ecco perché, per cercare di raccontare quella di Enzo Jannacci, Sorrisi ha scelto di proporre la collezione completa, otto dischi creati ad hoc (e un dvd live) che ne ripercorrono in ordine cronologico la storia, più altrettanti libri con commenti sulle canzoni, […]

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Enzo Jannacci, la collezione completa in edicola con Sorrisi per raccontare una carriera infinita

Certe carriere artistiche non si possono sintetizzare in un semplice «Il meglio di…». Ecco perché, per cercare di raccontare quella di Enzo Jannacci, Sorrisi ha scelto di proporre la collezione completa, otto dischi creati ad hoc (e un dvd live) che ne ripercorrono in ordine cronologico la storia, più altrettanti libri con commenti sulle canzoni, […]

10 Settembre 2013 | 06:31 di

Certe carriere artistiche non si possono sintetizzare in un semplice «Il meglio di…». Ecco perché, per cercare di raccontare quella di Enzo Jannacci, Sorrisi ha scelto di proporre la collezione completa, otto dischi creati ad hoc (e un dvd live) che ne ripercorrono in ordine cronologico la storia, più altrettanti libri con commenti sulle canzoni, foto e contributi di amici e artisti come Claudio Bisio, Massimo Boldi, Paolo Rossi, Gianni Mura, Gianni Rivera.

Perché Enzo Jannacci, scomparso lo scorso 29 marzo, è stato un personaggio unico: cantautore, cabarettista, attore, conduttore televisivo e… medico cardiologo, solo per sintetizzare. E ognuna di queste strade l’ha percorsa da innovatore. Era uno che aveva scelto di cantare nel dialetto di Milano, la città dei mille dialetti, la grande città ai suoi tempi non ancora metropoli, ma già non più «a misura d’uomo».

Uno che era stato tra i primi frequentatori del «Derby», il celebre cabaret milanese, unendosi a personaggi come Cochi e Renato, Dario Fo, Teo Teocoli. Uno che è stato un pioniere del rock’n’roll italiano, al fianco di Adriano Celentano e Giorgio Gaber. Un cantautore per cui il cuore non era solo la solita, ovvia parolina di cinque lettere da rimare con amore, ma l’oggetto dei suoi appassionati studi di chirurgia. Anche quello un amore, tanto che, arrivato all’apice del successo con «Vengo anch’io no tu no», aveva scelto di andarsene in Sudafrica a fare tirocinio nell’équipe del grande Christiaan Barnard, il primo chirurgo a effettuare un trapianto di cuore.

Mentre al cinema i suoi colleghi facevano i «musicarelli», lui recitava per Lizzani, Ferreri e Scola. E in tv si era messo a fare «cose strane» con Cochi e Renato, inventando una comicità surreale e stralunata che solo molti anni dopo sarebbe stata compresa e apprezzata appieno. Non era uno che inseguiva il successo, Jannacci: era il successo che rincorreva lui. Si incrociavano ogni tanto, senza piani studiati a tavolino. Normale per uno che ha cantato i versi di un premio Nobel, Dario Fo, ma ha composto anche l’inno del Milan, musiche per il cinema e per la pubblicità. E che a Sanremo ha debuttato solo nel 1989, ma per portare all’Ariston una canzone impegnata, sulla droga. È per questo che in Italia non c’è mai stato un altro cantante «alla Jannacci». E ci manca tanto. 

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