Home MusicaErica Mou, l’intervista e il video esclusivo di «Mettiti la maschera» in versione acustica

28 Maggio 2013 | 13:30

Erica Mou, l’intervista e il video esclusivo di «Mettiti la maschera» in versione acustica

Il suo nuovo album, «Contro le onde», prodotto da Boosta dei Subsonica, è disponibile dal 27 maggio, poco più di un anno dalla rivelazione a Sanremo. Dopo averla fatta esibire in un video esclusivo per Sorrisi, ci siamo fatti raccontare da Erica Mou qualche curiosità su questa nuova avventura.

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Erica Mou, l’intervista e il video esclusivo di «Mettiti la maschera» in versione acustica

Il suo nuovo album, «Contro le onde», prodotto da Boosta dei Subsonica, è disponibile dal 27 maggio, poco più di un anno dalla rivelazione a Sanremo. Dopo averla fatta esibire in un video esclusivo per Sorrisi, ci siamo fatti raccontare da Erica Mou qualche curiosità su questa nuova avventura.

28 Maggio 2013 | 13:30 di Redazione

Appena atterrata dal Brasile, dove ha partecipato all’evento Hit Week, grazie al quale le sonorità pugliesi si sono trasferite per qualche giorno al di là dell’oceano, Erica Mou ci accoglie al ristorante giapponese Soho di via Tortona, a Milano, con un grande sorriso.

Una freschezza che non sparisce nemmeno quando, per un problema tecnico, è costretta a rifare la versione acustica di «Mettiti la maschera», il suo nuovo singolo, che noi di Sorrisi le abbiamo chiesto come esclusivo regalo. Neanche a dirlo, la esegue in modo impeccabile entrambe le volte, e senza smettere di sorridere.

Il suo nuovo album, «Contro le onde», prodotto da Boosta dei Subsonica, è disponibile dal 27 maggio, a due anni dal precedente e poco più di un anno dalla rivelazione a Sanremo con «Nella vasca da bagno del tempo». Dopo averla sentita cantare, ci siamo fatti raccontare da Erica qualche curiosità su questa nuova avventura.

Sei passata dalla vasca da bagno al mare. Te lo fanno notare in molti?
«Per adesso non me l’avevano ancora detto!».

È in qualche modo un simbolo dell’evoluzione che hai fatto rispetto al tuo disco precedente?
«Non ci avevo pensato, ma forse sì. Uno non capisce subito il proprio lavoro, c’è sempre bisogno di tempo, la giusta interpretazione arriva tardi. Ma ci sta: quello precedente è più un disco “da interno”, quindi l’elemento dell’acqua era più confinato in situazioni personali più casalinghe e vicine alla mia realtà. Adesso c’è un’apertura verso l’ambiente come fonte di ispirazione, la natura, quello che sta fuori».

Una particolarità delle tue canzoni è l’utilizzo delle parole di uso comune. Credo che «Mettiti la maschera» sia la prima canzone mai scritta su una maschera da sub.
«Questa è la prima volta che lo racconto, ma “Mettiti la maschera” nasce concretamente da una maschera che io ho acquistato per un regalo. È nata come jingle di accompagnamento a questo regalo e poi si è sviluppata».

Era un biglietto d’auguri musicale, quindi.
«Sì, è nata come biglietto d’auguri e poi è diventata una canzone. Comunque sì, effettivamente tendo a usare queste parole, perché quando mi viene il bisogno o la voglia di scrivere è perché è successo concretamente qualcosa. Per me è una grande apertura, in questo disco, essere riuscita a mischiare con un vocabolario che prima per me era troppo poetico. Pensavo, come ascoltatrice: “io non scriverò mai le canzoni sulle stelle, la luna” e poi invece il mare è diventata una fonte d’ispirazione preponderante».

Per te il mare, però, è anche qualcosa di concreto.
«Sì, ma mi sono aperta a un immaginario, come nel brano “Dove cadono i fulmini” o altri. Ci sono vocaboli e idee che prima non consideravo. Ma sono ancora legata agli oggetti, alle parti del corpo, a cose tangibili. Da cui cerco di ricavare messaggi meno tangibili».

Nel disco ci sono solo dieci canzoni, ma c’è tanta carne al fuoco, soprattutto da un punto di vista musicale è quasi una sorta di rinascita.
«Abbiamo scelto solo dieci canzoni per dire solo quello che serviva, senza troppi orpelli. Sentivamo che avevano già una varietà al loro interno, anche dal punto di vista compositivo e come arrangiamenti. Non volevamo strafare».

Io spesso sono sospettoso quando si superano le dodici tracce.
«Pure io, per me il disco perfetto ha 12 tracce. Ma i miei dischi perfetti sono degli Anni 90, ora la soglia di attenzione è scesa, pensavo che dieci fosse il numero giusto».

A che punto del processo creativo sta l’intervento di Davide («Boosta» dei Subsonica, ndr)?
«In alcuni pezzi, più avanti. È difficile tracciare un confine. Molte delle canzoni erano già composte, ma lui con la sua produzione le ha… “ricomposte”, le abbiamo ricomposte insieme a Torino, sono cambiate molto, si sono sviluppate, alcune hanno cambiato struttura. Addirittura due pezzi li abbiamo scritti insieme, “Non dormo mai” e “Il ritmo”: lì c’è uno zampino maggiore da parte sua, ma sono contenta della nostra sinergia».

E com’è stato lavorare con lui?
«Non è facile lavorare fianco a fianco con una persona, con Davide invece mi sono trovata bene fin dal primo giorno. Pensa che sono arrivata nello studio, mi ha guardato e mi ha detto: “Pausa caffè?”. E non avevamo ancora cominciato».

Cosa stavi ascoltando mentre registravi?
«Ho cominciato ad ascoltare anche cose che Davide mi segnalava. Avevamo comprato un santino dei Kiss, messo sul computer, e ci siamo rifatti anche a sonorità della sua adolescenza, gli Anni 80, per esempio abbiamo riascoltato tanto i Cure. Ma anche musica dei giorni nostri come The XX e Bon Iver. E poi, per esempio, per “Il ritmo”, c’è stata la volontà di ispirarci a Giuni Russo. Quelli sono anni che io non ho vissuto ma di cui ho subito l’influenza. Sembravano anni inutili e invece sono stati utilissimi per la musica».

Hai collaborato con i Perturbazione, nel disco prodotto da Max Casacci dei Subsonica.
«Abbiamo fatto il giro completo!».

Come mai invece nel tuo disco sei sola, non hai ospiti? Non ci hai mai pensato?
«Ci ho pensato, ma non ci ho nemmeno provato troppo. Con Davide ho fatto già un grande passo avanti, tanto da scrivere insieme, che è una cosa molto intima, quasi scioccante se non sei abituato. In futuro mi piacerebbe avere ospiti in un mio disco, ora ho cominciando ricevendo degli inviti che mi hanno riempita di gioia. Ma quando inviti una persona in un tuo album dev’essere una cosa molto sincera e spontanea, e di questi tempi non c’è. Aspetto che arrivi il momento giusto».

Ma ti riconosci nell’Erica di «Ossexione», il brano dei Perturbazione in cui canti? Siete due personaggi un po’ diversi.
«Ho trovato la stessa ironia che ho voluto mettere nel mio disco, uno sguardo giocoso nei confronti della vita. È un pezzo profondo che però è anche molto divertente. Mi ci sono ritrovata, sennò non l’avrei fatto. Certo, io un testo così non l’avrei mai scritto!» (Ride).

Quando eri ancora più giovane cantavi in una band al femminile. Per gioco, se tu dovessi fare una «girl band» di cantautrici italiane, chi chiameresti con te?
«Se potessero essere internazionali, chiamerei Corinne Bailey Rae, KT Tunstall ed Emiliana Torrini. Italiane, invece… chiamerei Cristina Donà che dal vivo è bravissima, Noemi perché la sua voce è completamente diversa dalla mia, e Patty Pravo. Sì dai, Noemi, Cristina e Patty.».

Per il lancio del disco farai anche una video-chat con dei fashion blogger. Da dove nasce questo interesse per la moda?
«In realtà, anche se non è sempre evidente… io sono femmina! Parleremo certamente di musica, ma volevo avere un punto di vista esterno. Lo stile non è necessariamente sinonimo di superficialità, quello che sei si riflette sempre all’esterno. Io non sono una fissata con gli abiti, ma ci tengo a trasmettere quello che sono anche in questo modo. E poi per me sarà anche una lezione!».

Adesso che hai finito l’album, hai già dei nuovi obiettivi?
«Ora io il mio lavoro l’ho fatto! (ride). Adesso sta alle persone fruire del disco come ritengono opportuno. Ora l’impegno è tutto nel tour, che per me sarà totalmente diverso, nuovo, avrò una band, suonerò con musicisti molto più bravi di me. Iniziamo venerdì 31 maggio da Bari, è imminente, mi devo dare una mossa. Il mio scopo ora è portare in giro questo disco, ma spero di scrivere canzoni nuove quanto prima. Non ho mai un obiettivo vero, però. A parte essere ospite di David Letterman!».