01 Novembre 2014 | 15:31

Fabi Silvestri Gazzè al Medimex: il tour, l’album, le canzoni

Un entusiasmo da stadio l'1 novembre 2014 qui al Medimex di Bari per tre grandi ospiti: Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. Li abbiamo ritrovati insieme per questo progetto in supergruppo, alla vigilia delle loro prime date nei palazzetti italiani dal 14 novembre a Rimini fino al 13 dicembre a Bari.

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Fabi Silvestri Gazzè al Medimex: il tour, l’album, le canzoni

Un entusiasmo da stadio l'1 novembre 2014 qui al Medimex di Bari per tre grandi ospiti: Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. Li abbiamo ritrovati insieme per questo progetto in supergruppo, alla vigilia delle loro prime date nei palazzetti italiani dal 14 novembre a Rimini fino al 13 dicembre a Bari.

01 Novembre 2014 | 15:31 di

Un entusiasmo da stadio l’1 novembre 2014 qui al Medimex di Bari per tre grandi ospiti: Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. Li abbiamo ritrovati insieme per questo progetto in supergruppo, alla vigilia delle loro prime date nei palazzetti italiani dal 14 novembre a Rimini fino al 13 dicembre a Bari.

A 6 settimane dalla pubblicazione de «Il padrone della festa», l’album è ancora nella top 5 degli album più venduti in Superclassifica. Un successo da festeggiare e un incontro musicale ricco di temi e aneddoti. Eccoli.

Daniele Silvestri: «Siamo abituati a seguire ogni istante del nostro lavoro, oggi ci siamo aiutati l’un l’altro, mettendoci in gioco, mostrando segreti del nostro modo di fare musica agli altri. È stata un’occasione di crescita incredibile»

Niccolò Fabi: «Quando scriviamo cerchiamo sempre di entrere nell’emozione, ci avviciniamo alla lacrima e poi con un battito d’ali ci allontaniamo. Abbiamo una formula artistica che ci permette di esplorare vari territori emotivi e narrativi. È una nostra esigenza».

Max Gazzè: «Dovevamo fare un disco a tre, venendo da moni diversi ma abbiamo scelto di raccontare i nostri diversi punti di vita enza snaturarci mai. Ne “L’amore non esiste” si capisce bene questo passaggio, il racconto dell’amore esplode in quello che io definisco il “momento Auricchio” dove metto il mio in modo così evidente da risultare diverso ma non per questo meno coerente nell’insieme».

Daniele Silvestri: «Nelle date che abbiamo già fatto all’estero, ognuno occupava una zona del palcoscenico mai occupata dagli altri due.  Non l’abbiamo fatto per farci vedere distanti, perché il posto coperto da ognuno, era esattamente il suo».

Max Gazzé: «Il nostro è un disco di cuore, un’anima fatta da tre persone. Il nostro uno più uno più uno non fa tre, ma fa un superuno».

Max Gazzé: «Plasmodium era il nome della cartella delle prime cose alle quali stavamo lavorando. Era il nome del trio ma anche il nome che stavamo dando al progetto. Non è nato a tavolino, ma in Sudan».

Niccolò Fabi: «A volte si pensa che le scelte individuali siano di maggiore libertà rispetto alle scelte fatte insieme. Mi sono sentito libero di lavorare in tre».

Daniele Silvestri: «Un conto è andare a mangiare insieme una pizza, un conto è lavorare a stretto contatto per almeno un anno e anche oggi. Non è solo un progetto musicale, ma un momento di condivisione di vita assieme che si è espresso molto bene anche nelle date dei concerti. Dove ognuno di noi si è spogliato dal ruolo di imprenditore di se stesso e di padre rimanendo nella nostra identità».

Niccolò Fabi: «Loro due sono arrivati a una maturazione artistica molto prima di me, io ci ho messo molto più tempo. Oggi posso dire anche per gli altri che la nostra fedina musicale è intonsa. Per questo ci siamo ritrovati dopo così tanto tempo nello stesso mare, navigando in acque non così distanti».

Max Gazzè: «Quello che abbiamo fatto oggi non avremmo mai potuto farlo venti anni fa. Avevamo bisogno di questa consapevolezza, di questa maturità personale. Era il momento giusto per fare qualcosa di bello in uno dei momenti più importanti della nostra vita artistica».

Niccolò Fabi: «Nel nostro percorso nella musica non siamo mai stati così tanto raccontati dai media. Non abbiamo un approccio maggioritario. Non abbiamo un linguaggio e un modo di essere sopra le righe, siamo rimasti sempre tra le righe, mai sotto. Per questo l’esperienza di un palco così grande come Assago o i palazzetti sarà così speciale. Abbiamo deciso di non nasconderci o rimanere sul filo dell’acqua in un contesto così grande».

Niccolò Fabi: «Nell’alternare le voci non abbiamo seguito un criterio casuale. Abbiamo deciso tutto in base alla parte emotiva del testo, al carattere di ognuno. Non volevamo che il cambio di voce su un singolo testo portasse confusione. La registrazione delle voci non è la fase più bella del progetto per noi, perché la cosa che ci diverte di più è fare architettura, pensare l’album».

Daniele Silvestri: «Le date nei palazzetti saranno un altro bel viaggio, vorremo far sentire quello che tutti si aspettano a noi, ma con delle sorprese. Perché sentirete il repertorio altrui, pendere forma in un modo diverso, studiato in modo particolare».

Max Gazzè: «Ogni canzone trasformerà il palazzetto in un grande teatro. Sono così curioso di vedere come, pur avendo canzoni molto cantabili, la folla risponderà al nostro linguaggio, che non nasce per i palazzetti».

Daniele Silvestri: «La scommessa è di dare grande potenza allo spettacolo, con un’attenzione speciale, anche nelle immagini, ai nostri inizi. Stiamo cercando di capire bene come risolvere la questione del rimbombo e dell’acustica molto diversa rispetto a quella cui siamo abituati».

Niccolò Fabi: «Nel teatro puoi chiudere gli occhi, farti cullare dalla amusica. In quei contesti il cuore del pubblico batte più forte, c’è molta più adrenalina di fondo».

Max Gazzè: «Ho grandi progetti perché l’acustica sia di ottimo livello. So che sarà difficile ma nel frattempo cerco di convincervi, è una tecnica di psicoacustica, già solo così sono sicuro che sentirete meglio».

Niccolò Fabi: «Sul futuro ancora non sappiamo cosa faremo, ma difficilmente torno nei luoghi dove sono già stato. Non amo la riedizione di se stessi. Non so se faremo un altro album insieme, ma ci siamo detti che questo progetto non è il primo album di noi tre, ma un album fatto da noi tre. Sono più attratto alle potenzialità di continuare a lavorare assieme all’estero. Mi piacciono le strade non ancora battute la crescita offerta da quello che ancora non conosco».