26 Gennaio 2015 | 17:56

Festival di Sanremo 1963

Vince a sorpresa Tony Renis che, insieme a Pericoli, aveva presentato la fresca e criticata “Uno per tutte”.

Festival di Sanremo 1963

Vince a sorpresa Tony Renis che, insieme a Pericoli, aveva presentato la fresca e criticata “Uno per tutte”.

26 Gennaio 2015 | 17:56

Il secondo Festival dell’era Ravera è condotto da Mike Bongiorno, superstar della televisione fin dalle prime trasmissioni del servizio pubblico, partite nel 1954. Per il suo debutto sanremese, il re del quiz si circonda di quattro vallette con cui ha già lavorato in passato: Rosanna Armani (sorella dello stilista Giorgio), Giuliana Copreni, Maria Giovannini ed Edy Campagnoli. Tuttavia, per il timore che la popolarità di Mike possa mettere in ombra le canzoni, l’organizzazione gli impone dei tempi molto limitati, concedendogli solo due minuti per ogni introduzione. La delusione di Mike è acuita dalla decisione della Rai di trasmettere in diretta tv, come nel 1962, solo la serata finale.

Nel frattempo Gianni Ravera ha iniziato a organizzare anche il concorso Voci Nuove di Castrocaro, circostanza che porta a una novità nel regolamento: i vincitori di Castrocaro sono ammessi di diritto al Festival di Sanremo dell’anno dopo. I primi fortunati partecipano nel 1963. Sono Eugenia Foligatti, subito definita dalla stampa la « Leonessa di Massalombarda», e Gianni Lacommare. Per il loro debutto al Salone delle Feste devono ricoprire il ruolo di gregari dei due cantanti più popolari: la Foligatti canterà « Amour, mon amour, my love» di Claudio Villa, Lacommare « Non sapevo» di Milva.

L’altro favorito della vigilia è Tony Renis, reduce da un anno di trionfi raggiunti grazie a « Quando quando quando». La canzone, quarta classificata a Sanremo 1962, ha appena vinto « Canzonissima» ed è ancora popolare in tutto il mondo. Il cantautore milanese cerca la rivincita con « Uno per tutte», canzone allegra, sofisticata e soprattutto molto orecchiabile, definita dall’inviato di Sorrisi « una piccola antologia della musica leggera degli ultimi 20 anni».

Nel 1963 si ritorna al sistema di voto basato esclusivamente sulle giurie: 20 dislocate sul territorio, una composta da 112 spettatori sorteggiati tra il pubblico del Casinò. Si ridimensiona anche il numero delle canzoni che scende da 32 a 20, di cui solo 10 arriveranno in finale. Nella prima serata le giurie promuovono «Sull’acqua», un lento cha cha cha interpretato da Sergio Bruni ed Emilio Pericoli, e bocciano « Fermate il mondo», cantata da Joe Sentieri, urlatore la cui popolarità appare in netto declino. Nella seconda serata, Pino Donaggio raccoglie molti consensi con « Giovane giovane», uno scatenato twist che fa il pieno di voti tra i giurati del Salone delle Feste. Come previsto, Milva (« Ricorda») e Claudio Villa (« Amour, mon amour, my love») accedono alla finale per quella che tutti, alla vigilia, considerano la sfida decisiva per la vittoria. Le cose, però, vanno diversamente.

Ecco la cronaca dell’inviato di Sorrisi: « Con un colpo di mano i “giovani colonnelli” della canzone s’impossessavano del Festival di Sanremo alla  mezzanotte di sabato 9 febbraio. Guidava la congiura Tony Renis che, insieme a Pericoli, aveva presentato la fresca e criticata “Uno per tutte”. Gli altri erano uno scatenato Donaggio che con la Mazzetti aveva lanciato il suo contagioso grido di gioventù, Dorelli e la De Angelis, interpreti della canzone più delicata del Festival, “Non costa niente”. Solo Villa teneva testa all’attacco massiccio delle nuove leve (e di coloro che ad esse si erano associati), resistendo eroicamente al secondo posto. Un secondo posto che, date le circostanze, era più guadagnato di una vittoria».

Si chiude così un’edizione del Festival decisamente in tono minore, come non manca di ricordare Sorrisi: « Si è svolto sui binari della normale amministrazione, a parte la sorpresa finale. Il cast dei cantanti era decoroso ma piuttosto stantio; le canzoni di buon livello, ma non eccezionali; la messa in scena volenterosa ma sacrificata dai limiti che sono stati posti dalla televisione agli exploits di Mike Bongiorno e delle sue quattro vallette». Un’analisi spietata che trova conferma negli scarsi risultati di vendita delle canzoni in gara, fatta eccezione per la vincitrice e « Giovane, giovane».