10 Dicembre 2012 | 08:00

Finley, l’intervista: «Ripartiamo da NOI»

A soli sei mesi da «Fuoco e Fiamme» arriva in 1985 copie «Sempre e Solo Noi». Un nuovo album dei Finley che celebra i 10 anni di carriera e che a sorpresa non è solo una raccolta di "scarti", ma contiene qualcosa di davvero speciale, a nostro avviso persino superiore alla produzione precedente da cui è nato

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Finley, l’intervista: «Ripartiamo da NOI»

A soli sei mesi da «Fuoco e Fiamme» arriva in 1985 copie «Sempre e Solo Noi». Un nuovo album dei Finley che celebra i 10 anni di carriera e che a sorpresa non è solo una raccolta di "scarti", ma contiene qualcosa di davvero speciale, a nostro avviso persino superiore alla produzione precedente da cui è nato

10 Dicembre 2012 | 08:00 di

A soli sei mesi da «Fuoco e Fiamme» arriva in 1985 copie «Sempre e Solo Noi». Un nuovo album dei Finley che celebra i 10 anni di carriera e che a sorpresa non è solo una raccolta di “scarti”, ma contiene qualcosa di davvero speciale.

È quasi un peccato che sia una “rarità”, visto che contiene sette brani di estremo interesse  (lo abbiamo scritto nella recensione dedicata di Sorrisi nel numero 50/12).

Eccoli qui oggi sulle pagine di Sorrisi.com a raccontare la loro maturità in un periodo tanto bello quanto nuovo (e difficile, per certi versi) rispetto agli esordi. Con onestà e senza filtri.

A breve, dopo il lyric video pubblicheranno il videoclip ufficiale del primo singolo estratto «Un giorno qualunque» e nel prossimo futuro c’è l’intenzione di mettere a disposizione in streaming gratuito l’intero album «Fuoco e Fiamme».

Poi, produrre più videoclip possibili legati a questo nuovo disco in edizione speciale. Una rarità che punta ad arrivare alle orecchie di tutti, non solo dei fan più fedeli.

«A volte abbiamo la sensazione che qualcuno parli di noi senza ascoltarci davvero», ci rivela sorridente la voce della band Marco “Pedro” Pedretti, «Stiamo lavorando come dei matti perché si capisca cosa sta succedendo ai Finley oggi e sembra che ci sia ancora tanto da fare».

Il cambiamento però c’è e si sente. Quando una band lascia una major e fonda un’etichetta indipendente (il Gruppo Randa) producendo da sola i propri cd, si sente forte il senso di responsabilità. Nel bene e nel male.

Cosa è successo ai Finley negli ultimi anni?
Marco: «Dopo 10 anni di lavoro a stretto contatto con Claudio Cecchetto e la Emi, abbiamo sentito la necessità di una svolta, sia professionale che personale. Una decisione non facile, quella di lavorare da indipendenti, che oggi rende tutto diverso. Siamo diventati iper produttivi, anche grazie alla collaborazione di Guido Style che ha lavorato alla produzione artistica di questi due album. È cambiato tutto, ma siamo sempre gli stessi».

Quali sono le differenze tra ieri e oggi?
Danilo Calvio (batterista): «In Emi non ci siamo mai sentiti influenzati in nessun modo, la nostra produzione artistica era veicolata, al massimo, da scadenze fissate. Da indipendente invece curi tutto, anche i minimi particolari che in major vengono delegati ad altri. Abbiamo la visione del progetto completa, con tempi e scadenze che dipendono quasi solo da noi».

Carmine Ruggiero (chitarre): «Giustamente la Emi se deve pensare a Vasco Rossi e Tiziano Ferro pensa prima a loro, com’è chiaro, dividendo le sue forze come può. Noi oggi siamo con il cervello acceso 24 ore su 24, lavorando tutti i giorni dalle sei del mattino alle nove di sera, senza sosta».

I Negramaro hanno lanciato da poche settimane l’allarme della graduale sparizione delle rock band italiane.
Carmine: «Infatti non vediamo una band rock in televisione da anni. La loro valutazione sarà anche frutto di qualcosa che stanno vivendo sulla loro pelle, e noi sulla nostra. Quando vedo un cantante o della musica live in televisione, ci sono probabilità altissime che sia una gara. E anche se si trattasse dei Coldplay, la focalizzazione del pubblico è tutta su Chris Martin e se è più o meno intonato del solito. Non più attenzione sul progetto, sui contenuti, sulla band».

Se vi guardate indietro, a questi 10 anni, cosa vedete?
Danilo: «Vediamo un gruppo emerso giovanissimo, una band che ha fatto della leggerezza un marchio identificativo che ha catturato l’attenzione dei più piccoli. Un’esposizione che è seguita a un ondata in senso opposto e oggi un percorso di ricostruzione».

Carmine: «Non stiamo però combattendo contro i pregiudizi che ci possono essere stati e che forse ci sono ancora sui Finley, stiamo solo pensando a fare buona musica ripartendo da un punto di vista diverso, nuovo. Con verità e qualità».

E i fan dove sono, cosa dicono?
Marco: «I ragazzi che ci seguono conoscono bene le nostre potenzialità, ci criticano anche per venire incontro alla band, con amore. Prendiamo in considerazione tutti, ma siamo davvero consapevoli, convinti, abbiamo chiara la strada».

Danilo: «Venivamo da tre album in uscita estiva, quindi ritornare a date invernali, nei club, ci ha portato a trovare un contatto più diretto con il pubblico. La cosa bella dell’indipendenza è il dinamismo che permette di arrivare da un’idea al prodotto finale in molto meno tempo e la possibilità di goderci tutti i momenti, anche quello di incontro con i ragazzi».

Cosa vi piace della nuova musica italiana?
Marco: «Ci sono tre nomi, due dei quali li conosciamo bene e crediamo meritino molta visibilità. Il primo è Jack Jaselli, un artista emergente che canta in inglese e che sta avendo la sua prima visibilità su Mtv, secondo noi merita tantissimo, sta collaborando con noi a un progetto benefico. Abbiamo saputo che il Cile andrà a Sanremo Giovani, ha una buona visione critica del momento attuale, forse con il bicchiere mezzo vuoto, ma con una forte lucidità. Mi piace anche molto, nel campo del rap, Mecna. Lo abbiamo conosciuto perché ha fatto le copertine dei nostri due ultimi album, è straordinario. In un’ambiente come quello del rap dove l’ego a volte è gigantesco e non porta al di là della furbizia ideali così positivi per i giovani, Mecna presenta il ragionamento, senza volgarità».

Cosa c’è nel futuro dei Finley?
Marco: «La volontà di lavorare molto all’estero, continuare a partecipare a festival estivi con il presupposto di una pubblicazione di qualcosa in Europa per farci conoscere meglio anche fuori dall’Italia, in inglese. È ambizioso, ma crediamo di avere buone potenzialità».

Carmine: «Vedi la differenza? All’inizio ci scontravamo con delle occasioni che forse ci cascavano addosso, che non è detto che meritassimo davvero. Come suonare sullo stesso palco dei Depeche Mode, piuttosto che ritrovarci in prima serata a Sanremo. Ecco, sono occasioni che arrivano, magari le affronti con spregiudicatezza, con un sorriso in faccia e magari alla fine te le lasci anche scivolare addosso».

Marco: «Il fatto è che non avremmo potuto viverle altrimenti. Abbiamo avuto una sovraesposizione in un momento per noi (forse) un po’ acerbo. Abbiamo sempre proposto un genere fresco, giovane, come lo siamo ancora noi ora. È comunque bello poter parlare oggi di passione, di fuoco e dello stesso entusiasmo degli inizi. Abbiamo fatto milioni di cose che ad alcuni capitano solo dopo una vita intera».