09 Novembre 2015 | 16:30

Fred De Palma, l’intervista per BoyFred

Il rapper si racconta per la prima volta a Sorrisi a volto scoperto, quindi molto sincero

 di Alessandro Alicandri

Fred De Palma, l’intervista per BoyFred

Il rapper si racconta per la prima volta a Sorrisi a volto scoperto, quindi molto sincero

Foto: Fred De Palma  - Credit: © Corbis

09 Novembre 2015 | 16:30 di Alessandro Alicandri

Fred De Palma il 2 ottobre ha pubblicato il suo nuovo album "Boyfred". Dopo la pubblicazione di "F.D.P." e le due parti di "Lettera al successo", il giovane Federico Palana (che tra l'altro il 3 novembre ha compiuto 26 anni, auguri) pubblica il suo primo progetto in casa Warner Music. 14 canzoni, un approccio per natura popolare, ha tante idee e una personalità che non rimane stretta tra le righe delle sue canzoni.

Come sono andati i firmacopie nei negozi?
"Molto bene, sono stati tutti delle feste. Ho notato che al nord sono super forte, mentre al sud sono ancora poco conosciuto. È stata come una piccola indagine di mercato per capire quali sono i posti dove la mia musica deve ancora arrivare".

Ti ricordo come uno dei più agguerriti e feroci freestyler di Mtv Spit...oggi?
"Quella ferocia era fama di arrivare, di farcela, di uscire dal circuito meno professionale. Eravamo tutti in rampa di lancio. Arrivavamo alla tv dopo le esibizioni nei locali più marci di Italia e nei parchetti. Oggi c'è ancora la stessa voglia di far vedere che posso essere bravo, brillante".

Già in quel periodo, gli addetti ai lavori ti conoscevano bene...
"Avevo fatte tante gare di freestyle e ho salito i gradini una alla volta. Non ho mai preso scorciatoie che mi avrebbero snaturato o reso più appetibile".

Questo di "Boyfred" lo ritieni un nuovo esordio?
"È il primo disco che faccio con un'attenzione attorno maggiore rispetto a quando ero in Roccia Music. Erano un po' fine a se stessi, non potevano entrare in un grande giro. Insomma, non lavoravo in major e questo è di fatto un vero esordio".

Quali sono i punti di forza di "Boyfred"?
"È un disco molto biografico che racconta la mia vita e la mia personalità. Oggi nella musica ci si affeziona molto all'artista e al suo personaggio, succede anche a me negli ascolti, quindi ho voluto lavorare senza featuring per poter portare la mia storia, dall'inizio alla fine".

Ti abbiamo conosciuto come un fortissimo freestyler...a volte il gap con lo scrivere pezzi che devono andare in radio o scalare le classifiche, si fa sentire?
"Non sono nato freestyler, ma lo sono diventato perché è un modo semplice e per farsi conoscere e mettersi da parte qualche soldo con le gare. Insomma, non mi definisco un freestyler ma uno che ha fatto freestyle".

Si parla molto di LOL rap in questo periodo, un rap che privilegia il divertimento e l'autoironia ai contenuti e a volte si è fatto il tuo nome. È offensivo?
"Secondo me va sempre tenuto conto che un rapper può essere quello che vuole nel modo che preferisce. Se io domani faccio un video divertente per Facebook, faccio quello che fa anche Tyga o King Bach e non per questo devo essere considerato uno che fa LOL rap. Non è un'offesa, ma odio le etichette".

Qual è la tua priorità quando scrivi i tuoi pezzi?
"Cerco rime che non ha fatto nessuno prima, cerco giochi di parole nuovi, cerco di far capire che anche dietro un testo non impegnato, c'è l'impegno".

Quali sono i punti sui quali vuoi migliorare?
"Voglio crescere nel modo in cui costruisco i brani, la direzione del rap è sempre più spesso vicina alla struttura della canzone tradizionale. Del rap si conserva lo stile di scrittura, il livello di coinvolgimento che può creare. Diciamo che a volte il rap si chiude attorno a una serie di punchline nelle quali dici solo che sei più forte degli altri. Forse, sempre di più oggi, mi piace che passi un messaggio condiviso attraverso la musica".

Visto che tutti ti chiedono qual è il segreto della tua credibilità sui social, ti chiedo come si fa a non diventare spocchiosi, una deriva piuttosto comune tra le personalità del web.
"La spocchia è come se fosse un sinonimo di insicurezza. La spocchia è una malattia che affligge quelle persone che hanno avuto molto tutto insieme. Un po' li capisco, passare dalla cameretta a 5 mila persone sotto un palco può dare alla testa, come si dice in gergo...'te la senti molto calda'. Io sul web ci sto per caso, per passatempo, non per farmi mettere i like. Io poi i social li chiudo e ricerco le persone".

Fammi un esempio.
"C'è una ragazza a Catania che non poteva venire al mio firmacopie e sono andato fino a Siracusa per incontrarla. Lei mi segue fin dal primo minuto, sapevo che ci teneva tanto ma non poteva. Ho pensato anche di regalarle il disco che ho comprato in negozio per lei".

Il pubblico popolare ci tiene alla tecnica nel rap?
"No, su 10 milioni di persone solo 20 mila apprezzano davvero questo genere di cose. Io ho fatto anche dei video tecnici ma che non aggiungevano nulla alla mia popolarità. Il fatto che ci sia un sacco di brutta musica che funziona è un po' la dimostrazione di quello che sto dicendo. A volte però sono convinto che la tecnica è una cosa che hai, di cui nessuno se ne accorge, ma la gente, in altro modo, a volte la percepisce".

Il tuo avvicinamento alla canzone è passato da ascolti particolari?
"Quando scrivo un disco non ascolto musica per almeno tre mesi. Ho un problema: se trovo una canzone che mi piace mi viene naturale provare a 'simularla' e questo va contro la mia voglia di novità. Per questo album ho ascoltato e rifiutato qualcosa come 400 basi. Quando ascolto musica lo faccio da fan, non da addetto ai lavori".