24 Novembre 2011 | 15:32

GIANNA NANNINI, l’intervista: «Adesso compongo con la mia PENELOPE»

Mentre esce il nuovo cd+dvd «Io e te Live» Gianna Nannini si prepara anche a festeggiare il primo compleanno della figlia Penelope. Nella sua abitazione milanese, studio-casa-palestra e ora anche nursery, ripete spesso la frase: «Adesso che ho una figlia». Sono passati 20 anni dal suo ultimo lavoro live declinato al superlativo, «Giannissima». Ora sono cambiate le parole, le persone, ma la grinta è rimasta la stessa...

 di Barbara Mosconi

GIANNA NANNINI, l’intervista: «Adesso compongo con la mia PENELOPE»

Mentre esce il nuovo cd+dvd «Io e te Live» Gianna Nannini si prepara anche a festeggiare il primo compleanno della figlia Penelope. Nella sua abitazione milanese, studio-casa-palestra e ora anche nursery, ripete spesso la frase: «Adesso che ho una figlia». Sono passati 20 anni dal suo ultimo lavoro live declinato al superlativo, «Giannissima». Ora sono cambiate le parole, le persone, ma la grinta è rimasta la stessa...

24 Novembre 2011 | 15:32 di Barbara Mosconi

Mentre esce il nuovo cd+dvd live «Io e te» Gianna Nannini si prepara anche a festeggiare il primo compleanno della figlia Penelope. Nella sua abitazione milanese, studio-casa-palestra e ora anche nursery, ripete spesso la frase: «Adesso che ho una figlia». Sono passati 20 anni dal suo ultimo lavoro live declinato al superlativo, «Giannissima». Ora sono cambiate le parole, le persone, ma la grinta è rimasta la stessa.

Da «Giannissima» a «Io e te». Gianna non è più sola?
«Da un punto di vista live c’è la stessa energia, la stessa forza, però prima c’era più sperimentazione. A volte esageravo, ora canto meglio, ho più coscienza della voce. E ho un miglior rapporto con la band, prima ce l’avevo sempre con qualcuno e lo sostituivo».

Un lungo tour a cinque mesi dal parto. È una Gianna bionica…
«Mi sono allenata solo un mese prima, ma avevo tre persone, la mia insegnante di pilates, un personal trainer e Torje Eike, l’allenatore di Mick Jagger. Alla fine la muscolatura non era riassestata, ma avevo più fiato».

A un certo punto suona persino il violino.
«Ho studiato violino per tre anni, ma lo suono molto punk, senza pensare alle note. È uno strumento mediterraneo. Quando canto “America” lo uso come una presa in giro, per contrastare l’arrangiamento di chitarre».

Prima suona l’inno nazionale e poi attacca «America».
«In quel momento penso di essere Jimi Hendrix. Al violino vado in trance, faccio l’inno italiano distorto perché l’Unità d’Italia è sulla carta, ma nella nostra società siamo molto diversi, e io amo la mia Italia così diversa».

Le piace questa Italia?
«Mi sento italiana al 100 per 100, pur vivendo tra Milano e Londra e nonostante ci si debba sempre arrabbiare per cambiare le cose. L’Italia è la cultura cui apparteniamo. I governi salgono e scendono, ma io faccio musica e le mie cose da indipendente».

Nel doppio live c’è pure l’inedito «Mai per amore».
«Mi hanno parlato di questa fiction sulla violenza alle donne prodotta da Claudia Mori. Io avevo una canzone che stavo preparando per il disco nuovo, c’era solo la musica. Allora ho scritto il testo ispirandomi alla serie».

La violenza sulle donne quanto la riguarda?
«Mi tocca in prima persona, riguarda me stessa, le donne, gli uomini e i bambini. Di violenza avevo già cantato in “Occhi aperti” e “Basta”, ma è un argomento che vorrei sviluppare ulteriormente nei prossimi mesi, magari con un forum, su Facebook. Non basta una sola risposta».

C’è stato un amore che a lei ha «lasciato i lividi»?
«Tanti, e non sono lividi fisici, le parole fanno più male. Ne sono uscita sempre a pezzi. Di solito ci faccio le canzoni, la musica aiuta a superare la sofferenza. Ora sono in una fase che non ci penso molto, ho una figlia».

L’ultima volta che ha detto «mai per amore»?
«In questa canzone… Io personalmente non mi voglio far ammazzare da certe cose. Quando sono venuta a Milano, alla fine degli anni 70, ho cominciato a fare karate. C’era la mentalità secondo cui una donna non poteva girare sola di notte, invece io volevo fare quello che mi pareva».

Come sarà il prossimo album?
«Mentre scrivevo i nuovi pezzi Penelope ascoltava. Mi ha fatto correggere alcune melodie, ogni tanto diceva: “nine”, e mi faceva pensare che forse era un suono poco attuale e moderno. Aveva ragione».

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