01 Marzo 2011 | 07:45

Gigi D’alessio, tu vuo’ fa’ l’americano!

La sera di San Valentino il cantante napoletano ha stregato i 5.000 spettatori del Radio City Music Hall di New York. Minuto per minuto, ecco in anteprima la cronaca del concerto che vedremo su Raiuno venerdì in prima serata...

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Gigi D’alessio, tu vuo’ fa’ l’americano!

La sera di San Valentino il cantante napoletano ha stregato i 5.000 spettatori del Radio City Music Hall di New York. Minuto per minuto, ecco in anteprima la cronaca del concerto che vedremo su Raiuno venerdì in prima serata...

01 Marzo 2011 | 07:45 di

Gigi D'Alessio e Liza Minnelli (foto Eugenio Blasio)

Alle 19.08 una voce annuncia: «Ladies and gentlemen, welcome to Radio City Music Hall!». Il sipario è alzato, sullo sfondo, dietro un pianoforte a coda, dietro l’orchestra già schierata, ci sono il ponte di Brooklyn, le mille luci di New York e la scritta «Gigi» che s’illumina come in un teatro di Broadway. Cinque minuti dopo attaccano le note di «Tu vuo’ fa’ l’americano» e Gigi D’Alessio sale sul palco, giacca bianca e camicia e pantaloni neri, l’eleganza delle grandi serate. È un grande momento per lui, che in America ci è venuto più e più volte, ma ora è qui al Radio City Music Hall, il tempio della musica newyorkese, dove si sono esibiti Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Ray Charles. Ora tocca a lui, il napoletano che in meno di vent’anni ha sfornato una ventina di album e raccolto uno stuolo enorme di fan che va da una parte all’altra dell’Oceano. Stasera è San Valentino e 5 mila persone riempiono le poltrone di velluto rosso del teatro, al suono della neomelodia napoletana e dei grandi classici della musica italiana e mondiale, sventolano bandiere del Napoli, scattano foto, si salutano, si ritrovano, telefonano, cantano. «Buona sera New York, anzi good evening!!!» li saluta Gigi D’Alessio dal palco. «Arrivare qui è come realizzare un sogno, come andare a Lourdes» dice emozionato. E più tardi aggiunge: «Emotion day! Questo è il giorno dell’emozione!».
Fra un’emozione e l’altra con Gigi duetteranno Christian De Sica con «Tu vuo’ fa’ l’americano», Paul Anka con «’O sole mio», Liza Minnelli con l’immortale «New York New York» e poi con «Volare», Anastacia con «Torna a Surriento», Mario Biondi che traduce in «Don’t tell him why» il pezzo d’alessiano «Non dirgli mai», Sylvester Stallone che lo sfida a braccio di ferro. Poi arrivano il pugile Nino Benvenuti e il suo storico rivale Emile Griffith, ed Enrico Brignano, appena arrivato da Roma dopo l’ultima replica del «Rugantino», intrattiene la platea con tante esilaranti storie.
La serata, almeno in teatro, è un successo. Chissà come sarà in televisione, quando Raiuno la trasmetterà divisa in due puntate il prossimo 4 e 11 marzo. Alla Rai non è parso vero di ripetere il fortunato esperimento di «Gigi, questo sono io», lo show di D’Alessio andato in onda lo scorso marzo nelle stesse identiche date. Così quando la scorsa estate i dirigenti di viale Mazzini hanno saputo che Gigi stava organizzando un gran concerto a New York, hanno subito messo l’opzione per uno show tv. Gigi D’Alessio comunque aveva già deciso di essere a New York il 14 febbraio: cosa c’è di meglio di un cantante melodico italiano, anzi napoletano, il giorno della festa degli innamorati?
Il titolo dello show «Tu vuo’ fa’ l’americano», come la canzone di Renato Carosone, è l’ideale per questa sorta di Gigi&Friends in formula italo-americana, con artisti internazionali che hanno un qualche lontano antenato nel Belpaese. «Ma come fai a non emozionarti» dice Gigi D’Alessio poco dopo mezzanotte, alla fine di quasi cinque ore di concerto dove ha intonato una quarantina di pezzi. In questa serata newyorkese ha cantato di tutto, da Frank Sinatra a Mario Merola, ha aperto con Renato Carosone e chiuso con «Imagine» di John Lennon. Soddisfatto? «Io non me lo sono goduto questo concerto» ammette alla fine. «Forse ci riuscirò da casa, quando me lo rivedrò in televisione». Per ora è ancora qui in un camerino al secondo piano del Radio City Music Hall, un sogno che si è realizzato… «I sogni sono tanti, anche piazza Plebiscito a Napoli era un sogno, poi l’Olimpico e ora il Radio City». Il prossimo sogno? «Dormire! E magari, lo scudetto al Napoli…».