21 Marzo 2011 | 12:29

Giovanni Allevi: «Solo con il mio pianoforte»

Con il suo «Alien World Tour» gira l’italia regalando emozioni a migliaia di fan. «Utilizzo forme classiche e contenuti contemporanei: così la mia musica entra in contatto con il cuore delle nuove generazioni» dice il compositore. «I talent show? Qualcosa di bello c’è sempre. Ad “Amici” grazie alla danza classica ho ascoltato brani straordinari».

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Giovanni Allevi: «Solo con il mio pianoforte»

Con il suo «Alien World Tour» gira l’italia regalando emozioni a migliaia di fan. «Utilizzo forme classiche e contenuti contemporanei: così la mia musica entra in contatto con il cuore delle nuove generazioni» dice il compositore. «I talent show? Qualcosa di bello c’è sempre. Ad “Amici” grazie alla danza classica ho ascoltato brani straordinari».

21 Marzo 2011 | 12:29 di

Giovanni Allevi
Giovanni Allevi (foto Iwan Palombi)

Dopo il trionfale debutto del 19 febbraio al Palalottomatica di Roma, davanti a 7 mila persone, prosegue a colpi di tutto esaurito l’«Alien World Tour», tournée per piano solo di Giovanni Allevi. «È un evento credo inimitabile» sussurra il musicista. «Ho già suonato per platee sterminate, come all’Arena di Verona, ma lì c’era anche l’orchestra. Qui invece migliaia di persone pagano il biglietto solo per uno strumento: il pianoforte è tornato a essere protagonista dell’immaginario collettivo delle nuove generazioni».

Quand’è che la tensione si scioglie: durante o dopo il concerto?
«Durante. Quando salgo, la chiamo “la fase del terrore”. In una rock band avrei il supporto di batteria e chitarra, invece qui devo emozionare tutti con il solo piano. Non potrei senza tanti anni di studio durissimo. Perdoni la megalomania, ma in questo momento mi sento più rockstar di qualunque rockstar».

A Torino ha diretto «Fratelli d’Italia» davanti al presidente Napolitano: lo suonerà durante il tour?
«Non credo. L’inno rappresenta un valore del passato che rileggiamo per trovare un nuovo stimolo; il mio concerto è la manifestazione più verace del presente».

Il nostro inno è solo «un valore del passato»?
«Voglio dire che è stato concepito tanto tempo fa, questo non significa che sia relegato e chiuso lì, dobbiamo saperlo rileggere e farci infondere il cuore dello stesso entusiasmo che animò i nostri visionari predecessori».

Allora perché non riproporlo?
«Semplicemente perché non sono io il compositore. E questo è il momento di…»

… di Allevi.
«Neanche di Allevi: della mia musica. A volte ho la sensazione di non averla scritta io, mi arriva e non capisco perché. Però è possibile che in un momento di gioia proponga “Fratelli d’Italia” anche durante il tour, non lo escludo».

A Torino ci sono state polemiche sul fatto di avere scelto lei per un’occasione istituzionale così importante. C’è un Paese in cui si sente più capito che in Italia?
«In Italia mi hanno capito benissimo. Anche i critici. La mia musica utilizza forme classiche ma contenuti contemporanei, ed entra violentemente in contatto con il cuore delle nuove generazioni: si crea un problema sul posizionamento attuale della musica classica».

Però una critica è venuta anche dal mondo del pop.
«Sinceramente non mi aspettavo la sparata che Elio fece a “X Factor” (“Allevi è una perfetta operazione di marketing… Ma non ce l’ho con lui, basta che non dica di essere il nuovo Mozart”, ndr). Secondo lui il vero artista è il ragazzo che si sveglia la mattina, s’iscrive a un talent show e diventa una star. Invece uno come Allevi, che ha fatto 10 anni di composizione e 15 di gavetta, è un finto artista? Ho i miei dubbi».

Che cosa pensa dei talent show?
«Qualcosa di bello c’è sempre. Mi ha colpito in “Amici” la presenza della danza classica: ho ascoltato due volte Stravinskij, quando mai ti capita in tv?».