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06 Febbraio 2013 | 00:05

I Giovani di Sanremo 2013, intervista a Paolo Simoni: «Il mio brano nasce da una delusione»

Paolo Simoni è nato a Comacchio l’8 gennaio del 1985 «con le luci di emergenza in ospedale: c’era stata una nevicata talmente forte che l’elettricità era saltata», racconta Paolo. «Non si poteva raggiungere l’ospedale con i mezzi e mia nonna Emma si fece 8 chilometri a piedi nella tempesta di neve per venire a conoscermi». […]

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I Giovani di Sanremo 2013, intervista a Paolo Simoni: «Il mio brano nasce da una delusione»

Paolo Simoni è nato a Comacchio l’8 gennaio del 1985 «con le luci di emergenza in ospedale: c’era stata una nevicata talmente forte che l’elettricità era saltata», racconta Paolo. «Non si poteva raggiungere l’ospedale con i mezzi e mia nonna Emma si fece 8 chilometri a piedi nella tempesta di neve per venire a conoscermi». […]

06 Febbraio 2013 | 00:05 di Redazione

Paolo Simoni è nato a Comacchio l’8 gennaio del 1985 «con le luci di emergenza in ospedale: c’era stata una nevicata talmente forte che l’elettricità era saltata», racconta Paolo. «Non si poteva raggiungere l’ospedale con i mezzi e mia nonna Emma si fece 8 chilometri a piedi nella tempesta di neve per venire a conoscermi».

Come ti sei avvicinato alla musica?
«A 5 anni mi regalarono una batteria giocattolo, ma io la usavo come uno strumento vero e a furia di suonarla la distrussi».

Quali altri strumenti suoni?
«La chitarra classica, la tastiera e il pianoforte, che ho studiato al Conservatorio, ma dopo tre anni ho litigato con l’insegnante e me ne sono andato. Da ragazzo ho preso lezioni di organo e il parroco del paese mi faceva suonare in chiesa alla messa di Natale. Dai 15 anni ho studiato piano, composizione e canto jazz. E poi ancora sax soprano e contralto».

La tua musica di riferimento?
«I cantautori: penso che in una canzone il testo sia importante come la musica. Dylan Springsteen, Cohen, Elton John sono solo alcuni».

Perché sei un cantautore?
«Per la necessità di scrivere, di comunicare, di raccontare».

Quali passioni hai, oltre alla musica?
«L’arte. Se dovessi tirare via l’arte dalla mia vita, non so come farei. La bellezza mi rende vivo, mi distacca da quello che ho intorno, che spesso non mi piace. La mia idea di benessere è chiudermi nella mia stanza, mettere musica classica e dipingere».

Come è nato il tuo brano di Sanremo «Le Parole»?
«Le parole sono un concetto universale importante, credo sia necessario recuperarle per tornare a una comunicazione vera, sincera».

Racconti una storia autobiografica?
«Sì. Il brano nasce da una delusione: un amico che mi ha fregato con le parole. Non era un amico, mi ha addomesticato con le parole, perché la parola è potente».

Nel video della tua canzone c’è un bassotto: è il tuo?
«Certo! Si chiama Renoir e ha quasi due anni. Viviamo in simbiosi, con Peggy, una cagnolina dalmata di 13 anni, che gli fa un po’ da nonna».

Avrai un portafortuna sul palco dell’Ariston?
«Sì, in tasca metterò il tappo di una bottiglia di champagne, che mi ha “colpito”. Mi porta bene. E poi suonerò il mio pianoforte rosso».

Che look hai scelto?
«Amo i colori, i gilet, i papillon e i cappelli, ne ho una intera collezione».

Cosa ti aspetti da Sanremo?
«Di divertirmi, di conoscere nuove persone e fare una bella esibizione. E poi spero che la canzone arrivi al cuore delle persone»

Qual è il tuo sogno professionale?
«Fare un tour nei teatri d’Italia, con i musicisti sul palco: è quella la formula più congeniale alla mia musica, perché in teatro il pubblico si siede ed è attento».

Il tuo preferito tra i colleghi?
«Mi piace il sound del Blastema»