30 Gennaio 2013 | 00:43

I Giovani di Sanremo 2013, l’intervista a Il Cile: «Al Festival canto la fine di un amore»

Il suo vero nome è Lorenzo Cilembrini. Nato ad Arezzo il 9 novembre del 1981, un anno fa Il Cile ha pubblicato il brano di successo «Cemento armato», prodotto da Fabrizio Barbacci. Qualche mese dopo è uscito l’album «Siamo morti a vent’anni». A Sanremo porta «Le parole non servono più»...

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I Giovani di Sanremo 2013, l’intervista a Il Cile: «Al Festival canto la fine di un amore»

Il suo vero nome è Lorenzo Cilembrini. Nato ad Arezzo il 9 novembre del 1981, un anno fa Il Cile ha pubblicato il brano di successo «Cemento armato», prodotto da Fabrizio Barbacci. Qualche mese dopo è uscito l’album «Siamo morti a vent’anni». A Sanremo porta «Le parole non servono più»...

Foto: Sanremo 2013

30 Gennaio 2013 | 00:43 di

Il suo vero nome è Lorenzo Cilembrini. Nato ad Arezzo il 9 novembre del 1981, un anno fa Il Cile ha pubblicato il brano di successo «Cemento armato», prodotto da Fabrizio Barbacci. Qualche mese dopo è uscito l’album «Siamo morti a vent’anni».

Lorenzo, quando ti sei innamorato della musica?
«I miei genitori avevano i 45 giri di Battisti e De André e ricordo che ascoltavo i testi e percepivo i mondi che creavano con le parole. A quattro anni, con “La guerra di Piero”, mi misi a piangere».

La tua musica di riferimento è quella dei cantautori, allora.
«Sì, ma ho trascorso il periodo dell’adolescenza a Londra e lì ho ascoltato gli Oasis, e il beat pop in generale».

Quali strumenti suoni?
«Mi accompagno con la chitarra, ma suono anche le tastiere e la batteria»

A Sanremo porti «Le parole non servono più», che tipo di canzone è?
«È la fotografia di una memoria dolce e amara, il breve addio a una ragazza importante per me. Una ragazza che mi ha toccato le corde dell’anima e del cuore. E allora succede di lasciarsi con il ricordo che brucia e un dolore che purifica, in qualche modo. Musicalmente è un tempo un po’ da valzer, è una canzone semplice ma sembra nata per essere suonata da un’orchestra».

Hai dei portafortuna?
«Il mio tatuaggio “Omnia munda mundis”, “Tutto è puro ai puri di cuore” frase biblica, declamata da Fra’ Cristoforo nei “Promessi sposi”. È bellissima. La sento mia perché penso che spesso ci si ferma all’apparenza, ma l’apparenza inganna. Io ho subito giudizi superficiali, invece penso che bisogna esplorare l’anima delle persone prima di pensare di conoscerle»

A cosa hai rinunciato per la musica?
«Alla tranquillità, a un lavoro regolare. Ma di istinto, sento la necessità della mia chitarra e delle mie parole».

Dopo Sanremo?
«Continuerò a scrivere canzoni per me e perché no, anche per altri. L’unica cosa che so fare è scrivere pezzi».

Chi preferisci tra i tuoi colleghi?
«Andrea Nardinocchi, perché fa una musica che è una vera novità per l’Italia».