04 Febbraio 2013 | 07:06

I Giovani di Sanremo 2013, la parola ad Antonio Maggio: «Al Festival debutto da solista»

Da poco laureato in lingue e letterature straniere, Antonio Maggio è nato a San Pietro Vernotico (Brindisi) «ma solo perché lì c’era l’ospedale, io ho sempre vissuto a Squinzano, in provincia di Lecce», precisa l’ex componente degli Aram Quartet (i vincitori della prima edizione di X Factor) alle prese con una nuova carriera da solista.

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I Giovani di Sanremo 2013, la parola ad Antonio Maggio: «Al Festival debutto da solista»

Da poco laureato in lingue e letterature straniere, Antonio Maggio è nato a San Pietro Vernotico (Brindisi) «ma solo perché lì c’era l’ospedale, io ho sempre vissuto a Squinzano, in provincia di Lecce», precisa l’ex componente degli Aram Quartet (i vincitori della prima edizione di X Factor) alle prese con una nuova carriera da solista.

04 Febbraio 2013 | 07:06 di

Da poco laureato in lingue e letterature straniere, Antonio Maggio è nato l’8 agosto del 1986 a San Pietro Vernotico (Brindisi) «ma solo perché lì c’era l’ospedale, io ho sempre vissuto a Squinzano, in provincia di Lecce», precisa l’ex componente degli Aram Quartet (i vincitori della prima edizione di X Factor) alle prese con una nuova carriera da solista.

Antonio, quando ti sei innamorato della musica?
«Leggende familiari raccontano che quando avevo due anni obbligai mio padre a registrarmi la sigla di Renzo Arbore “Ma la notte no” per ascoltarla e cantarla in continuazione. In fondo credo di essere cresciuto sognando di fare questo: cantare».

Suoni uno strumento?
«Insulto il piano».

Musica di riferimento?
«Il grande cantautorato italiano. Storico e moderno, come Max Gazzè, Daniele Silvestri, Simone Cristicchi…»

Ci descrivi il pezzo che porti a Sanremo?
«Si intitola “Mi servirebbe sapere” e racconta di un uomo conteso tra due donne, che rappresentano il bene e il male. Mi piace giocare tra testo e sottotesto. Musicalmente lo definirei elettro pop con sfumature rétro».

Che look avrai sul palco dell’Ariston?
«Mi piace l’eleganza, ma estrosa: giocherò con le mie spillette, ne ho un centinaio».

Cosa ti aspetti dal Festival?
«Far conoscere la mia musica a una platea vasta, a un pubblico che normalmente non mi ascolta».

E dopo?
«Il mio primo disco da solista “Nonostante tutto” (Universal music) e poi un tour: il palcoscenico è il momento più gratificante per un artista»

Il tuo preferito tra i colleghi?
«Sono tre: Renzo Rubino, Ilaria Porceddu e Il Cile».