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22 Giugno 2013 | 06:05

Jovanotti negli stadi, la storia di copertina: «Il mio tour è una grande festa»

Nel camerino di Jovanotti regna la pace. Lenzuola bianche appese al muro, un divano candido, un lettino per massaggi, qualche attrezzo per tenersi in esercizio, un sottofondo di musica jazz. «Non c’è molta pace, in realtà» confessa Lorenzo...

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Jovanotti negli stadi, la storia di copertina: «Il mio tour è una grande festa»

Nel camerino di Jovanotti regna la pace. Lenzuola bianche appese al muro, un divano candido, un lettino per massaggi, qualche attrezzo per tenersi in esercizio, un sottofondo di musica jazz. «Non c’è molta pace, in realtà» confessa Lorenzo...

22 Giugno 2013 | 06:05 di Redazione

Nel camerino di Jovanotti regna la pace. Lenzuola bianche appese al muro, un divano candido, un lettino per massaggi, qualche attrezzo per tenersi in esercizio, un sottofondo di musica jazz. «Non c’è molta pace, in realtà» mi confessa Lorenzo. «La musica è casuale, ora ti è capitato il jazz ma ultimamente c’è molta musica latino-americana d’autore e canzoni italiane degli Anni 60 e 70. In camerino mangio, faccio stretching, chiacchiero con i miei, suono la chitarra, mi preparo a uscire sul palco. Per me è come entrare in campo per una partita dei Mondiali».

La tranquillità delle nostre chiacchiere viene interrotta da un’invasione di campo a sorpresa: la band di Lorenzo irrompe nella stanza con una torta, cantando «Tanti auguri a te». Sono a Bari, mancano poche ore al secondo concerto del tour «Backup – Lorenzo negli stadi», e oggi è il compleanno di Francesca Valiani, la moglie di Lorenzo, che mi invita a festeggiare con loro. Suo marito imbraccia una chitarra e gira un video con lo smartphone: condividerà questo momento intimo con un milione e 600 mila follower su Twitter.

La torta non è l’unica sorpresa che Lorenzo dedica a Francesca, che durante tutto il concerto lo osserva dal mixer, al centro dello stadio, accanto ai fonici: dopo «Bella», riarrangiata in stile ska, lui interrompe la band per annunciare al pubblico il compleanno. «Ho scritto questa canzone per lei nel 1996» urla dal palco «e siamo ancora insieme!». E alla fine di «Serenata rap», raccoglie dal palco un mazzetto di fiori, si avvicina a Francesca, glielo lancia. Forse è questo il segreto del tour che, dopo 25 anni di carriera e una grande raccolta celebrativa, porta Lorenzo per la prima volta negli stadi d’Italia: è un evento di enormi dimensioni ma sembra una festa tra amici, in famiglia.

A cominciare dall’originale e gigantesco palco di 600 metri quadri (l’ha ideato Giancarlo Sforza con lo stesso Lorenzo): invece di tenere il pubblico a distanza come si fa di solito, lo abbraccia: a guardarlo da qualche metro, Lorenzo sembra camminare (ma soprattutto correre e danzare) sulle mani alzate al cielo dei fan. «Lo spettacolo è pensato e progettato per essere così» spiega. «Un abbraccio che assomiglia al Mediterraneo, dove Ulisse si perde tornando a casa e alla fine nel perdersi racconta la sua storia. Anche questo tour ne racconta una: non c’è festa se non c’è una storia. Che fa rima con memoria. Ma anche con baldoria!».

La storia è proprio quella di Jovanotti: in due ore e mezzo di show reinterpreta i più grandi successi di un quarto di secolo di carriera con un’energia ipnotica e con un numero di cambi d’abito degno di una diva come Madonna o Beyoncé.

È un giovane stylist, Nicolò Cerioni, ad aver curato l’idea: «È nata parlandone con lui e con il maestro Ennio Capasa di “Costume National”, che ha realizzato quasi tutti i miei abiti. La prima indicazione che ho dato è che volevo lavorare sul colore. Poi volevo che ci fossero il rock’n’roll, l’eleganza, un po’ di Elvis, un po’ di David Bowie. Ma anche un po’ di balera e di discoteca. Per la parte del concerto in cui canto “L’ombelico del mondo”, invece, ho scelto jeans e T-shirt Diesel, del mio amico Renzo Rosso».

Al gioco dei ruoli si presta anche la sua affiatata band: ciascun musicista interpreta una parte sul palco, dai «Quattro Elementi» dei fiati al Nathan Never di Christian Rigano, al chitarrista-samurai Riccardo Onori. Ma le influenze pop non finiscono qui. Lo show si apre con una citazione cinematografica: è la musica di «Django» ad accompagnare l’ingresso di Jovanotti, con uno zoom improvviso sui suoi occhi che pare uscito proprio dal film di Tarantino.

Sugli schermi scorre uno spettacolo parallelo, con gli incredibili effetti visuali curati da Sergio Pappalettera e i Ragazzi della prateria. In brani come «Tutto l’amore che ho» diventano uno show di laser in 3 dimensioni, mentre in «La notte dei desideri» i membri della band si trasformano in pupazzoni di peluche in un immaginario show per bambini. Dopotutto, nel pubblico di Lorenzo vedo di tutto: dalle coppie di innamorati ai ragazzi delle superiori che hanno atteso per ore sotto il sole fuori dai cancelli, dai quarantenni che si commuovono con «Ragazzo fortunato» fino ai loro figli, già suoi fan.

Tra romantiche ballate in cui le voci, dal prato, riescono quasi a sovrastare il suono della band a parti più scatenate che mescolano rock, balera e discoteca, in tutto il concerto non c’è un momento di stanca. La musica si interrompe solo quando Lorenzo racconta la sua storia usando una metafora, quella dei «puntini da unire» dell’enigmistica, citando Steve Jobs e concludendo che nella vita «non c’è nessun disegno, ma tutti i disegni possibili».

L’impressione è quella di un evento costruito con il cuore, ma pure di una macchina perfetta. Anche i musicisti, durante una chiacchierata dietro le quinte, me lo confermano: «Dal camerino al palco, tutto è studiato in modo che, ovunque ti trovi, sia come a casa tua» mi racconta il fedele bassista Saturnino. Ma questa precisione è tutta farina del sacco di Lorenzo. «Fin dalle prove, ha un’idea globale dello show che non ho visto in nessun artista italiano» racconta Saturnino. «Ha pensato alla scaletta come un dj: non ti molla mai, non cala mai la tensione». E il percussionista Leo D’Angilla aggiunge: «Lui rimane un dj: noi siamo i dischi, siamo i campionatori. Ci capitava, nelle prove, di avere un’idea per caso e lui riusciva a trasformarla in un elemento dello show».

Questo è un tour che chiude una fase, un capitolo. E poi? «Non ci ho pensato» ammette Lorenzo. «Ho lavorato tanto e voglio continuare a farlo. Ma dopo il tour dovrò preparare qualcosa di nuovo. Quindi per un po’ uscirò dal radar».

E le voci di una partecipazione a Sanremo, con Fazio? «Credo non sarà possibile. Non che non mi piaccia l’idea, con Fabio mi trovo benissimo, è un fuoriclasse e la sua amicizia mi onora. Ma devo andare a caccia di canzoni. Per farlo devo mimetizzarmi, costruire un capanno, lanciare i miei richiami al mondo senza che il mondo si accorga di me. Dopo un tour come questo, devo tornare coi piedi per terra. Per prepararmi a spiccare un salto ancora più alto».