27 Novembre 2012 | 18:41

Jovanotti racconta «Backup» alla stampa: «il mio desiderio è sempre il Telegattone»

Da oggi è arrivata nei negozi «Backup 1987-2012», la raccolta con il meglio dei 25 anni di carriera di Lorenzo Jovanotti. Ecco cosa ha raccontato il cantante durante l'incontro con la stampa.

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Jovanotti racconta «Backup» alla stampa: «il mio desiderio è sempre il Telegattone»

Da oggi è arrivata nei negozi «Backup 1987-2012», la raccolta con il meglio dei 25 anni di carriera di Lorenzo Jovanotti. Ecco cosa ha raccontato il cantante durante l'incontro con la stampa.

Foto: Jovanotti/Foto di Giovanni Stefano Ghidini

27 Novembre 2012 | 18:41 di

Da oggi è arrivata nei negozi «Backup 1987-2012», la raccolta con il meglio dei 25 anni di carriera di Lorenzo Jovanotti. Ecco cosa ha raccontato il cantante durante l’incontro con la stampa.

(Nel numero 49 di Sorrisi in edicola, l’intervista a Jovanotti del direttore Aldo Vitali.)

(Foto di Giovanni Stefano Ghidini)

La raccolta

«Mi sembra che queste canzoni, sentendole di filata, raccontino una cosa semplice, ossia che c’è stato un percorso che non s’è fermato mai. Le cose migliori non sono quelle dell’inizio, ma anche quelle dell’inizio avevano un’energia che si è mantenuta costante. E allora che c’è di meglio per me? L’idea che io sia diventato più bravo a fare questo mestiere senza perdere la componente di entusiasmo è quello che speravo e che mi piace.»

«Ci abbiamo lavorato un anno a questa raccolta, è stato un lavoro quotidiano degli ultimi otto mesi. Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari hanno realizzato le immagini interne al libro, Cattelan è un grandissimo artista, siamo amici e mi vuol bene, è venuto in Italia appositamente e abbiamo realizzato queste tre immagini.»

«Volevo che questa raccolta non avesse nulla di nostalgico dentro, ma anzi, una forte vibrazione verso il futuro, doveva essere un progetto vero, dovevamo ridar vita a una musica del passato senza modificarla, infatti le canzoni non sono state risuonate.»

Gli inediti

«Quando siamo entrati in studio a fare le canzoni nuove è stato successivamente alla proposta di fare i concerti negli stadi, così ci siamo detti: “Ragazzi bisogna fare pezzi per gli stadi!”. Mi piacerà montare lo spettacolo dal vivo, sarà uno spettacolo costruito con 25 anni di hit. Le hit? Da “Gimme five” in poi non abbiamo mai mollato l’idea di essere a “Superclassifica show”», il mio desiderio è sempre il Telegattone che annuncia il mio disco.»

«”Tensione evolutiva” l’ho pensata in un formato con gli stop (si ferma e riparte), è un pezzo per un contesto come lo stadio dove vai a pugni e schiaffoni o a carezze, nello stadio funzionano i grandi contrasti non le vie di mezzo. “Tensione evolutiva” l’abbiamo progettata come una moto da corsa più che come una canzone. »

«Per “Ti porto via con me” ho cercato Benny Benassi che è un numero uno, un nome internazionale, gli ho detto: “Mi piacerebbe fare una cosa con te”, ci siamo visti da lui e abbiamo scritto insieme la traccia del pezzo e poi abbiamo fatto un lavoro cercando di andare oltre il lavoro di Benny Benassi, andare oltre la sua base, volevo far mia quella musica, così abbiamo messo i fiati, le chitarre, ed è uscito fuori un pezzo pop.»

«”Estate” è un pezzo con la chitarra e l’ukulele, l’ho scritta a maggio dell’anno scorso, stava iniziando l’estate, è una canzone curativa.»

«”Terra degli uomini” è una canzone che avevo scritto per l’album “Ora”, poi riascoltandolo non mi sembrava un pezzo da album, mi sembrava che non venisse fuori dentro un album, doveva venir fuori da solo: è una canzone molto semplice e qui da sola mi piace, mi emoziona, è una scrittura nuova per me, a un certo punto salto di un ottava sulla voce, non l’ho mai fatto.»

La mia generazione

«Uno dei momenti di più grande soddisfazione è stato quando ho scritto sulla carta d’identità, alla voce professione: “artista”. Ho sempre sentito di avere dimestichezza con la comunicativa più che con la comunicazione, la comunicativa ce l’hai o non ce l’hai e poi ci lavori. Gli americani dicono: “No talent without skills”, ossia il talento non è che si sviluppa, ce l’hai o non ce l’hai, l’abilità, le skills, sì. E quindi ho cercato di sviluppare l’abilità rispetto a un talento che avevo già a scuola, quando intrattenevo i compagni.»

«Questa raccolta è il viaggio di una generazione non annunciata, la mia è una generazione che non è mai stata una generazione, una generazione senza una definizione, è una generazione frammentata. L’idea che ci sia qualcuno che la raccoglie, se non altro in una linea cronologica attraverso delle canzoni, mi piace. La mia generazione si è trovata priva delle grandi idee e delle protezioni ideologiche e sociali (quelle del dopoguerra, quelle del ’68), è la generazione che ha conosciuto per prima il precariato, e questa cosa qui si riflette anche nella raccolta di canzoni che sono schizofreniche.»

«Io mi sento nella storia di Carboni, Cremonini, i Negramaro, la Pausini, Carmen Consoli, anche Ramazzotti, di chi ha cominciato a fare musica negli anni Ottanta. Ci sono stati degli anticipatori, secondo me Lucio Dalla è stato un anticipatore di certe cose, nella sua storia musicale ci sono delle inversioni a U molto stimolanti, e anche Franco Battiato, anche lui ha anticipato il sapore di una musica libera.»

Gli Stati Uniti

«Non ho nessuna intenzione di vivere negli Stati Uniti a tempo pieno, mi piace stare in Italia, qua è la mia storia, in America sto studiando, sto ascoltando un sacco di musica, vado a sentirmi i deejay, i concerti. Mi piacerebbe scrivere qualcosa in inglese nel futuro, entrare nel giro dei concerti americani, l’America è anche cambiata molto, adesso è un paese multilingue e una pronuncia esotica come la mia diventa un «plus». Vorrei star lì fino alla prossima primavera.»

«Mi piacerebbe entrare nel circuito dei concerti americani. Non facendo leva sulle parole il pubblico americano di me coglie l’energia e la comunicativa, la mia comunicativa è naturale, gli americani, invece, sul palco tendono a essere più impostati, io mi presento come sono, più rock and roll, e questa cosa piace.»

Primarie Centro-Sinistra

«Ho votato da New York, mi sono iscritto on line, è stato abbastanza facile. Ho votato Renzi, per me cambiare è la cosa più importante, sempre, accettare l’idea di una trasformazione, di un’incognita, è questa la sfida, mi piacerebbe vedere un uomo di 37 anni con una grande responsabilità. A volte penso all’Italia del dopoguerra, gli uomini che hanno ricostruito l’Italia erano tutti giovani, le cose le devono fare i giovani, hanno energia, idee nuove, audaci. Secondo me il vero punto debole di Renzi è proprio la comunicazione, le sue idee sono migliori della sua comunicazione dove invece tende a strafare. Il mio voto comunque è uno, vale un voto.»