31 Marzo 2009 | 13:16

La nostra prigione si chiama «X Factor»

Non possono usare il telefono. La corrispondenza viene controllata. E di uscire dai loft dove dormono e si esercitano non se ne parla. Sorrisi è entrato nella blindatissima casa di «X Factor». Pensavate davvero che partecipare a un talent show fosse un gioco?

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La nostra prigione si chiama «X Factor»

Non possono usare il telefono. La corrispondenza viene controllata. E di uscire dai loft dove dormono e si esercitano non se ne parla. Sorrisi è entrato nella blindatissima casa di «X Factor». Pensavate davvero che partecipare a un talent show fosse un gioco?

31 Marzo 2009 | 13:16 di

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Mara Maionchi e i Bastard Sons of Dioniso (foto Massimo Sestini/G. Neri)

Vivono reclusi (è il caso di dirlo) in tre loft, divisi secondo le rispettive categorie: quella dei Gruppi, quella dei «16/24 anni» e un terzo loft per gli «over 24». Un capannone in via Mecenate a Milano, enorme, li contiene tutti e tre. Le porte d’ingresso ai loft si affacciano su uno stesso corridoio, dove troneggiano le gigantografie dei tre giurati del programma, nonché rispettivi capisquadra, Mara Maionchi, Simona Ventura e Morgan: così non li perdono d’occhio per un solo istante.

Sorrisi è entrato nella blindatissima casa di «X Factor» dove vivono i giovani cantanti del talent show di Raidue, proprio accanto agli studi televisivi del programma. Abbiamo «beccato» due tra i nomi più quotati per la finale: il terzetto dei Bastard Sons of Dioniso e Jury. I giorni della loro avventura si succedono tutti uguali o quasi: prove su prove su prove. Dal loft allo studio, dallo studio alla sala musica, dalla sala musica al loft. Seguendo orari e impegni stampati su un foglio (l’ordine di servizio) che ogni sera la produzione fa arrivare ai ragazzi.

«Siamo in cattività!» esclama Jacopo dei Bastard. «Non usciamo quasi mai dal loft» si lamenta Federico. «In totale sei volte dal 2 gennaio…» conta sospirando Jacopo. «Una volta ci hanno portato a mangiare una pizza, un’altra ci hanno scortati al parco e poi a scegliere dei vestiti con Mara». La giornata media? «Dipende dagli impegni: ogni giorno c’è qualcosa da fare. Spesso ci svegliamo a fine mattina. Mangiamo (c’è un servizio catering, ma il bucato se lo fanno loro; ndr), poi vediamo Gaudi, il nostro vocal coach, e Luca Tommassini per le coreografie. E 3 o 4 volte alla settimana incontriamo Mara. Siamo sempre seguiti, mai soli. Ci piazzano pure un guardiano in corridoio la sera per controllarci…». «Se è per questo» riprende Federico «ci accompagnano pure in bagno».

Anche i giornali sono controllati dalla produzione: se compaiono articoli su “X Factor” strappano le pagine perché dicono che non dobbiamo essere influenzati. E poi ci arriva la corrispondenza aperta, già controllata. Non ci lasciano i cellulari né possiamo telefonare. Non si potrebbe neppure fumare qui in casa, ma noi ce ne freghiamo…». E certo, sennò che Bastard sarebbero? «Ci manca il paese, le nostre ragazze, gli amici» sospira Michele «però è quasi finita». Ne è valsa la pena? «Chi lo sa?» rispondono i tre. «Lo vedremo quest’estate. L’unica volta che ci hanno lasciato tornare a casa in quasi tre mesi di reclusione è stato per il concerto nella nostra regione, a Borgo Valsugana. Siamo rimasti sconvolti: sono arrivate 11 mila persone! Persino dalla Svizzera…».

Stessa musica nel loft che Jury condivide con Daniele: «Dormiano insieme in una camerata e meno male che c’è lui che tiene in ordine la casa…». «L’isolamento? È dura» continua Jury con il suo accento delle valli bresciane. «La persona che mi manca di più è Paola, la mia ragazza: la vedo, così come i miei genitori, solo 10 minuti dopo la diretta. Dicono che fuori siamo popolari, ma io non me ne rendo conto: non ho il cellulare e non ho riscontri. È allucinante questa segregazione per dei giovani di 20 anni. Ma tutti questi sacrifici valgono la pena: non credevo alle mie orecchie quando Anastacia mi ha pregato di accompagnarla al piano. Ma quando mai mi ricapiterà nella vita! E poi mi sento tecnicamente cresciuto. Qui dentro si vive solo per la musica. Certo, quando mi metto alla cyclette, la giro verso la vetrata che dà sul giardinetto e pedalo: vedo il cielo e le piante e m’illudo d’essere fuori, in campagna».