24 Aprile 2009 | 13:17

La nostra vita da mini star. Una giornata con i giovani protagonisti di «Ti lascio una canzone»

I bambini prodigio guidati da Antonella Clerici hanno incantato gli italiani. Ma come passano il tempo quando non cantano sul palco dell’Ariston? Sorrisi ha provato a spiarli. Tra lunghe attese, prove d’abiti, compiti non fatti, piccoli flirt e cene sopraffine preparate da suore pazienti

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La nostra vita da mini star. Una giornata con i giovani protagonisti di «Ti lascio una canzone»

I bambini prodigio guidati da Antonella Clerici hanno incantato gli italiani. Ma come passano il tempo quando non cantano sul palco dell’Ariston? Sorrisi ha provato a spiarli. Tra lunghe attese, prove d’abiti, compiti non fatti, piccoli flirt e cene sopraffine preparate da suore pazienti

24 Aprile 2009 | 13:17 di

Alcuni dei protagonisti di «Ti lascio una canzone» in posa davanti al Teatro Ariston di Sanremo (Foto Rino Petrosino)
Alcuni dei protagonisti di «Ti lascio una canzone» in posa davanti al Teatro Ariston di Sanremo (Foto Rino Petrosino)

Ogni mercoledì, al suono dell’ultima campana, 22 studenti tra i 10 e i 16 anni prendono i loro zaini e convergono da tutta Italia verso Sanremo. Per vivere una seconda vita, una vita da star. Le giornate dei giovanissimi protagonisti di «Ti lascio una canzone», però, non sono facili come si può credere. Anche se vengono riconosciuti per strada (uno spettatore italiano su tre li guarda in tv il sabato sera), anche se godono dell’invidiabile privilegio di andare a scuola tre soli giorni a settimana, anche se hanno le mamme sempre vicine. Fra sessioni di studio, prove, cambi d’abito e lunghe attese, i bambini sono proiettati in una vita da adulti. Li abbiamo spiati, abbiamo origliato le loro conversazioni, ci siamo intrufolati nel convitto dove risiedono per capire come vivono. E se sono felici di ciò che sta capitando loro.

Le prime prove a teatro sono fissate per il pomeriggio di mercoledì. I ragazzi, però, devono aver già studiato la loro canzone. Uno alla volta, disciplinatamente, cantano davanti alla platea deserta: genitori e parenti devono restare fuori. Le mamme non possono mettere becco neppure sulla scelta dei vestiti: decide la produzione. L’estromissione dei genitori genera affari d’oro per il bar dell’Ariston: le mamme aspettano lì i propri rampolli, spesso confidandosi a vicenda dubbi e speranze. «Mi hanno detto che oggi c’è in giro un giornalista» abbiamo sentito dire a una mamma ignara. «Speriamo che non siano le solite testate locali, per i bambini sono solo una perdita di tempo». Altri genitori, per fortuna, vivono l’attesa in modo più sereno: non manca chi si presenta con la classica pizzetta nel sacchetto di carta, come se fosse andato a prendere il figlioletto a lezione di nuoto.
Le veci dei genitori, durante il loro «esilio», le fa «zio Pannocchia». All’anagrafe è Alessandro Oliverio e lavora nella produzione, ma con i ragazzi ci sa fare, tanto che gli è stato assegnato il compito esclusivo di fare da (acclamato) fratello maggiore.
Dopo le prove, nel tardo pomeriggio, c’è da pensare agli abiti. Nell’attesa tra un cambio e l’altro, nasce un allegro bivacco sulle scale dietro il palco dell’Ariston. Fra gorgheggi acerbi e sfottò calcistici (gli juventini, tra i bambini dello show, sembrano essere una malvista minoranza) nascono complicità, si sussurrano all’orecchio segreti, ci si abbandona alle prime goliardie. Insomma, si convive all’esatto confine tra una gita scolastica e un ritiro per la Prima comunione.
L’atmosfera «parrocchiale» prevale quando, all’ora di cena, i ragazzi vengono condotti al convitto di suore nel quale mangiano e dormono.
Ad attenderli c’è Madre Elisa, responsabile della Casa del Clero di Sanremo. Lei e le sue cinque consorelle pensano a tutto con amorevole dedizione. «Quando ho preso i voti non immaginavo che mi venisse assegnata una missione così insolita. Ma le vie del Signore, si sa, sono infinite. Se i ragazzi vengono alla Messa del mattino? Ma no, si alzano tardi».
Un coprifuoco vero e proprio la sera non c’è: per una volta la decisione viene lasciata ai genitori. «Noi comunque vigiliamo sul rendimento scolastico dei ragazzi» spiega «zio Pannocchia». «Siamo in costante contatto con i presidi di tutte le scuole: se ci sono flessioni nel rendimento, la partecipazione allo show viene subito sospesa». L’attenzione della produzione è davvero scrupolosa, ma quella di farla franca con i compiti è un’attitudine nata insieme con la scuola. «Lo so che di mattina dovrei studiare» rivela con candore uno dei ragazzi, per il quale, con complicità, manteniamo l’anonimato. «Il fatto è che quando sono qui mi viene da pensare a tutt’altro. Con la scuola in qualche modo me la caverò». «La preside inizialmente m’ha detto che avrei di certo perso l’anno» racconta una delle ragazze più grandi, già in seconda superiore. «I miei genitori, però, sono arrivati a un accordo con lei: se non supererò le 50 assenze, potrò giocarmi le mie possibilità. Del resto non so se mi ricapiterà un’occasione del genere. Io non penso di diventare una star della musica. Lasciatemi sognare, però». Ma sì, lasciamoli sognare. Che cos’è in fondo la tv, se non una grande fabbrica di sogni?