25 Luglio 2011 | 16:09

L’estate di Bob Sinclar: «Ragazzi, la discoteca è trasgressione, ma non servono alcol né droghe»

Bob Sinclar, uno dei dj più famosi del mondo, è fatto così. Non ha tempo da perdere. E l’appuntamento per l’intervista lo fissa all’una e trenta, sì, ma di notte. Le foto di questo servizio invece le ha fatte a Fregene, durante la tappa romana del suo tour estivo. Al nostro appuntamento arriva, fresco come una rosa, «armato» di valigetta fatta su misura contenente gli «strumenti del mestiere»: oltre 500 cd scaricati da Internet, tutti titolati a mano con un comune pennarello nero...

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L’estate di Bob Sinclar: «Ragazzi, la discoteca è trasgressione, ma non servono alcol né droghe»

Bob Sinclar, uno dei dj più famosi del mondo, è fatto così. Non ha tempo da perdere. E l’appuntamento per l’intervista lo fissa all’una e trenta, sì, ma di notte. Le foto di questo servizio invece le ha fatte a Fregene, durante la tappa romana del suo tour estivo. Al nostro appuntamento arriva, fresco come una rosa, «armato» di valigetta fatta su misura contenente gli «strumenti del mestiere»: oltre 500 cd scaricati da Internet, tutti titolati a mano con un comune pennarello nero...

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25 Luglio 2011 | 16:09 di

Bob Sinclar (foto Pigi Cipelli)

«Allora ci vediamo a Barcellona nella hall dell’albergo all’una e trenta, non più tardi. Prima non è possibile. Gioco a tennis e poi parto da Parigi. Il tempo per una doccia e un pranzo veloce e alle due e mezzo devo essere all’Opium Mar (celebre locale della città catalana, ndr). I ragazzi mi aspettano per ballare».

Bob Sinclar, uno dei dj più famosi del mondo, è fatto così. Non ha tempo da perdere. E l’appuntamento per l’intervista lo fissa all’una e trenta, sì, ma di notte. Le foto di questo servizio invece le ha fatte a Fregene, durante la tappa romana del suo tour estivo. Al nostro appuntamento arriva, fresco come una rosa, «armato» di valigetta fatta su misura contenente gli «strumenti del mestiere»: oltre 500 cd scaricati da Internet, tutti titolati a mano con un comune pennarello nero. Niente «chiavetta» usb.

«È uno strumento ancora poco sicuro» spiega Bob. «Se si dovesse danneggiare non sarei più in grado di fare la serata. Non posso permettermelo. Io sono nato con i dischi in vinile, nella mia casa di Parigi (dove vive con moglie e due figli, ndr) ne ho 35 mila. E non smetto mai di collezionarli. I mercati più interessanti sono New York e Tokyo. Peraltro sono le uniche due città che conosco davvero e quando ci capito per lavoro sono anche le uniche nelle quali mi fermo qualche giorno. Per il resto il mondo lo vedo attraverso gli alberghi, dove in media soggiorno 5 ore, e attraverso i locali nei quali mi esibisco».

Lavoro duro, quello del dj. «Direi di sì, anche se dall’esterno forse si coglie solo l’aspetto glamour. Per mantenere i miei ritmi, con un calendario di almeno 200 serate all’anno sparse per i cinque continenti, una casa discografica a Miami e un locale a Miami Beach (il mitico Amnesia, che tornerà attivo a ottobre, ndr) devi condurre una vita rigorosa: niente alcol, niente fumo, niente droghe, dieta sana e tanto sport. Almeno una volta alla settimana gioco una partita a tennis, il mio primo amore. Sin da piccolo volevo diventare una stella della terra rossa, poi la passione per la musica ha avuto il sopravvento».

Quali sono i suoi artisti di riferimento?
«Amo l’hip hop dei Run DMC e di Peter Piper. Ma anche Prince è un maestro. I loro brani li ho tutti sul mio iPod: sono oltre 3.000, li ascolto quando sono in macchina».

Musica di giorno, musica di notte. Non invidio le sue orecchie.
«Da questo punto di vista nella sfortuna che mi ha colpito sono stato fortunato. Da piccolo ho avuto una banale infezione alle trombe di eustachio. Mi hanno curato, ma continuo a vivere come in una bolla. Non è una vera e propria sordità, infatti quando voglio sentire bene devo stringere il naso ed espirare. Non posso andare sott’acqua, ma reggo benissimo il volume alto».

Molti genitori si chiedono perché le discoteche frequentate dai loro figli aprono solo a notte fonda. Non sarebbe meglio iniziare gli show alle 21?
«Non credo. La trasgressione è un tutt’uno con la notte. Di solito di notte si dorme e già uscire è un modo per trasgredire. Poi di notte ti dimentichi del tuo lavoro, dei doveri, degli obblighi. Ti senti libero e da libero vivi».

Le serate di Bob Sinclar sono aperte da Michael Calfan, un suo «allievo».
«Un ragazzo in gamba. Mi ha conquistato mandandomi una mail. Sapesse com’è difficile crescere una nuova generazione di dj. Non c’è una vera scuola, conta molto la sensibilità. Io non preparo mai una scaletta. Ogni sera propongo una cinquantina di pezzi, ma lo spettacolo è sempre diverso. È quello che il pubblico mi trasmette nei primi due minuti a determinare la serata. Michael, anche se molto bravo nella scelta e nel mixaggio dei brani, cerca invece di proporre solo la sua musica, seguendo il suo gusto e non quello del pubblico che ha di fronte. Sta imparando. Ma rispetto a me parte svantaggiato. Io per vent’anni ho faticato molto. Solo ultimamente alloggio in hotel a 5 stelle. Per Michael è diverso. Stando al mio seguito ha inevitabilmente la vita più facile e questo non accelera la crescita».

Lei è diventato famosissimo nel 2005 anche come autore con «Love Generation».
«Era da tempo che avevo in testa quel ritmo. Un giorno ero a New York e casualmente sono entrato in contatto con un artista giamaicano che aveva il sound di Bob Marley. Era Gary Pine dei The Wailers, proprio la storica band di Marley. Era la persona perfetta per il mio brano».

E quest’estate invece che musica si balla?
«Sicuramente il mio singolo “Far l’amore”, remix del famoso disco della vostra Raffaella Carrà, che sarà inserito anche in “Crash”, l’album in uscita a ottobre. Poi direi “Rolling in the Deep” di Adele e “Party Rock Anthem” dei LMFAO».
Sono le 5 e mezzo del mattino. Lo spettacolo all’Opium Mar è finito. Bob si fa largo tra il pubblico ancora in delirio e l’autista ci riporta in hotel. All’una di pomeriggio Bob vola a Parigi dove un altro show «must go on».