Home MusicaMalika Ayane a Sanremo 2013: «Vi racconto come sono nate le due canzoni che porto all’Ariston»

02 Gennaio 2013 | 13:37

Malika Ayane a Sanremo 2013: «Vi racconto come sono nate le due canzoni che porto all’Ariston»

«Io e Giuliano Sangiorgi non abbiamo pensato a confezionare due canzoni più forti di tutte, anche perché se fai così di solito vengono fuori pezzi brutti. Invece ho chiesto a Giuliano soltanto di non usare niente di già scritto, ma di comporre qualcosa di veramente esclusivo, solo per me»...

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Malika Ayane a Sanremo 2013: «Vi racconto come sono nate le due canzoni che porto all’Ariston»

«Io e Giuliano Sangiorgi non abbiamo pensato a confezionare due canzoni più forti di tutte, anche perché se fai così di solito vengono fuori pezzi brutti. Invece ho chiesto a Giuliano soltanto di non usare niente di già scritto, ma di comporre qualcosa di veramente esclusivo, solo per me»...

Foto: Sanremo 2013

02 Gennaio 2013 | 13:37 di Redazione

Malika Ayane, per la terza volta eccoti a Sanremo: ti sentivi in credito dopo che la tua esclusione dai primi tre posti nel 2010 aveva provocato così tanti dissensi?
«Decisamente no. Quando è successa quella cosa con l’orchestra mi sono stupita invece. In quel momento ho avuto così tanti consensi, da tutte le parti, che non ho sentito mai mancarmi il sostegno. E il disco “Grovigli” è stato il più longevo nelle vendite di tutto il 2010. Poi, Sanremo non è una gara a vincere o perdere: non è che se non vinci non esisti più. È come l’amore e il fidanzamento: ci si può fidanzare solo con uno, ma non è che le altre o gli altri non valgano altrettanto. Disprezzo chi tratta il festival con mente imprenditoriale, chi fa calcoli sulle quotazioni, in vista dei cachet dell’estate per esempio. Piuttosto è come partecipare con un tuo film a Cannes o Venezia: il solo fatto di esserci ti fa diventare un artista più importante. Allo stesso modo, Sanremo è una vetrina così prestigiosa, così importante che le va tributato un rispetto quasi religioso. Vincere è una gran cosa, ma lo è anche esibirsi su quel palco, con un pubblico così immenso e appassionato. Sì, ti può anche annientare. Per questo prima serve un allenamento a livello olimpionico. Tutti dobbiamo cercare di dare la nostra prestazione migliore».

Ti ha sorpreso la selezione? Ci sono altri artisti amici che ritroverai all’Ariston?
«No, non mi ha sorpreso essendo il Festival di Fabio Fazio. Questa lista è molto fresca, convincente e autorevole. Mi fa piacere che ci siano i Marta sui Tubi, con i quali ci siamo trovati a registrare, provare e suonare fianco a fianco, molte volte. E mi piace molto Max Gazzè che è sempre molto autentico, mai forzato».

Tra la presentazione dei brani e la selezione finale sei stata in ansia?
«Come al mio solito ho adottatto la strategia della diversione, dimenticando il tutto e buttandomi a capofitto in un’altra cosa. L’anno scorso ho esorcizzato la tensione dicendomi “mi sposo e ho il matrimonio da organizzare”. Questa volta, inviate le due canzoni, non ci ho pensato più ripetendomi “ho il tour da curare”. Fino a quando Fazio ha annunciato i nomi».

Fazio lo conoscevi, sei già stata ospite al suo programma?
«Un paio di anni fa, ho partecipato al suo Speciale per i Mondiali di Calcio. Ricordo che ho cantato anche standard storici, come “The lion sleeps tonight”».

Quando vi siete messi a lavorare tu e Giuliano Sangiorgi?
«A settembre più o meno, quando avevo finalmente la testa libera. Non abbiamo pensato a confezionare due canzoni più forti di tutte, anche perché se fai così di solito vengono fuori pezzi brutti. Invece ho chiesto a Giuliano soltanto di non usare niente di già scritto, ma di comporre qualcosa di veramente esclusivo, solo per me. Già da tempo, ma specialmente in questo momento, sono concentrata, quasi ossessionata, sul raccontare i sentimenti in prima persona. “Niente” parla proprio di questo, quando si è legati, anche in modo molto forte, a qualcuno ma si è già capito, e deciso, che non si potrà andare avanti e che bisogna tagliare. All’inizio, Giuliano mi ha mandato un’incisione per piano e voce. E mi ha avvertito: “Stai attenta, ti farà piangere”. Io l’ho ascoltata, l’ho rifatta con chitarra e voce e gliel’ho rimandata. Dopo che lui l’ha risentita, mi ha risposto: “Adesso sei tu che hai fatto piangere me”. Il brano è molto intenso, si sviluppa lentamente, c’è un crescendo con gli strumenti che si aggiungono progressivamente. In originale è molto lunga, più di 5’ e questa è la versione che in seguito pubblicheremo integralmente. Per Sanremo l’abbiamo tagliata e condensata fino ai 3’45” richiesti. È stata l’unica modifica, per il resto è una canzone che respira come vuole, l’ho arrangiata e prodotta con il mio gruppo con un andamento piuttosto sinfonico, senza nessuna delle semplificazioni che si possono adottare per il passaggio in radio per esempio. Non ha un’atmosfera idilliaca, ma c’è una poesia che si tiene con coerenza, secondo me».

L’altro pezzo, «E se poi»?
«Tutta un’altra storia. Completamente diverso. Parte immediatamente con un ritmo molto sostenuto, come un treno che ti arriva in faccia. C’è un gioco di ispirazioni, un basso come in “Coffee and Tv” dei Blur con sovrapposta una batteria eterea, cristallina, insistita, ma senza ostinazione. Un ritmo a 110 BPM che ti dà la sensazione di una camminata che ti dà energia, una malinconia che ti carica. I testi che Giuliano ha scritto per come mi sente, come mi conosce, li indosso come uno degli abiti su misura che stiamo cominciando a immaginare e cucire per il palco dell’Ariston. Grande sartoria italiana, sempre molto giovane e ricca di contraddizioni anche quando è piena di esperienza e savoir faire».

Alcuni passaggi di «Come le foglie» erano vocalmente impervi, non per tutti: le due canzoni di Sanremo sono facili o difficili da cantare?
(Malika scoppia ridere) «No. Per me anche “Come le foglie” è facile. Come dico, sono canzoni che Giuliano ha creato per le mie corde vocali. Non solo fisicamente sono molto piacevoli da cantare, ma non vedo l’ora di eseguirle con il pubblico. Non vedo l’ora. E, se posso aggiungere, mi fa molto piacere che ci siano così tante aspettative su due artisti tutto sommato così giovani come me e Giuliano. Credete, ce la metteremo tutta».