18 Ottobre 2010 | 15:44

Marco Mengoni a San Siro: «Un giorno canterò in questo stadio»

Sorrisi ha aperto i cancelli di San Siro al vincitore di «X Factor». «Non sono pronto per un palcoscenico così importante ma mi affascina» dice il giovane cantante. «Non andrò a Sanremo: una volta basta e avanza».

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Marco Mengoni a San Siro: «Un giorno canterò in questo stadio»

Sorrisi ha aperto i cancelli di San Siro al vincitore di «X Factor». «Non sono pronto per un palcoscenico così importante ma mi affascina» dice il giovane cantante. «Non andrò a Sanremo: una volta basta e avanza».

Foto: Milano, 04/10/2010 il cantante Marco Mengoni allo stadio Meazza di San Siro (© Massimo Sestini)

18 Ottobre 2010 | 15:44 di

Marco Mengoni (foto Massimo Sestini)
Marco Mengoni (foto Massimo Sestini)

Quando incontri Marco Mengoni, le prime cose che saltano  all’occhio sono i denti, bianchissimi e perfetti, e la sorprendente magrezza. «Pensare che sino a pochi anni fa pesavo 95 chili e avevo i denti storti» rivela lui  «ma non chiedetemi foto di quel periodo. Non le avrete mai».

Marco è reduce da un anno incredibile: dopo aver vinto la terza edizione di «X Factor», si è classificato terzo al Festival di Sanremo, collezionando nel frattempo 200 mila amici su Facebook e decine di attestati di stima arrivati da artisti come Celentano e Mina. Quest’ultima gli ha mandato una foto con questa dedica: «Sono fiera di fare il tuo stesso lavoro».

Archiviato un tour estivo di 56 date tutto sold out, Mengoni presenta il cd+dvd «Re Matto Live» (in uscita il 19 ottobre), registrato durante la tappa di Genova. L’album è anticipato dal singolo «Un giorno qualunque», per il quale Marco ha già girato un video, diretto da Francesco Fei. Ha come protagonisti due versioni di Mengoni: da una parte il cantante, dall’altra un ombroso «omicida», armato di fucile, che dà la caccia al Mengoni cantante. Il finale, ovviamente, è a sorpresa. «Anche se è sempre complicato spiegare un video» spiega Marco «non c’è nulla di scandaloso, intendiamoci. Do la caccia a me stesso, perché eliminandomi metaforicamente voglio lanciare un messaggio di rinnovamento musicale e artistico, che per me deve essere una costante».

Il ventunenne Marco dimostra di essere più maturo della sua età. E, davanti a un cappuccino, si racconta: «Forse perché sono cresciuto in fretta. Anche se sono figlio unico, me ne sono andato di casa a 17 anni. Ronciglione, il mio paese, è un microcosmo. I miei genitori, che non finirò mai di ringraziare, non mi hanno ostacolato. Quando mi trasferii a Viterbo mi dissero: “Va’ pure. Non ti daremo una lira, ma qui la porta è sempre aperta”». Ben presto, però, anche Viterbo iniziò ad andargli stretta. Inevitabile il trasloco a Roma, in una casetta in affitto a 400 euro al mese, nel quartiere Tuscolano. A quei tempi, Marco lavorava come barista per due sere alla settimana. «Ho pianto tanto tra quelle mura» ricorda. «Ero timidissimo, troppo robusto per sentirmi a mio agio. Ma volevo cantare. Casualmente due diversi amici di famiglia, senza saperlo, inviarono a Stella Fabiani, colei che poi diventò la mia produttrice, un nastro con le mie canzoni. Mi convocarono subito e da lì iniziò la mia naturale trasformazione: persi peso, misi l’apparecchio ai denti, lasciai per strada la timidezza e iniziai la mia vita da cantante».

Dopo tanti spettacoli in giro per l’Italia, Marco dovrebbe sentirsi pronto per gli stadi, visto che la foto di questo servizio lo ritrae a San Siro, tempio non solo del calcio, ma anche della musica live. «No, per niente» confessa. «Anche se questo stadio mi impressiona e mi affascina, ovviamente non mi sento pronto. Sinceramente, non mi piacciono gli spazi così grandi. Mi mettono soggezione. Preferisco il contatto con il pubblico. Esibirsi in uno stadio vuol dire aver lavorato molto. In realtà non ho mai visto un concerto allo stadio, neppure all’Olimpico di Roma. L’unico è stato quello mitico di Michael Jackson a Bucarest, ma era in dvd. Un vero spettacolo».

Apprezzato da tanti colleghi, Marco non ha fretta di duettare con i suoi idoli. «Ringrazio tutti, anche se l’ho già fatto di persona. Se potessi, ora chiederei di lavorare con Ivano Fossati». Fra poche settimane, «X Factor» incoronerà un nuovo vincitore. Mengoni, però, non sembra interessato agli sviluppi della quarta edizione del talent che lo ha lanciato: «Non ho il tempo per guardarlo. E non andrò a Sanremo. Una volta basta e avanza. È andata così con tutte le esperienze che ho vissuto. Le archivio e passo oltre, perché  voglio sentirmi libero. Oggi faccio il cantante, ma domani chissà. Niente è per la vita. Non ci crederà, ma finora non ho avuto il tempo per rendermi conto di quanto denaro  ho guadagnato. Di certo sono una persona parsimoniosa. So che cosa vuol dire tirare la cinghia. Vorrei però comprarmi una casa. Sessanta metri quadrati dove mettere i miei strumenti e i miei vecchi dischi di vinile».