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18 Maggio 2013 | 13:49

Marco Mengoni, intervista prima della finale dell’Eurovision Song Contest

Mancano poche ore al gran finale dell’Eurovision Song Contest. Fuori dal camerino dell’Italia, tra le prove dello spettacolare numero di ingresso e quelle della sua esibizione (la numero 23 della serata) ci fermiamo dieci minuti a bere un caffè e fare quattro chiacchiere con Marco Mengoni, che nella gara rappresenta l’Italia con «L’essenziale». Come va? […]

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Marco Mengoni, intervista prima della finale dell’Eurovision Song Contest

Mancano poche ore al gran finale dell’Eurovision Song Contest. Fuori dal camerino dell’Italia, tra le prove dello spettacolare numero di ingresso e quelle della sua esibizione (la numero 23 della serata) ci fermiamo dieci minuti a bere un caffè e fare quattro chiacchiere con Marco Mengoni, che nella gara rappresenta l’Italia con «L’essenziale». Come va? […]

18 Maggio 2013 | 13:49 di Redazione

Mancano poche ore al gran finale dell’Eurovision Song Contest. Fuori dal camerino dell’Italia, tra le prove dello spettacolare numero di ingresso e quelle della sua esibizione (la numero 23 della serata) ci fermiamo dieci minuti a bere un caffè e fare quattro chiacchiere con Marco Mengoni, che nella gara rappresenta l’Italia con «L’essenziale».

Come va?
«Malissimo! Scherzo, va molto bene».

Quando sei arrivato a Malmö?
«Domenica».

E in questi 6 giorni quante volte hai cantato “L’essenziale” sul palco?
«Più di tutta la promozione italiana! (Ride) Qui sono molto precisi. Devo dire che c’è un’organizzazione che mette paura. È la precisione fatta evento».

Secondo te, l’Italia sarebbe in grado di ospitare un evento di questo tipo?
«Certo! Magari però non facciamo duecento prove!».

Senti molto la differenza di organizzazione con Sanremo?
«Devo dire che Sanremo è stato bellissimo, sicuramente sono due eventi diversi ma quest’anno era organizzato davvero molto bene. Almeno, per quello che riguarda noi. Era una situazione abbastanza comoda. Però secondo me l’Italia avrebbe i mezzi per organizzarla. Forse non quest’anno, il prossimo…».

Ti sei fatto un’idea del perché l’Eurovision fatichi a rientrare nelle abitudini degli italiani? È ancora considerato un evento per appassionati. Tu di certo sei un aiuto per renderlo più popolare…
«Abbiamo talmente tanta musica che dici: ancora? Non è possibile! Scherzi a parte, la mancanza dell’Eurovision per 14 anni ha influito moltissimo. Io non ne avevo mai sentito parlare, poi ho iniziato a vederlo da Gualazzi. Prima non sapevo della sua esistenza. Forse in questi 10 anni avevamo altro da fare, c’erano problemi più gravi da risolvere in Italia. E forse perché Sanremo si è “mangiato” l’Eurofestival. Ma credo che piano piano rientrerà. Già sto sentendo che ci sono i “gruppi d’ascolto”, è un buon segno».

Sei riuscito a dormire in questi giorni?
«Si riesce a dormire, anche se non capisco come facciano gli svedesi con quelle coperte a una piazza sola. Ti muovi e sei fuori dal letto! Comunque no, ci si riposa, ho dormito sicuramente più qui che a Sanremo. Sono proprio tranquillo».

Infatti sembri molto sereno.
«Un po’ troppo».

Ieri hai provato due volte. Ovviamente non ti sei visto, ma ti sei piaciuto? Secondo me la seconda prova è stato un enorme salto di qualità rispetto alla prima.
«Sai qual è il problema? Io non me ne rendo conto. Mi succede molto spesso: non so come vadano le esibizioni. Entro in una modalità di completo distacco dal mondo. Non so neanche quante persone ci siano davanti».

Ti definiscono tutti un po’ diverso dallo stile dell’Eurovision e dagli altri paesi. Ti senti inserito nell’evento?
«Mi sento prima di tutto me stesso, ma sì, direi che mi sento ben inserito. C’è una bella tavolozza di tanti colori diversi, ognuno porta il suo. Non c’è chi sta fuori e chi sta dentro. C’è chi ha preferito puntare sulla scenografia o su altro, io ho preferito puntare sulla “essenzialità”».

E dei tuoi colleghi di quest’anno, qualcuno ti ha colpito particolarmente?
«Mi fanno molto ridere i greci, perché sono pazzeschi. Si sente il sangue più caldo del Sud dell’Europa. Forse perché sono una penisola anche loro. Tra penisoliani ci capiamo! Mi piacciono un sacco di canzoni, e mi sembra che siano tutti molto carini, non sgomitano».

Come ti suona l’Eurovision del 2014 a Torino?
«Torino è meravigliosa. Il Palaisozaki sarebbe una casa perfetta per l’Eurovision, secondo me. Pure più bella della Malmö Arena. Lo devo dire, è la verità. È tutto in vetro, è bellissimo. Ma non credo che sia l’anno giusto…».

E in caso tu saresti l’ospite d’onore di un evento visto da 150 milioni di spettatori…
«Per quello mi posso fingere malato! No, penso che quest’anno non sia quello giusto».

Stiamo ancora scaldando i motori?
«Sì».

Chi vedresti bene in gara l’anno prossimo? Lo rifaresti tu, come Valentina Monetta di San Marino?
«Dai, lo rifaccio io! (Ride) No, dipende da dove vanno.»

Dipende dal clima?
«Eh sì, speriamo che vinca un paese caldo…».

In un paese come la Grecia ci sarebbe il pienone…
«Sarebbe anche un bel messaggio se si facesse in Grecia. Perché qui è l’Europa che comunica e la Grecia è uno dei paesi che ha sofferto di più la crisi. Sarebbe bello aiutarla così e far rialzare l’economia portando tutta questa gente che si sposta per vedere l’Eurovision. È una quantità impressionante, fino al mio arrivo non sapevo di questa euforia. C’è gente esaltatissima!».

Come quelli che conoscono a memoria tutti i partecipanti di tutte le edizioni…
«Sì».

E quest’anno sei diventato una statistica anche tu!
«Marco Mengoni, era vestito in verde, scarpe numero 43…».