02 Ottobre 2011 | 13:34

Marco Mengoni, l’intervista: «Ho deciso, ricomincio da zero»

La verità è che a Marco Mengoni non sai mai bene che cosa chiedere. Perché è enigmatico, imprevedibile e un po’ matto. E soprattutto non capisci mai se è pronto a fidarsi di te. Adesso poi è ancora più difficile: in «Come ti senti», un brano del suo nuovo album «Solo 2.0», il vincitore di «X Factor 3» ha elencato le domande più comuni (e noiose) che gli vengono poste dai giornalisti, a partire da quella del titolo. Ma noi, sprezzanti del pericolo, decidiamo di iniziare questa intervista proprio con la frase incriminata...

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Marco Mengoni, l’intervista: «Ho deciso, ricomincio da zero»

La verità è che a Marco Mengoni non sai mai bene che cosa chiedere. Perché è enigmatico, imprevedibile e un po’ matto. E soprattutto non capisci mai se è pronto a fidarsi di te. Adesso poi è ancora più difficile: in «Come ti senti», un brano del suo nuovo album «Solo 2.0», il vincitore di «X Factor 3» ha elencato le domande più comuni (e noiose) che gli vengono poste dai giornalisti, a partire da quella del titolo. Ma noi, sprezzanti del pericolo, decidiamo di iniziare questa intervista proprio con la frase incriminata...

02 Ottobre 2011 | 13:34 di

Marco Mengoni

La verità è che a Marco Mengoni non sai mai bene che cosa chiedere. Perché è enigmatico, imprevedibile e un po’ matto. E soprattutto non capisci mai se è pronto a fidarsi di te. Adesso poi è ancora più difficile: in «Come ti senti», un brano del suo nuovo album «Solo 2.0», il vincitore di «X Factor 3» ha elencato le domande più comuni (e noiose) che gli vengono poste dai giornalisti, a partire da quella del titolo. Ma noi, sprezzanti del pericolo, decidiamo di iniziare questa intervista proprio con la frase incriminata.

Mengoni, come si sente?

«Dopo un anno di silenzio, onestamente, è come se ripartissi da zero. Sono un po’ preoccupato».

Perché?

«Per tutto quello che gira intorno all’uscita di un disco, per l’importanza che viene data alle classifiche. Sembra che, per qualche strano motivo, io debba fare una gara di vendite con gli altri artisti, in un confronto che trovo poco sensato. È come se un fruttivendolo mettesse in competizione le mele e le banane. Non si possono paragonare».

È soddisfatto di «Solo 2.0»?

«Lo reputo il mio primo vero album. Sono tredici canzoni di cui ho seguito il percorso creativo dall’inizio alla fine. Nel primo disco non c’era quella mescolanza di idee che invece sono riuscito a portare dentro “Solo 2.0”. Tuttavia, nonostante il lunghissimo lavoro, cambierei di nuovo tutto».

Di chi sono le mani che le coprono il volto sulla copertina del cd?

«Sono tutte mie. Compaiono anche nel fumetto interattivo realizzato parallelamente a questo disco. È un piccolo miracolo creato al computer».

Ora che «X Factor» è passato a Sky, farebbe lo stesso il provino?

«Assolutamente sì. L’unica differenza rispetto a quando mi sono presentato io è la quantità di pubblico potenziale. E visto che ormai è difficile che le case discografiche investano sui nuovi talenti, è importante che “X Factor” si faccia ancora. Meglio su Sky che niente».

Com’è nata la collaborazione con Lucio Dalla?

«Dopo aver assistito a una mia esibizione con Renato Zero a Roma, mi ha invitato a incidere con lui un brano del suo prossimo album. Mi ha sorpreso con la sua grandissima umiltà. Alla prima registrazione, contro il mio parere da scettico perenne, ha detto: “Buona!”. Mi ha fatto sentire talmente a mio agio che mi è sembrato di lavorare con uno zio».

A che cosa tiene davvero, oggi, Marco Mengoni?

«A quel 30 per cento di arte che è rimasta in questo lavoro. Tutto il resto è burocrazia. Per questo, più di tutto, aspetto i concerti. Il nuovo spettacolo sarà più asciutto nelle linee del palco, ma lo vorrei molto tecnologico nell’impianto scenico».

Nel brano «Tanto il resto cambia» lei canta «mille volte scoprirò che non mi innamoro». Eppure ha dichiarato di essere «poligamo». Qual è la verità?

«M’innamoro, eccome. Vivo l’amore in modo fortissimo, non solo quando sono dentro una relazione. Diciamo che sono “poliamorico”, non poligamo come è stato erroneamente scritto. E sono molto geloso verso le persone per cui provo sentimenti profondi. Guai a chi le tocca!».