31 Gennaio 2013 | 15:58

Maria Nazionale si racconta a Sorrisi: «Sanremo è un classico per gli italiani»

La più importante partita della Nazionale (anzi, per Maria Nazionale, stella del genere neomelodico partenopeo reclutata da Fazio per il prossimo Festival) quest’anno si giocherà a Sanremo. Nell’attesa, «Sorrisi» ha portato l’interprete di «Ragione e sentimento» a sciacquare metaforicamente i panni sotto la pioggia che bagna le guglie del Duomo di Milano.

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Maria Nazionale si racconta a Sorrisi: «Sanremo è un classico per gli italiani»

La più importante partita della Nazionale (anzi, per Maria Nazionale, stella del genere neomelodico partenopeo reclutata da Fazio per il prossimo Festival) quest’anno si giocherà a Sanremo. Nell’attesa, «Sorrisi» ha portato l’interprete di «Ragione e sentimento» a sciacquare metaforicamente i panni sotto la pioggia che bagna le guglie del Duomo di Milano.

31 Gennaio 2013 | 15:58 di

La più importante partita della Nazionale (anzi, per Maria Nazionale, stella del genere neomelodico partenopeo reclutata da Fazio per il prossimo Festival) quest’anno si giocherà a Sanremo. Nell’attesa, «Sorrisi» ha portato l’interprete di «Ragione e sentimento» a sciacquare metaforicamente i panni sotto la pioggia che bagna le guglie del Duomo di Milano. Accompagnata dal figlio Antonello, avvolta dal gelo di una tra le piazze più famose d’Italia, Maria non può non ricordare che proprio lì Totò e Peppino, due grandi napoletani al Nord, ambientarono un celebre botta e risposta invernale col «ghisa», il vigile milanese. «Perché a Milano, quando c’è la nebbia, non si vede!», cita ridendo da «Totò, Peppino e… la malafemmina». «Ma io questa città» prosegue «la conosco bene: ci ho vissuto 14 anni, per studiare canto, dizione e recitazione».

Per tutti gli italiani, sino a oggi, l’unica Maria nazionale è sempre stata la De Filippi. Vuole soppiantarla?
«Macché, non ci penso proprio. E poi lei lo è di fatto, io all’anagrafe».

Che cosa si aspetta da questo Sanremo tra i Big: il salto che fece Gigi D’Alessio?
«Guardi che comunque sono già piuttosto nota… Certo, Sanremo è una vetrina formidabile. Mi aspetto solo divertimento e serenità».

Anche se non tutta Italia la conosce, lei incide dischi da vent’anni. Ne ha pubblicati 13 dal 1993.
«Per questo Sanremo lo considero un approdo naturale della mia carriera. Andai due anni fa con Nino D’Angelo, ma non sentivo sulle spalle tutto il peso delle responsabilità che sento ora. Sono un po’ tesa, non emozionata».

Quante volte ha provato a entrare nel cast di Sanremo?
«In realtà, mai. Me lo chiesero in passato ma non accettai. Forse non mi sentivo pronta».

Con quali brani si presenta?
«Uno di Servillo-Mesolella degli Avion Travel, “È colpa mia”, cantanto in napoletano. E un altro di Enzo Gragnaniello, “Quando non parlo”, in italiano».

Quest’anno a Sanremo si eliminano le canzoni, non i cantanti. Baudo diceva: «Al Festival ci vuole il sangue». Ne risentirà l’audience?
«Penso e spero di no. Sanremo è un classico per gli italiani».

Se non va per farsi notare, perché lo fa?
«Per la voglia di proporre al pubblico qualcosa di nuovo, in una veste nuova».

Quando cantano i neomelodici napoletani, a volte vengono accolti da qualche sorriso ironico…
«I giovani a Napoli non riescono a vedere oltre il loro naso. Imitano, nel loro piccolo, quel che vedono in tv: “X-Factor” o “Amici”. Spesso non li chiamo neppure neomelodici, ma disperati. Ovvero persone alla ricerca, come tutti, di un modo per emergere».

Quanti concerti fa in un anno?
«Una quindicina. C’è grossa crisi. Anche nomi vecchi e forti della nostra canzone, trovano date solo in Russia, Sudamerica…».

Come attrice ha fatto «Gomorra», nel 2008. Da lì, più nulla?
«Un film d’autore per Sky, due anni fa: “Biondina”. Non è citato neanche nella mia biografia. Avevo il ruolo di una maestra».

Cito romantiche frasi memorabili da un suo pezzo: «Come fosse cioccolato, doce doce t’ha mangiate»; «Ta mette comme fosse nu cappotte».
«È “Ragione e sentimento”. Un successo incredibile. Sa che questa canzone su Youtube ha avuto quattro milioni di visualizzazioni?».

Ancora: «’Na sera tanto po’ ffà, nun te l’avev’a spusà» e «Topolino è addiventate nu ggigante», detto di un amore cresciuto.
«A questo però bisogna concedere qualche ingenuità in più: è un pezzo che ha quasi vent’anni…».

In Galleria Vittorio Emanuele, la pazienza del nostro fotografo viene messa a dura prova dal transito degli ultimi gruppetti di turisti giapponesi, ma anche Maria ha esaurito la tolleranza al gelo: «Jamme ragà, ca fa frìdd, aropp m’ammale, e àggia cantà!». Persino a Milano, non serve traduzione.

(foto di Frezza / La Fata)