03 Novembre 2015 | 08:33

The Kolors al Medimex – Foto e 20 Dichiarazioni

Il 30 ottobre 2015 la band ha preso parte all'evento alla Fiera del Levante a Bari

 di Alessandro Alicandri

The Kolors al Medimex – Foto e 20 Dichiarazioni

Il 30 ottobre 2015 la band ha preso parte all'evento alla Fiera del Levante a Bari

03 Novembre 2015 | 08:33 di Alessandro Alicandri

Il 30 ottobre i The Kolors sono stati ospiti del Medimex di Bari. Ecco quello che hanno raccontato durante l'intervista, anche grazie alle domande dei fan. Il tutto in attesa dell'8 novembre, data in cui sarà in onda lo speciale (con concerto) su Italia 1. Trovate in allegato una galleria di foto dell'evento per voi.

"A volte ci hanno detto che non eravamo da talent. Il nostro obiettivo era quello di comunicare con il nostro sound e non ci sentivamo accettati. Maria De Filippi, l'ho detto molte volte, è stata davvero rock'n'roll, dimostrando che fare scelte controcorrente non è una moda, è un atteggiamento mentale".

"Venivamo da un periodo brutto, in cui avevamo raccolto le canzoni in un album fatte nei locali. Forse non c'era ancora l'attitudine giusta da album ma tutte le discografiche ci dicevano la stessa cosa: con l'inglese non andate da nessuna parte, siete troppo poco pop. Volevo dire ai produttori: sapete cosa ascoltano i vostri figli? Le canzoni in inglese".

"Ci hanno detto che non eravamo radiofonici, eppure io vengo da un background musicale vicino al mondo di Michael Jackson. Quando le discografiche mi dicevano che assomigliavo troppo a quello che faceva lui in musica, mi lusingava, anche se sostenevano che lo scimmiottassi. Emulavamo la sua voglia di novità".

"Al primo provino di Amici abbiamo portato In ginocchio da te di Gianni Morandi, è stato un vero disastro. Maria, dopo aver sentito Everytime, ha capito che quella era la nostra strada, quella della verità. Ha deciso di portare allo spettatore qualcosa che fino al giorno prima veniva considerato alternativo".

"Oggi quando un ragazzo può andare in discografica e proporre la sua musica in inglese, mi sento corresponsabile con i The Kolors di questo cambiamento e la cosa mi fa stare bene".

"A 13 anni sono andato in Inghilterra per la prima volta. Considerate che avevo 10 in inglese e 2 in matematica. Pensavo di essere una specie di genio dell'inglese e invece mi sono scontrato con la realtà, mi parlavano ma non capivo nulla, c'era ancora molto da studiare".

"Dire che abbiamo un progetto di respiro internazionale è pretenzioso, però a novembre andremo a Los Angeles perché la Live Nation estera è interessata a conoscerci. Certo che ci farebbe tanto piacere anche solo aprire le date dei Maroon 5 e dei One Republic".

"La nostra vita nella musica non è affatto semplice. soprattutto perché abbiamo passato moltissimo tempo a farci le ossa tra piccoli palchi, bagni del personale, avanzi dei pasti, ma anche meno responsabilità. Oggi tutto quello che facciamo ha un peso più forte di almeno due tre volte. È tutto più bello e anche difficile".

"Abbiamo per le mani e quasi concluso la registrazione di un nuovo singolo. Siamo in una fase nuova e abbiamo lavorato anche nello studio di Amici per scrivere alcune cose. Ci sono molte idee valide in campo".

"Il look non è fondamentale in Italia, ma oggi nel mercato internazionale conta molto. Per i The Kolors il 30% di come ci presentiamo al pubblico è determinato dallo stile. Non è studiato a tavolino, ma è frutto delle influenze musicali del mio passato, da Elvis a David Bowie".

"In Italia i riferimenti musicali assoluti sono Renato Zero, uno che ha portato in Italia l'abbigliamento del glam rock e la disco dance. Un'altra fonte di ispirazione per noi è Zucchero".

"I testi che scrivo non sono di inglese colto, parlo delle cose che mi succedono e delle cose che vedo con un linguaggio semplice ma credibile".

"L'album che più ho atteso nell'ultimo periodo è quello dei Daft Punk. L'ho aspettato quasi come mio padre aspettava quello dei Pink Floyd".

Alex Fiordispino

"Mi sono ritrovato la batteria in casa perché mio padre suonava con il papà di Stash. La uso come un sacco da box, la uso per sfogarmi e onestamente non l'ho mai studiato. La uso senza una cognizione di causa e alla fine funziona, mi piace".

Daniele Mona

"Ho iniziato a fare musica perché ascoltarla e basta, non mi bastava".

Stash

"La Campania ha una storia musicale enorme e da lì ho preso quel senso un po' tribale che si respira in città. È lì che c'è il funk nero di Pino Daniele e che non si ritrova in nessuna altra città italiana. Da Napoli ho ereditato 'la cazzimma', un senso di forte determinazione per le cose".

"Volevo fare l'università a Milano perché è lì che ci sono tutte le etichette discografiche: le avevo cercate su Google. Così ho scelto l'accademia di Brera dopo il liceo artistico di Napoli, al posto di Firenze e Roma, che secondo me sono accademicamente molto più interessanti".

"I nostri genitori non hanno creduto da subito in noi. Mio padre, nello specifico, è un musicista che ha da sempre una strada molto diversa dalla mia. Mi ha lasciato fare e non mi ha aiutato nemmeno a imparare a suonare la chitarra a meno che non lo implorassi. Non ha mai voluto entrare nella mia vita artistica".

"Il nostro progetto è disegnato attorno a noi. Stimo moltissimo i Dear Jack e al nostro punto di vista non soffriamo nessun ruolo e non sentiamo l'esigenza di muoverci da soli, ma noi tre siamo i The Kolors. È come se fossimo fratelli".

"Rispetto a 'I Want' e 'Out' ci sentirete cambiare ancora, nella sonorità e nella proposta. Sarete sorpresi quanto noi di quello che può succedere con la nostra musica".

"Le mie canzoni le scrivo partendo dalle mie emozioni, ho tante ispirazioni in questo periodo della nostra carriera e ogni cosa può diventare una canzone. Mi ispirano anche i sorrisi delle persone".