Home MusicaNewsLeiner: «Ecco perché ho lasciato i Dear Jack»

31 Marzo 2017 | 21:43

Leiner: «Ecco perché ho lasciato i Dear Jack»

Abbiamo incontrato l'ex cantante del gruppo in merito al suo allontanamento dalla band

 di Alessandro Alicandri

Leiner: «Ecco perché ho lasciato i Dear Jack»

Abbiamo incontrato l'ex cantante del gruppo in merito al suo allontanamento dalla band

31 Marzo 2017 | 21:43 di Alessandro Alicandri

«C'è un bellissimo sole qua a Milano, ma perché non ve lo godete e camminate tutti così veloci?» dice Leiner appena ci incontriamo in centro città. «Dalle mie parti è come se camminassimo tutti con il bastone. Con calma!». Sorride. Leiner è venuto da Vicenza per incontrare Sorrisi a poche ore dall'annuncio della nuova formazione a quattro dei Dear Jack, senza Leiner. Questa estate l'abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e oggi ha deciso di parlare con Sorrisi per raccontare le ragioni di questa separazione che ha fatto notizia.

Come stai?
«Sono sereno perché la scelta è stata condivisa dal gruppo e con la casa discografica in assoluta serenità. L'unica cosa che mi ha fatto male è stato leggere i commenti di alcune persone su Facebook che hanno detto che ho "sfruttato" i Dear Jack per un tornaconto personale. Non è mai stato così e, con il sorriso sulle labbra, vorrei dire la verità».

Cos'è successo?
«L'esperienza fatta in oltre un anno e mezzo con i ragazzi mi ha fatto crescere perché sono stati mesi intensi, sono salito su un treno in corsa ad alta velocità. I Dear Jack sono, questo lo sanno tutti da sempre, una band con cinque teste pensanti e senza un leader. In questo lungo periodo passato con loro ad un certo punto mi sono sentito un po' indietro. Vedevo i ragazzi molto coesi e io facevo fatica a mettermi al passo. I motivi di questo sentirmi "indietro" sono tanti: forse la differenza di età, forse la distanza geografica visto che non vivo dalle loro parti, forse la mia minore esperienza in questo mondo complicato come la discografia. Stava diventando un problema».

Però sapevo che eravate al lavoro su un nuovo album.
«Certo! Come vi avevo già raccontato in estate, eravamo al lavoro su un nuovo progetto. Ho scritto dei brani con loro visto che sono anche autore, eravamo già a una fase più che embrionale del disco: abbiamo incontrato autori e produttori con i quali si sono creati anche dei bei rapporti di amicizia. Ero contento del lavoro fatto. Volevamo un ritorno in grande stile, con un evidente rinnovamento senza però tradire l'identità con cui la band è nata e ha ottenuto il successo».

Come vi stavate muovendo?
«Ad un certo punto una delle idee messe in campo, vedeva la presenza non solo della mia voce, ma anche quella di Lorenzo e Riccardo, da sempre voci coriste del gruppo. Un'idea particolare di band che visivamente non avrebbe avuto un cantante, ma tre. Tutti avrebbero suonato uno strumento, anche io. Questo mi avrebbe visto un po' più defilato. Sicuramente era un'idea nuova... ma della quale non ero convinto. L'entusiasmo di un'idea, inizialmente da me assecondata, si stava concretizzando e l'avremmo portata in sala di incisione. In quel momento ho sentito in modo chiaro me e la mia visione del Dear Jack messi da parte. Avevo un'idea diversa e l'unica idea che piaceva a tutti gli altri, non piaceva a me».

Cos'hai fatto poi?
«A quel punto mi sono preso un attimino di tempo, qualche giorno, per riflettere su di me, visto che da X Factor fino a oggi non mi sono fermato un attimo. Era quello che volevo? Era la direzione che volevo prendere? Ho riflettuto su questa cosa e ne ho capite tante altre. La mia voce, così com'è da sempre, non si sposava appieno con le canzoni del gruppo, me ne accorgevo giorno dopo giorno cantando il repertorio dei ragazzi».

Intendi quello nato con Alessio Bernabei?
«Esatto. Io ho una stima pazzesca per Alessio, uno che può e sa cantare quel repertorio come io, te lo dico in tutta sincerità, non sono in grado di fare. Per questo, con alti e bassi, mi sentivo e mi sentivate più a fuoco durante X Factor. C'è proprio un discorso di conformazione della mia gola: la mia voce non poteva avvicinarsi a quel modo di cantare, proprio di Alessio, molto radicato nella band e lontano da me. Anche se ce l'ho messa tutta e ho combattuto per trovare il mio spazio e dare alla band quello di cui aveva bisogno. Avrei voluto cambiare tipo di repertorio, con canzoni più vicine alla mia vocalità. Non ho mai cantato in italiano tanto come ho fatto in questo periodo e per essere salito su un treno in corsa ho dato il massimo che potevo dare, anche a Sanremo».

Cosa ti aspetta da domani?
«Nel mio futuro, c'è quello che c'era già: la scuola per la quale ho ottimi voti e la musica, anche se mi servirà un po' di tempo per raccogliere le idee, fermarmi e capire che direzione voglio prendere. Ripartendo un po' da zero, anzi, da tutto quello che ho costruito nel mio piccolo da solo prima dei Dear Jack e con il bagaglio ottenuto con loro. Sono sicuro che i ragazzi faranno la loro musica sia che decidano di rimanere in quattro come immagino, sia se dovesse aggiungersi un'altra voce. Anche se ho dei dubbi che questo possa accadere, almeno non a breve termine. Ho uno studio di registrazione in casa e dalla musica non posso scappare. Io continuerò a farla in una direzione mia, comunque vada, perché è così che deve andare».