22 Luglio 2016 | 16:10

Leiner: «X Factor, Dear Jack, Sanremo e una vita davanti»

Intervistiamo il finalista del talent nel 2014 oggi voce di una delle più popolari band italiane

 di Alessandro Alicandri

Leiner: «X Factor, Dear Jack, Sanremo e una vita davanti»

Intervistiamo il finalista del talent nel 2014 oggi voce di una delle più popolari band italiane

22 Luglio 2016 | 16:10 di Alessandro Alicandri

Leiner Riflessi prima di essere la nuova voce dei Dear Jack, è una persona davvero simpatica, curiosa, attenta al mondo che lo circonda. Non è comune trovare degli occhi che non si guardano solo il naso ma prendono coscienza di tutto e ne fanno tesoro. La sua presenza nel progetto Dear Jack "di nuova generazione", senza Alessio Bernabei è partito da Sanremo, ma si esprimerà nel futuro nel suo modo più autentico. Venerdì 29 luglio la band pubblica il singolo «Guerra personale», contenuto nell'album «Mezzo Respiro». Scopriamo insieme nella nostra lunga chiacchierata tutto quello che c'è da sapere sul percorso di Leiner a X Factor con un bel capitolo sul futuro, suo e della band. 

Cosa stanno combinando i Dear Jack in questi giorni?
«Siamo e saremo in giro per l'Italia in promozione e per un tour radiofonico e alcuni concerti fino a metà settembre. Qualche giorno fa sono andato a vedere Beyoncé a Milano e mi è venuto il nervoso perché mi chiedo come possa avere il coraggio, io, di salire sul palco dopo aver visto tale magnificenza! (ride) Dopo quel live ho capito quanto devo imparare, quanto devo studiare. Lei ha una storia di impegno e di dedizione incredibile, ha anche fatto parte di un gruppo, una girlband, un'esperienza di confronto e di formazione fantastica che secondo me l'ha aiutata a diventare la numero uno che è oggi. È in quel senso mi sento piuttosto fortunato a vivere oggi un'esperienza di band dove sto imparando un sacco di cose».

Quali sono i tuoi ricordi più vividi del tuo (recentissimo) X Factor?
«L'ho vissuto come un punto di partenza. Il mio era un esordio musicale dopo anni in cui vedevo X Factor da fan. Mi dicevo: "Quanto sarebbe bello lavorare con Luca Tommassini? Quanto sarebbe bello salire su quel palco?". Ci ho provato l'anno prima del mio ma ero troppo piccolo d'età per un paio di giorni. L'anno successivo ci ho riprovato, ero comunque il più piccolo del cast ma mi hanno preso ed è andata piuttosto bene».

È stata dura?
«A quell'età vedevo, giustamente perché lo era, tutto più grande di me. Ho dei ricordi molto belli ma altri decisamente difficili. Abbiamo lavorato tanto, ho fatto molta formazione e lì ho imparato a essere, nel mio piccolo, la persona che sono oggi. Sai che non mi sono mai riguardato? Sono ancora troppo autocritico e facilmente influenzabile quando mi guardo, un po' pessimista. Allora evito, preferisco che mi dicano gli altri com'è andata».

Era il primo anno di Fedez come giudice. C'era molta attenzione su di lui e tante aspettative.
«Sono stato molto fortunato a averlo avuto nella mia squadra. Per due motivi: perché aveva l'entusiasmo di chi ha appena cominciato un'esperienza importante e l'età giusta per capirci. È una persona che imposta il lavoro non giudicando troppo quello che si fa, ma mostra la strada giusta fare le cose nel migliore dei modi. Ha collezionato una serie di scelte azzeccate, ha idee fortissime ed è una persona che alla teoria preferisce sempre la pratica».

La tua edizione è stata vinta da Lorenzo Fragola. Cosa pensi di lui?
«Avevamo capito tutti dal primo giorno che avrebbe vinto il programma. Ha tutte le caratteristiche giuste in un talent. È una bellissima persona e visto che io non scindo mai la dimensione personale da quella artistica, mi piace tanto sotto ogni aspetto. Siamo ancora in contatto e ci siamo visti in varie occasioni. È sempre rimasto se stesso e per quanto può valere, umanamente e artisticamente merita tutta la mia stima».

Il singolo di X Factor, «Tutto quello che ci resta», era davvero forte!
«Anche io penso che sia un brano forte, ma non ho mai nutrito aspettative sul fatto che potesse diventare popolare. Non credo molto alle storie di successo immediato, più ai percorsi dove sali passo dopo passo per arrivare a qualcosa di più grande. Per quell'inedito devo dire che sono stato fortunato: rispecchiava esattamente la mia identità. E poi il videoclip è bellissimo!».


La tua prima passione, come abbiamo visto anche a X Factor, è la danza!
«Esatto. Ho studiato canto un anno prima del talent e da ragazzino ballavo. La mia passione per la musica si declina in tutte le sue forme, dal suonare gli strumenti, al cantare e ballare. Adesso in questa fase ho un po' interrotto ma voglio ricominciare a fare danza hip-hop come una volta. In una puntata mi ricordo che dovevo ballare pochi minuti dopo l'ingresso in studio di Keisza, una popstar che nasce ballerina e mi sono buttato tantissimo giù di morale! La musica la intendo a 360 gradi».

Dalla fine del tuo X Factor all'ingresso nei Dear Jack è passato meno di un anno.
«È stata una cosa così veloce e improvvisa che nemmeno mi sono reso conto. Era un sabato se non sbaglio e ho fatto il provino e lunedì ho firmato il contratto e abbiamo cominciato subito a lavorare. Questo cambiamento ha rimesso tutto in gioco, anche l'esordio nei palazzetti e l'Arena di Verona. Con l'abbandono di Alessio Bernabei e con il mio arrivo abbiamo dato vita a un nuovo inizio».

Quindi non hai mai sentito forti responsabilità con il tuo arrivo nella band.
«Nessuna, mai».

Però arrivavi da un genere e un tipo di repertorio molto diverso da quello che fino a allora hanno fatto i Dear Jack.
«È vero ed è stata l'unica perplessità che avevo, sul genere musicale. Io ho preso questa "chiamata" come una benedizione, perché dopo X Factor mi è stata data la possibilità di rimettermi di nuovo in gioco. Amo le sfide e stiamo facendo dei passi in avanti molto misurati. A oggi penso sia la migliore decisione che potessi fare nella vita. Anche perché con il mio ingresso è partita una trasformazione musicale che sta portando, oggi, la band in una direzione un po' diversa dal passato».

Hai sempre avuto un atteggiamento molto "easy", anche se poi il vostro "nuovo inizio" è stato a Sanremo quest'anno.
«Ero eccitato, euforico, pure troppo. Avrei dovuto prendere Sanremo in un modo più concentrato. Di solito io sono fatto di anestetico, tendo a muovermi in maniera molto tranquilla sulle cose. Eppure mi sono reso conto che quel palco e tutto quello che lo circonda richiede una consapevolezza di se stessi enorme, una consapevolezza che io alla mia età sto ancora costruendo. Mi dico solo onorato di averne fatto parte, con un cast di grandi professionisti che mi hanno aiutato a capire meglio il range di quanto puoi crescere nel corso di una carriera con l'impegno e la dedizione assoluta».


Mi parlavi prima di una direzione nuova che sta prendendo la band.
«Già nel nostro album "Mezzo respiro" è iniziato quel processo e nelle selezione dei brani di repertorio già cantati da Alessio Bernabei abbiamo pescato pezzi che fossero adatti alla mia voce e al mio modo di cantare. Il mondo magari più "teenageriale" dei Dear Jack di qualche anno fa oggi si sta mescolando ai suoni più soul e elettronici che fanno parte della cultura musicale di tutta la band. Spero di poter con il tempo esplorare con i ragazzi sempre più orizzonti musicali e raccontare la complessità di quello che siamo».

Quali sono le carriere dei nomi passati a X Factor che ti affascinano?
«Sicuramente la carriera di Marco Mengoni. Sono andato a vedere il suo concerto e mi ha emozionato tantissimo. Lo voglio andare a rivedere! Perché è un esempio di come il successo dopo un talent richieda impegno e "costruzione". Lui ha fatto tanta gavetta e adesso azzecca un pezzo dietro l'altro, tutti conoscono tutte le sue canzoni. La cosa che mi colpisce di più è che ha costruito una sua identità, un'identità che non si colloca in un genere preciso ma in tantissimi diversi. Eppure quando lo ascolti capisci sempre che è lui. Poi mi piace Aba, una carissima amica che è anche una persona vera, che dice e fa quello che vuole. Ha gli attributi per non svendersi passando a un mainstream che non la farebbe sentire a suo agio»:

Quali sono i tuoi progetti futuri, Leiner?
Finiamo a metà settembre con i live con i Dear Jack e poi ci tuffiamo in un nuovo progetto. Non lo chiamerei ancora album perché come si sta evolvendo la situazione discografica c'è bisogno un po' di ridefinire le regole del classico percorso singolo/album/tour. Stiamo cercando una nostra strada che ci identifichi. Per questo ci prenderemo un po' di tempo per riflettere e per pubblicare qualcosa di davvero bello, qualcosa per cui non si possa sbagliare».

So che quando hai iniziato X Factor dovevi fare la terza superiore.
«E con grande rammarico, devo ancora finirla. Ci vorranno almeno due anni per chiudere il liceo ed è una cosa che mi fa stare male, sapere non aver ancora finito. Ma ce la farò!».

La Michielin ha avuto un problema simile al tuo.
«Lei è stata brava perché è riuscita a fermarsi per un po' e chiudere gli studi, glielo dicevo pochi giorni fa quando ci siamo sentiti. Io comincerò sicuramente da settembre in una scuola privata e farò i salti mortali per conciliare tutto. Mi sembra che a volte non sia ancora chiaro che ho 19 anni e che ho fatto X Factor quando ne avevo solo 17. Da lì non mi sono mai fermato, per fortuna. Per tutto quello sarà, ho ancora tutta una vita davanti».