13 Novembre 2014 | 16:12

Paolo Conte, il grande cantautore si confessa a Sorrisi prima di un suo concerto

Lui si siede, incrocia le gambe e mi guarda negli occhi aspettando la prima domanda. Gli chiedo come sta. Sorride e fa un lungo sospiro. «Sono un po’ affaticato, glielo confesso. Ma per lo spettacolo non vedo l’ora. Sono prontissimo».

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Paolo Conte, il grande cantautore si confessa a Sorrisi prima di un suo concerto

Lui si siede, incrocia le gambe e mi guarda negli occhi aspettando la prima domanda. Gli chiedo come sta. Sorride e fa un lungo sospiro. «Sono un po’ affaticato, glielo confesso. Ma per lo spettacolo non vedo l’ora. Sono prontissimo».

Foto: PAOLO CONTE IN CONCERTO AL TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI DI MILANO

13 Novembre 2014 | 16:12 di

Mancano due ore all’inizio dello spettacolo. Le prove al Teatro Galleria di Legnano (MI) sono appena finite, Paolo Conte è molto concentrato e un po’ teso, glielo si legge negli occhi. Indossa un completo scuro e una polo chiara. Dopo una forte stretta di mano, entriamo nel suo camerino. Lui si siede, incrocia le gambe e mi guarda negli occhi aspettando la prima domanda. Gli chiedo come sta. Sorride e fa un lungo sospiro. «Sono un po’ affaticato, glielo confesso. Ma per lo spettacolo non vedo l’ora. Sono prontissimo».

Quali persone immagina di trovare in platea questa sera?
«Al mio esordio avevo un pubblico solo maschile, fatto di persone che trovavano nelle mie parole una consolazione per le loro sconfitte sentimentali. Le donne sono arrivate in un secondo momento, portando ai concerti un clima più colorato e frizzante. Oggi il mio pubblico è la somma di queste due parti».

Cosa la rende un artista felice a 77 anni?
«La mia gioia inizia quando compongo la musica di una canzone e finisce quando sul palco, come succederà stasera, la sento suonare da un’orchestra».

Cosa ne dice del buon esordio del suo ultimo album «Snob» nella nostra Superclassifica?
«Mi gratifica, ma quando vendere diventa una gara preferisco non correre».

Lo sa che il rapper Fedez ha consigliato di ascoltare «Snob»?
«È giudice di “X Factor”, vero? Mi fa piacere che ci sia ancora un po’ di rispetto per i vecchi maestri (ride). Se lo conosce, per favore, lo ringrazi da parte mia».

Segue «X Factor»?
«No, ma ho conosciuto Mika. È da tanti anni che si proclama mio grande fan, allora abbiamo fatto in modo di incontrarci. È simpaticissimo, una persona davvero brillante».

Oggi i giovani la musica la scaricano, lei come se la procurava?
«Avevo dei genitori molto giovani e temerari. In barba alle regole fasciste, andavano a recuperare illegalmente nei porti navali i dischi di artisti internazionali. A Genova o a Venezia, per esempio. Era una caccia al tesoro».

Lei ha iniziato scrivendo canzoni per altri artisti. Che consiglio può dare ai giovani autori italiani?
«Di non seguire le mode, ma di farle nascere».

Lei non ha creato delle mode, ma colonne portanti della musica italiana.
«Non prendo il merito da solo, ho avuto la fortuna di dare i miei pezzi a grandi voci come Adriano Celentano. Se “Azzurro” l’avessi presentata io, non avrebbe avuto lo stesso successo».

Ne è sicuro?
«Non del tutto, chissà».

Una delle ultime volte in cui ha dato una sua canzone a qualcun altro è stata nel 2010 a Malika Ayane.
«Quando si offre una canzone a qualcun altro bisogna dare molta fiducia. Seguire lo sviluppo, controllare che non venga stravolta. Caterina Caselli (discografica di Malika, ndr) mi ha corteggiato con gentilissima insistenza e ho accettato. Con grande soddisfazione, alla fine».

Nella scaletta dei sui concerti le nuove canzoni quasi non ci sono. È insolito, lo sa?
«Voglio che le persone abbiano il tempo di vivere le mie canzoni più recenti. Preferisco evocare la nostalgia per le cose che amano da tempo. I brani di “Snob” li sentirete nel prossimo tour (ride)».

Ha visto l’imitazione che le hanno dedicato a «Tale e quale show»?
«L’ho vista in diretta perché mi avevano avvisato da giorni. Sapevo che Luca Barbareschi avrebbe fatto due mie canzoni ed ero troppo curioso, non potevo non vederlo. L’effetto era carnevalesco, ma ho apprezzato l’omaggio».

In quarant’anni di carriera, cosa ha capito della musica?
«Mi sono domandato più volte se è necessario capirla oppure smettere di provare a comprenderla. Ha avuto momenti esaltanti e insopportabili. Rimane un dono».

Le capita ogni tanto di fare bilanci personali?
«Non è facile, ogni tanto ci sono brutti pensieri. Ma oggi sono più felice di quando ero giovane. Quando ti guardi indietro e sai di aver fatto il lavoro che ami per tutta la vita, non puoi che sentirti in pace con il mondo».