08 Marzo 2011 | 21:59

Patty Pravo: «Caro Morgan ora tocca a te»

Solo Sorrisi ha incontrato la «coppia invisibile» dell’ultimo Sanremo. «Ho lottato tanto tempo contro le convenzioni e l’ipocrisia, ti passo il testimone: siamo spiriti affini» dice Patty Pravo al cantante. Intanto il loro duetto, escluso dal Festival, va forte nelle radio...

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Patty Pravo: «Caro Morgan ora tocca a te»

Solo Sorrisi ha incontrato la «coppia invisibile» dell’ultimo Sanremo. «Ho lottato tanto tempo contro le convenzioni e l’ipocrisia, ti passo il testimone: siamo spiriti affini» dice Patty Pravo al cantante. Intanto il loro duetto, escluso dal Festival, va forte nelle radio...

08 Marzo 2011 | 21:59 di

Morgan e Patty Pravo (foto Frezza/La Fata)
Morgan e Patty Pravo (foto Frezza/La Fata)

Di tutte le storie finite sui giornali e in tv nel corso dell’ultimo Festival, ce n’è una che nessuno ha spiegato fino in fondo. Racconta di due personaggi lontanissimi tra loro, eppure assurdamente somiglianti. Le carriere di Patty Pravo e Morgan (fatte le debite proporzioni) sono disseminate di successi, giorni bui, scandali, censure ufficiali: a unirle c’è un talento grande e sregolato. E un duetto, quello di «Il vento e le rose», che sul palco dell’Ariston nessuno ha visto per via di un’eliminazione dalla gara che ai più è parsa ingiusta. «Pensare che quella canzone neppure la volevo interpretare» racconta Patty. «Me ne stavo andando dallo studio dove ho registrato il disco, a San Gimignano. Ero carica di borsoni e faceva un freddo cane. Mi sono ritrovata tra le mani lo spartito della canzone ed ero sul punto di stracciarlo. Poi ho pensato: “Povero Calvetti (Diego, musicista e produttore che ha scritto il pezzo, ndr), lui l’ha scritta per me». Così sono rientrata nello studio, mi sono messa davanti al microfono e l’ho cantata una sola volta, al volo, come piace a me. E ho pensato che si poteva tenere. L’ho inserita nell’album, anche se non mi convinceva fino in fondo. Con le altre canzoni c’entra poco». «Il pezzo funziona perché lo canta Patty» interviene Morgan. «Altrimenti era un pezzo alla Pausini». Invece «Il vento e le rose» è stata scelta per il Festival anche se, si diceva, non è arrivata in finale e non è stata eseguita con Morgan.

«Chi se ne importa, tanto il Festival è un posto di inghippi e falsità» dice lei. «È la seconda volta che usano il mio nome per lanciare il Festival» aggiunge lui. «L’anno scorso l’esclusione, quest’anno il gran ritorno al fianco di Patty Pravo. E poi non mi fanno esibire. La prossima volta non mi fregano. Quando c’è da parlare di adozione e affidamento in un talk show però mi vogliono eccome. Perché creo valore aggiunto, dicono. Appunto, valore aggiunto: io alzo gli ascolti e loro non pagano nulla. E dire che con Simona Ventura avevo mandato un mio progetto per il Festival. Neppure mi hanno risposto: hanno sostituito il cantante alla conduzione, perché noi avevamo pensato a Celentano, si sono presi tutte le altre idee e tutto il merito». Patty ascolta in silenzio. Poi sorride: «Io ho lottato per decenni. Adesso tocca a te, caro Morgan».

A vederli insieme potrebbero avere la stessa, indefinita età. Potrebbero perfino essere amanti. Ma in verità si conoscono appena: non si sono incontrati neppure per registrare il duetto. «Siamo anime affini, in fondo conta solo questo» riprende Patty. «Sono stata io a volere Morgan. L’ho capito subito, 10 anni fa, che aveva qualcosa di speciale. La verità è che i ragazzi che vedo in giro adesso sono deludenti. Era molto meglio quando i locali chiudevano alle due di notte e tutti se ne andavano a casa. Ora si va avanti fino alle sei di mattina, così poi i ragazzi girano rimbambiti tutto il giorno. E poi ai nostri tempi eravamo vivaci, curiosi, avevamo un pensiero. C’era una disciplina, ecco». «Ora tutto è più difficile» aggiunge Morgan. «Anche essere artisti. Noi siamo quelli che hanno le idee, e le idee sono un valore. Ma con Internet ti rubano tutto. Ti entrano in casa, ti frugano nei cassetti. Una volta per rubare le idee rapivano gli scienziati, oggi basta sfruttare la Rete». «Anche per questo fare un disco per quelli come noi è diventato duro» riprende Patty. «I discografici ormai servono solo per lanciare qualche ragazzotto che viene spremuto e poi buttato via come uno straccio. Ma con noi non possono farlo. Farsi sfruttare va bene, ma farsi mangiare no, altrimenti nemmeno esisti più. Nei miei dischi decido tutto io: se vi va bene è così, altrimenti niente. I discografici non possono metterci le mani. Piuttosto vado a vivere sotto i ponti, dove ho già molti amici. Oppure chiedo asilo politico: all’estero c’è un sacco di gente che mi aspetta a braccia aperte». Questa volta Morgan non dice nulla. Ma annuisce. «Portami con te» sembra pensare.