27 Maggio 2011 | 08:31

Raf, un giorno dirò addio al pop

«Quando deciderò di smettere con la musica leggera conoscerete un Raf inedito» dice il cantautore. «Prima o poi capiterà. E a quel punto non mi porrò il problema di piacere ai più. Magari le pubblicherò solo su Internet, e se a qualcuno piaceranno le scaricherà»...

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Raf, un giorno dirò addio al pop

«Quando deciderò di smettere con la musica leggera conoscerete un Raf inedito» dice il cantautore. «Prima o poi capiterà. E a quel punto non mi porrò il problema di piacere ai più. Magari le pubblicherò solo su Internet, e se a qualcuno piaceranno le scaricherà»...

27 Maggio 2011 | 08:31 di

Raf (foto Neri Oddo)

Cosa resterà di questi Anni 80, cantava Raf nell’ormai lontano 1989. Alla fatidica domanda il cantante risponde oggi, dopo venti e passa anni, con una cifra perentoria: «Lo zero!». La sorpresa è che la risposta arriva dentro «Numeri», prima traccia dell’omonimo album, un pezzo cantato quasi tutto da Frankie Hi-Nrg Mc. «È stata una delle collaborazioni più riuscite della mia carriera» dice Raf. «In quella canzone mi sono cimentato più a fare il produttore che il cantante. Anzi, più in là penso che farò solo questo, il produttore».

Perché ha scelto Frankie?
«Sarà banale dirlo ma Frankie è un amico. Ed è il rapper più vicino al mio modo di scrivere, anche se è più giovane. La sua parte se l’è scritta da solo, a un rapper non si può chiedere di cantare il testo di un altro. Sapeva cosa volevo e l’ha svolto nel migliore dei modi».

In «Nuovi mondi» canta: «E noi cerchiamo vita inventandoci energia che muore e fa morire». Allude all’energia nucleare?
«Sì. L’ho scritta con Gianni Santucci, ma prima di Fukushima. Sono sempre stato per le rinnovabili, chi mi conosce lo sa. Capisco chi non vuole le centrali nucleari, intorno c’è sempre più radioattività della norma. Con tutto il rispetto, mi dispiace sentire una persona come Veronesi dire che la terrebbe anche dentro casa».

Lei che energia usa?
«Sto cercando di mettere i pannelli solari, ma i paradossi della burocrazia me l’hanno finora impedito. Vivo in campagna, in un’area piena di vincoli. Vorrei evitare che proprio io che faccio questi discorsi abbia poi la caldaia a gas».

Il nuovo disco si divide fra ballate e rock.
«Uno dei pregi della musica è che puoi spaziare. Ma la componente ritmica è fondamentale, spesso i miei pezzi partono dalla batteria».

Eppure, rispetto al classico cantautore, lei è uno dei pochi che ha il coraggio della melodia.
«Forse perché molti partono dal testo. Io parto dalla musica. Quando ho una melodia in embrione la canto in un inglese finto. Dopo, con un lavoro certosino, metto l’italiano. Il risultato ha un sapore internazionale, proprio perché nato con un suono anglosassone».

Che cosa le è rimasto dei suoi studi in architettura?
«Se viaggio, vado a vedere musei o edifici che ho visto sui libri. Per il resto, oggi disegno poco o niente, non curo neanche l’arredamento di casa, a quello pensa mia moglie. Almeno sulle copertine dei dischi cerco di non delegare troppo».

Senta, ma perché porta quei capelli rasati a zero?
«Ero il cantautore italiano più magro, poi ho conosciuto mia moglie, ho cominciato a mangiare regolarmente e ho preso 20 chili. Decisi allora di tagliarmi i capelli, sono ribelli e pure fragili. Ogni tre giorni mi passo la macchinetta sulla capoccia. Avessi i capelli di Robert Redford o di Gianni Morandi non lo farei».

Nato in Puglia, vissuto a Firenze, a Milano e ora a Roma: lei è l’Unità d’Italia.
«Non posso che sentirmi pugliese. Certo, la vita itinerante mi ha modificato, non potrei definirmi il Checco Zalone della musica leggera. Firenze l’ho vissuta nell’epoca più bella, i 18 anni. Anche a Milano ho vissuto bene, era la capitale del design. Ma dopo gli Anni 80 è diventata la città dell’imprenditoria e degli affari, mi auguro che riacquisti creatività. Oggi non la scambierei con Roma».

Le piace più comporre o suonare?
«Tutti e due. Però niente è più difficile di scrivere canzoni semplici, cercando di centrare quella linea oltre la quale saresti banale o incompreso. Il pop deve arrivare a più gente possibile, ma temo che oggi per essere sicuri di piacere si debba essere anche un tantino beceri. Io non voglio: prima di tutto devo piacere a me stesso».

Immagino che terrà delle canzoni nel cassetto. Cosa ci perdiamo?
«Vi perdete un Raf che verrà alla luce solo quando deciderò di smettere con la musica leggera. Prima o poi capiterà. E a quel punto non mi porrò il problema di piacere ai più. Magari le pubblicherò solo su Internet, e se a qualcuno piaceranno le scaricherà».

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