10 Dicembre 2011 | 09:21

RED HOT CHILI PEPPERS in Italia per i primi concerti italiani con il nuovo chitarrista

I Red Hot Chili Peppers sono in Italia (sabato a Torino, domenica a Milano) per due concerti sold out che sono l’occasione per ascoltare per la prima volta dal vivo le canzoni di «I’m With You», l’album uscito tre mesi fa e subito volato in testa alle classifiche di oltre 30 Paesi...

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RED HOT CHILI PEPPERS in Italia per i primi concerti italiani con il nuovo chitarrista

I Red Hot Chili Peppers sono in Italia (sabato a Torino, domenica a Milano) per due concerti sold out che sono l’occasione per ascoltare per la prima volta dal vivo le canzoni di «I’m With You», l’album uscito tre mesi fa e subito volato in testa alle classifiche di oltre 30 Paesi...

10 Dicembre 2011 | 09:21 di

Red Hot Chili Peppers

I Red Hot Chili Peppers sono in Italia (sabato a Torino, domenica a Milano) per due concerti sold out che sono l’occasione per ascoltare per la prima volta dal vivo le canzoni di «I’m With You», l’album uscito tre mesi fa e subito volato in testa alle classifiche di oltre 30 Paesi.

Un successo niente affatto scontato per il primo disco inciso dalla band californiana con Josh Klinghoffer, il 31enne chitarrista che nel 2009 ha preso il posto del carismatico John Frusciante. Alcuni critici musicali, infatti, non sono stati teneri verso le nuove canzoni dei Red Hot, le prime dal 2006.

«Ormai non leggo più quello che scrivono i critici, mi preoccupo solo del nostro pubblico» ci aveva detto a settembre Flea, il funambolico bassista dei Red Hot, all’inizio del nostro incontro a Milano con la band. «Le sembrerà ridicolo, ma da qualche tempo sono su Twitter e così so in tempo reale che cosa pensano i nostri fan».

E che cosa dicono?
«Sono felici per il fatto che abbiamo fatto questo disco. Lo aspettavano da cinque anni. Ci rispettano troppo per non capire che queste canzoni sono il frutto di un lungo lavoro. L’obiettivo era quello di essere all’altezza del nostro passato, e direi che l’abbiamo raggiunto».

Per lei, Josh, non dev’essere stato facile sostituire una leggenda vivente come Frusciante.
«In realtà non ho sentito nessuna pressione, se non quella che mi ha sempre spinto a fare del mio meglio. Sto vivendo questa esperienza senza paure, ma con grande entusiasmo. Ogni giorno con Flea, Anthony e Chad è un debutto da vivere insieme: il primo disco, il primo concerto, la prima conferenza stampa. Come strumentista li ho frequentati per dieci anni, ma solo ora sto imparando a conoscerli veramente. E poi l’intesa con Flea è fantastica».

Quando ha scoperto la musica dei Red Hot Chili Peppers?
«La prima canzone che ho ascoltato è “Behind The Sun”, nel 1987. Avevo 17 anni e di certo non immaginavo che un giorno avrei suonato con loro. Eppure, adesso che sono nella band, tutto questo non mi sembra surreale, anzi. Forse perché è quello che ho sempre sognato».

Flea, che cosa è cambiato con l’ingresso di Josh?
«Lui ha portato nel gruppo la sua dedizione all’arte, la capacità di trasformare questo amore inmusica. Certo, con Josh non possiamo fare quello che facevamo con Frusciante, certi automatismi non ci sono più. Siamo insomma una nuova band. E devo dire che ci ho messo un po’ di tempo per abituarmi».

Perché?
«Pensavo che senza John i Red Hot Chili Peppers non potessero continuare. Poi l’affetto per Anthony e per questa band ha avuto il sopravvento. E’ stato come ricominciare da capo dopo 25 anni. E la parte più divertente è stata proprio la ricerca di un’intesa con Josh».

Di recente ha condiviso con lui anche un viaggio in Etiopia.
«Di quell’esperienza ricordo in particolare una messa, alle 4 di mattina. Decine di persone che cantavano al buio, aspettando l’alba. Un’esperienza profonda che mi ha riavvicinato a Dio. In Etiopia manca il cibo, ma almeno c’è quella tolleranza che manca in altri Stati africani».

Nel video del singolo «The Adventures of Rain Dance Maggie» suonate sopra il tetto di un edificio a Venice Beach, a Los Angeles, mentre per strada si raduna una folla che col tempo diventa sempre più grande. Sembra tutto improvvisato, ma è andata davvero così?
«Non c’era niente di scritto. Siamo saliti sul tetto e abbiamo suonato per due ore e mezzo, al calar del sole. Solo pochi minuti prima avevamo avvertito i nostri fan».

E come?
«Ovvio, con Twitter».

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