26 Novembre 2011 | 08:27

RENATO ZERO, l’intervista: «La mia arma segreta si chiama ottimismo»

Il re dei sorcini ritorna con «Puro Spirito», una raccolta di tutti i suoi brani pù allegri e trasgressivi:« Il buonumore innesca energie positive. E anche scherzando si può parlare di cose serissime. Non ho mai trovato l'anima gemella, ma a me basta l'affetto dei fan»...

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RENATO ZERO, l’intervista: «La mia arma segreta si chiama ottimismo»

Il re dei sorcini ritorna con «Puro Spirito», una raccolta di tutti i suoi brani pù allegri e trasgressivi:« Il buonumore innesca energie positive. E anche scherzando si può parlare di cose serissime. Non ho mai trovato l'anima gemella, ma a me basta l'affetto dei fan»...

26 Novembre 2011 | 08:27 di

Renato Zero

Arriva completamente vestito di nero, quasi una divisa a cui concede pochi dettagli di eccentricità: gli occhiali da Harry Potter, i bracciali vistosi («Questo me l’hanno regalato le mie nipotine Ada e Vivì per il mio compleanno»), gli anfibi con zeppa: «È più forte di me, se vedo qualcosa di strano, non so resistere». Renato Zero, 61 anni portati con evidente buonumore, da tempo ha fatto pace con se stesso. Rivendica per sé tutti i ruoli che ha impersonato: amante, bambino, anziano, vendicatore, amico. Ma poi quello con cui si sposta, nella sua Roma adorata, è un inimitabile mix di tradizione e trasgressione, di buoni sentimenti e razionali follie. Questi, per lui, sono i giorni delle soddisfazioni. Prima tra tutte, aver abbandonato le grandi case discografiche a vantaggio di un’etichetta indipendente, Tattica, con la quale il 29 novembre pubblica «Puro spirito», compilation dei suoi pezzi più irriverenti con due inediti, «Testimone» e «Sorridere sempre».

Che c’è da sorridere?
«Per me l’ottimismo è una questione di Dna. Mi arriva dalla mia famiglia. Mia madre, romana da generazioni, è sempre stata capace di quella sorta di esorcismo che permise di uscire dagli anni della guerra con il buonumore. Da mio padre ho avuto un’altra eredità: lui, figlio di contadini e pastori che avrebbe voluto essere baritono, mi ha regalato la voglia di sfidare il destino e di considerare la musica non come una distrazione ma come un impegno serissimo. Più che alle orecchie deve arrivare al cuore».

Si deve sorridere pure davanti alla crisi dell’Italia?
«Il sorriso è un atto di coraggio e partecipazione sociale. Una sana provocazione che innesca energie positive nelle persone vicine. E poi è un tratto distintivo della storia del nostro Paese. Avete presente il volto ieratico e sereno di un Leonardo Da Vinci?».

Nel disco ci sono i suoi pezzi più dissacranti. È questo il vero Renato Zero, diverso dal Messia adorato da un pubblico trasversale?
«Intanto la mia è una spensieratezza relativa. Scherzo, rido ma parlo di cose serissime. “Menefotto” è un pezzo sul qualunquismo dilagante e sul tracollo generale creato dal non volersi mai prendere responsabilità. Potrebbe essere stato scritto oggi. Così come “Soldi”, che la dice lunga sul fatto che siano sempre i ricchi ad arricchirsi. O “Erotica apparenza”, sull’abuso di collagene e plastica. Se fai i sermoni la gente non ti ascolta. Se giochi riesci a far riflettere di più, un po’ come facevano Chaplin e i fratelli Marx. Poi certo, qualche volta sarò stato retorico, avrò peccato di eccesso di zelo».

Ma lei si sente un guru?
«Io sono un clown senza circo. Da sempre precario. In passato ho subito la precarietà, poi ho scoperto che è il mio abito ideale. Le certezze addormentano. Invece io ogni giorno mi invento un ruolo, e questa intercambiabilità mi fa sentire me stesso a 360 gradi. Poi, se proprio devo sceglierne uno, mi prendo quello dello stravagante: ha visto le mie scarpe?».

Ora però è nonno. Che effetto fa?
«È una meraviglia. Ho due nipotine di 6 e di 5 anni, e se non le vedo tutti i giorni non sto bene. Sapevo che i bambini sono accattivanti, ma non credevo che avrebbero avuto un così grande potere su di me».

Come vive il fatto di non aver trovato finora, in questi 61 anni, la sua anima gemella?
«Bene, perché sono stato ripagato con un rapporto passionale e rigenerante con il mio pubblico. Ho la certezza che si nasce soli e si muore soli. Ciò che c’è in mezzo sono conquiste che avvengono con una certa imprevedibilità. Al vero amore può bastare anche un giorno. Non c’è niente di negativo se alla mia età ti ritrovi con un solo mazzo di chiavi. Forse sono nato con la premessa di essere di tutti, ma questo mi appaga».

Però la famiglia per lei ha una certa importanza.
«È sempre stata fondamentale. Avere avuto alle spalle una famiglia così bella forse ha condizionato le mie scelte, mettendomi la paura di non essere capace di crearne un’altra all’altezza. Oggi vivo con mia sorella Maria Pia e mio fratello Giampiero. Una scelta d’amore. Non solo non faccio fatica a condividere il mio tetto con loro, ma sono strafelice».

Da anni di lei si nota una certa reticenza a parlare del privato.
«Io sono quello che sono, e piaccio così. Punto. Poi quando torno a casa, sto nella mia camera, ascolto la musica, invito a cena i miei amici. Quello di guardare nelle stanze altrui è il vizio degli impotenti che non hanno idea di cosa significhi aver fatto della propria vita una lotta contro i preconcetti».

E le donne? È vero che nella sua vita è tornata a esserci la sua fidanzata storica, Lucy Morante?
«Lucy non ha mai smesso di esserci, è molto presente nella mia vita di oggi, anche se poi ognuno torna a casa propria. Così come Enrica Bonaccorti e altre donne che hanno accompagnato il mio cammino. Lucy, però, è quella che ha sofferto di più perché era detestata dai miei fan».

Che cosa l’ha colpita di lei?
«La dolcezza. Lucy non è mai stanca, nervosa, distaccata. Una presenza rassicurante e totale. Accogliente. E le mie nipotine, che come tutti i bambini sanno leggere l’animo delle persone, stravedono per la “zia Lucy”».

Come si sta senza una grande casa discografica alle spalle?
«La verità, anche se so che molti colleghi mi odieranno per ciò che dico, è che si sta davvero bene. Se non hai un paracadute, sei obbligato a usare le ali. I rischi acutizzano l’ingegno e accrescono l’autostima».

Progetti?
«In primavera farò una tournée nelle capitali europee, è la prima volta nella mia vita. Ho sempre preso malvolentieri gli aerei. Mia madre mi ripeteva spesso: “Amore di mamma, ricordati che l’acqua è per i pesci e il cielo per gli uccelli”».

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