Home MusicaSamuele Bersani parla del nuovo album e dice: «L’amore è il miglior tranquillante»

10 Settembre 2013 | 10:21

Samuele Bersani parla del nuovo album e dice: «L’amore è il miglior tranquillante»

Il cantautore parla anche di un verso della canzone «Chiamami Napoleone» in cui sembra criticare i Modà e dice: «Mentre incidevo l'album, nei momenti di pausa, mi capitava di accendere la radio…e 8 volte su 10 (anche cambiando stazione) beccavo sempre o quasi solo le loro canzoni»...

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Samuele Bersani parla del nuovo album e dice: «L’amore è il miglior tranquillante»

Il cantautore parla anche di un verso della canzone «Chiamami Napoleone» in cui sembra criticare i Modà e dice: «Mentre incidevo l'album, nei momenti di pausa, mi capitava di accendere la radio…e 8 volte su 10 (anche cambiando stazione) beccavo sempre o quasi solo le loro canzoni»...

10 Settembre 2013 | 10:21 di Redazione

La prima risposta di Samuele Bersani sul suo nuovo disco, «Nuvola Numero Nove» (in uscita il 10 settembre(, arriva di getto, come un torrente in piena:
«Nato da una scintilla incendiaria. Ho scritto, musicato, arrangiato e prodotto in un flusso continuo, consegnando il lavoro in anticipo alla casa discografica, per la prima volta senza chiedere proroghe, senza ripensamenti. Questa scintilla è stata un incontro inatteso con una ragazza speciale che ha trasformato in luce le ombre che si erano annidate e con sincerità mi ha raccontato subito le sue paure.Un incontro senza personali precedenti, che ha modificato completamente le traiettorie e ha messo le fondamenta ad un inizio nuovo. Come dico in “En e Xanax”, sono convinto che due fragilità possano diventare una forza. So quanto sia difficile prendere in mano la felicità, ma ora mi pare di essere in una fase d’incanto, di sogno vigile. E ho soltanto voglia di tenermi stretto la sensazione. Gli ultimi erano stati anni piuttosto burrascosi e di grande cambiamenti, a volte desiderati e necessari, a volte quelli più duri, quelli “a tradimento”, quando ad esempio spariscono gli amici e tu non puoi farli tornare indietro…

È sempre viva la mancanza di un mio grande riferimento, Lucio Dalla. “Nuvola Numero Nove” è il primo disco che ho finito senza portarglielo ad ascoltare in assoluta anteprima. L’ultima canzone che gli avevo fatto sentire era stata “Psyco”, a San Remo, un mese prima dell’accaduto. Dal 2003 non era più il mio discografico, ma Lucio fu il primo a credere in me ed era soprattutto l’unico amico a cui telefonavo sapendo che mi avrebbe ascoltato veramente a qualunque ora, quando sentiva che ne avevo l’urgenza,. Se avevo un testo nuovo da leggergli, e se ero inquieto per qualcosa, lui improvvisava le parole più rassicuranti. È stato il mio Maestro. Con che disciplina si lavorasse in studio, con che orari, con che rispetto per l’improvvisazione,, come si stesse su un palco, l’importanza di “vivere per scrivere”, l’idea che persino il dolore abbia la possibilità di essere capitalizzato in versi, sono tutte cose che ho cercato d’imparare da lui. L’inarrivabile Lucio. Siamo in tanti a pensarlo. Qui a Bologna, nella cerchia di amici e collaboratori, con il passare dei mesi, la sua assenza si sente di più, non di meno».

È piuttosto sorprendente che uno come te, in genere così riservato, parli senza troppi veli della sua storia d’amore:
«Premesso che l’amore non deve finire nel gossip (e ovviamente ho paura di questo), mi sentirei di tradire la storia se mascherassi quello che è successo. Un po’ di tempo fa qualcuno che era con me ha citato una frase di Ingmar Bergman, “Bisogna avere il coraggio delle emozioni”. Mi ha colpito questa frase, forse proprio perchè ero entrato in una fase in cui ho voglia di poter lasciarmi andare. Per questo in queste canzoni sono meno criptico e più diretto di quanto mi sia mai permesso, come si vede anche nel raccontare la mia storia d’amore in modo quasi esplicito. Sottolineo però che i versi non sono strettamente autobiografici, né letterali. Le canzoni come le altre forme di creazione devono seguire le leggi della narrativa. Per esempio è vero che «En e Xanax» sono i soprannomi che io e Desirée ci siamo dati dopo aver scoperto che per un periodo, sottolineo un periodo, avevamo preso dei tranquillanti per calmare l’ansia, specialmente la sera. Lei prendeva l’uno e io l’altro. Che sollievo permettersi di non nascondere le proprie debolezze! Devo dirlo per chiarire che il brano è tutto l’opposto dell’invito a consumare benzodiazepine. Cosa che peraltro si capisce subito quando lo si ascolta. Poi però ci sono tanti riferimenti che sono narrativi e non reali. Per esempio, lei non è “figlia di un’americana trapiantata a Roma”. E anche molti altri particolari sono frutto di fantasia o di bellezza dei versi».

In generale pare che tu sia molto orgoglioso di queste dieci canzoni. Qual è la tua preferita?
«Non nascondo che questa domanda mi crea qualche difficoltà. Se dico che non riesco a sceglierne una, rischio di sembrare presuntuoso. La verità è che per me che faccio questo “mestiere”, le canzoni sono tutte creazioni personali, a cui sono inevitabilmente legato.

Anche innamorato tu rimani coerente con quel tuo osservare la società di oggi. Ma mentre si può capire una frase come “non c’è più niente qui in questo stivale ridotto a pantofola”, perché hai scritto “non c’è più niente qui da musicare a parte un disco dei Modà”. Scusa, ma che t’hanno fatto?
«Grazie per questa domanda, perché mi da la possibilità di spiegare come è nata questa frase. Nei momenti di pausa, quando non lavoravamo, mi capitava di accendere la radio…e 8 volte su 10 (anche cambiando stazione) beccavo sempre o quasi solo canzoni dei Modà. Così in studio è partita una scommessa con i musicisti.… e ogni volta che ci fermavamo si andava a verificare. Questo è il motivo, la mia è una canzone che fotografa con tante polaroid in rima un’epoca in cui i segni si mischiano. Quanto al resto del testo, sono anni che il paese è impantanato in una crisi che lo ha anestetizzato, con il rischio di perdere la capacità di reazione. In questa canzone per contrasto figurano personaggi del cinema come Federico Fellini, Monica Vitti e così via».

Anche tutto l’andamento musicale è molto ricco, colorato e più allegro del solito.
«Sì. Dicevo che questa volta mi sono preso la responsabilità di scrivere e decidere in totale autonomia. E ho suonato anche tanto e di tutto, piano, tastiere, flauto dolce, kazoo e mandolino (in “D.A.M.S” per esempio). Ovviamente con me c’è stata una squadra di musicisti incredibili come Tony Pujia, Silvio Masanotti, Bruno Mariani alle chitarre, Davide Beatino al basso, Gionata Colaprisca alle percussioni, Sandro di Paolo alla viola elettrica, Marco Rovinelli alla batteria. Il bravissimo Dario Casillo alla programmazione ritmica. Alla scrittura musicale di tre brani, «Desirée» appunto, “Spia polacca” e “Il re muore”, hanno collaborato Gaetano Civello, Gregorio Salce, Matteo Fortuni e il gruppo degli Egokid».

Che ti aspetta adesso come impegni?
«Oltre alle tante iniziative di presentazione dell’album, sta uscendo anche il video di “En e Xanax”. Anche di questo sono molto soddisfatto. i due attori che li interpretano sono molto bravi, Camilla Semino Favro e Alessandro Sperduti. E avere alla regia Nicolò Massazza dei Masbedo è un bel colpo. Poi più avanti ci sarà un tour, anche questo piuttosto diverso dai miei precedenti: finora ho avuto un palco essenziale, con me che parlavo tanto. Ora penso a qualcosa di più spettacolare, più scenografico. Spero di sorprendervi ancora».

Ascolta Nuvola Numero Nove di Samuele Bersani su Spotify: