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25 Gennaio 2013 | 19:29

Sanremo 2013, abbiamo ascoltato tutte le canzoni dei Campioni. La recensione brano per brano

Una vera ondata di musica: quest’anno partecipano 28 canzoni (due per ogni Campione in gara) e dopo un primo ascolto è difficile capire fino in fondo il valore dei singoli brani. Ma è abbastanza per farsi un’idea di quali siano le tendenze, i temi ricorrenti, le sonorità, e i più validi concorrenti di questa edizione...

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Sanremo 2013, abbiamo ascoltato tutte le canzoni dei Campioni. La recensione brano per brano

Una vera ondata di musica: quest’anno partecipano 28 canzoni (due per ogni Campione in gara) e dopo un primo ascolto è difficile capire fino in fondo il valore dei singoli brani. Ma è abbastanza per farsi un’idea di quali siano le tendenze, i temi ricorrenti, le sonorità, e i più validi concorrenti di questa edizione...

Foto: Sanremo 2013

25 Gennaio 2013 | 19:29 di Redazione

Le canzoni non esistono finché qualcuno non le ascolta. Noi di Sorrisi abbiamo avuto l’onore di sentire in anteprima i brani dei Campioni di Sanremo 2013, in una fredda ma assolata mattina di gennaio, negli studi della Rai di Milano, di fronte allo sguardo orgoglioso e soddisfatto di Fabio Fazio e Mauro Pagani.

Una vera ondata di musica: quest’anno partecipano 28 canzoni (due per ogni Campione in gara) e dopo un primo ascolto è difficile capire fino in fondo il valore dei singoli brani. Ma è abbastanza per farsi un’idea di quali siano le tendenze, i temi ricorrenti, le sonorità, e i più validi concorrenti di questa edizione.

Almamegretta

Dopo vent’anni di carriera, la band di Raiz porta all’Ariston in entrambi i brani un sound complesso e variegato che mescola il ritmo del reggae, la sperimentazione della musica elettronica e il blues della calda voce del suo leader. Tutti e due i loro brani sono suggestivi e molto figurativi: «Mamma non lo sa» è una nostalgica storia di urbanizzazione («Mangio scatolette, non cucino più» che si conclude con un invito a «riprenderci l’umanità») mentre «Onda che vai» racconta un intenso viaggio verso un sogno di libertà: dopo tutto, il nome gruppo si traduce «Anima Migrante».

Annalisa

L’unica ex concorrente di «Amici» in gara quest’anno porta due canzoni spiccatamente sentimentali, nella tradizione del Festival. La sua «Scintille» è quella più veloce, con un piglio decisamente «jazzato» in cui a un certo punto fa la sua comparsa anche una fisarmonica: sarà una delle costanti del festival. «Non so ballare» è invece una ballata più tradizionale e romantica (l’autore è Ermal Meta, leader della band La Fame Di Camilla) in cui la Scarrone racconta un travolgente amore a prima vista: a danzare saranno infatti le farfalle nel suo stomaco.

Malika Ayane

Il suo ritorno a Sanremo è guidato dalla mano esperta di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, autore di entrambi i brani. Che sono due variazioni sul tema della perdita e dell’assenza: «E se poi» è un pezzo più ritmato, mentre «Niente» parte con dolcezza, con un semplice arpeggio di chitarra e la voce di Malika, a cui si aggiunge il pianoforte, per raggiungere gradualmente un emozionante crescendo mentre Malika canta a gran voce «non resta più niente».

Chiara

La vincitrice di «X Factor» sarà anche «l’ultima arrivata» ma si fa accompagnare da due autori d’eccezione. «L’esperienza dell’amore» (scritta da Zampaglione dei Tiromancino) è un brano che esplora l’effetto sconvolgente e formativo del sentimento amoroso, paragonato a un treno in corsa, a un’onda, al rapimento totale dell’estasi. È una sorta di tango, invece, il suo secondo pezzo, «Il futuro che sarà», scritto da Francesco Bianconi dei Baustelle, porta la sua impronta ricercata: un invito a sognare, in faccia a una vita che spesso è «una comoda anestesia».

Simone Cristicchi

Davvero curiosi i testi del cantautore di «Ti regalerò una rosa», giunto al quarto festival. «Mi manchi» è una canzone d’amore, costruita su un lungo, poetico e buffo elenco di similitudini della mancanza; nel suono e nell’arrangiamento, si rifà alla musica popolare, con violini e fisarmoniche. «La prima volta (che sono morto)» è un brano originale che esorcizza la perdita con spirito laico e ironico: è raccontato dal punto di vista di un defunto, che nell’aldilà incontra Chaplin, Pertini e il nonno partigiano che gli chiede: «Avete cambiato il mondo?». Niente paradiso, ma una «scuola serale» dove si insegna ad apprezzare meglio la vita. Come si dice alla fine: «Sarà per la prossima volta».

Elio e le Storie Tese

L’auditorium accoglie con un piccolo applauso i due brani della band, di nuovo a Sanremo dopo 17 anni. Sono ovviamente le canzoni più folli e divertenti del Festival. «Dannati forever» gioca con il concetto religioso di peccato, elencando i predestinati a un’eternità tra le fiamme (tra cui gli esodati e… i giornalisti) in cui l’Inferno è paragonato, in rima, a una giornata d’agosto «sulla Reggio Calabria – Salerno». Puro virtuosismo il secondo brano, «La canzone mononota»: Elio canta (quasi) tutto il pezzo usando una sola nota, e diventa un viaggio negli stili della canzone sanremese. Alla fine, Mauro Pagani ci fa sapere che la nota è un Do.

Max Gazzé

Se molti cantautori propongono un pezzo lento e uno veloce, l’autore di «Il solito sesso» tiene il ritmo piuttosto serrato e l’asticella dell’ironia molto alta, in entrambe le canzoni. «Sotto casa» è un brano costruito su una metrica ardita ma impeccabile, raccontato dal punto di vista di un «messaggero» che bussa a una porta per proporre la salvezza, e si conclude con un vero coro «da stadio». Il tema di «I tuoi maledettissimi impegni» è chiaro fin dal titolo: l’amata ha sempre da fare e quindi lui, cantante sfaccendato, si immagina di diventare il suo fermaglio, o di rimpicciolire per entrare nella borsetta e passare più tempo con lei.

Raphael Gualazzi

Due anni dopo aver vinto tra i giovani, l’urbinate torna a Sanremo da vero Campione con due brani accomunati da uno spirito liberatorio, che sottolineano il suo talento come pianista oltre che come compositore e interprete. Il testo di «Sai (ci basta un sogno)» è poetico e complesso, l’inizio pianoforte e voce lascia spazio a un ritornello energico in cui Raphael tira fuori la voce, cantando «per sopravvivere ci basta un sogno»; c’è tempo anche per un virtuosistico assolo di piano. «Senza ritegno» è un brano più veloce dal ritmo jazz quasi latino con un uso distintivo della tromba nel finale: decisamente più sperimentale ma irresistibile.

Marta sui tubi

Come previsto, i due brani della band nata a Bologna sono tra i più originali della rassegna. In particolare «Dispari», che parte e si conclude con un coro quasi gregoriano e dove domina la voce aggressiva e inconfondibile di Giovanni Gulino: il testo è altrettanto sorprendente, con ardite citazioni nel ritornello (Oscar Wilde e i Sonic Youth, i Motorpsycho e Mallarmé) e una frase come «non soffro se mi sento solo, soffro se mi fai sentire dispari». La seconda canzone, «Vorrei», è la richiesta di perdono di fronte a un amore compreso troppo tardi in cui Gulino chiede «perdono alla pastorizia per aver rovinato l’immagine di una pecora nera».

Marco Mengoni

Anche il secondo ex concorrente di «X Factor», già sul podio di Sanremo tre anni fa, viene accompagnato da autori con la A maiuscola. «Bellissimo», il brano scritto da Gianna Nannini e Pacifico, è quello più veloce, quello dove Marco può sfruttare al meglio le sue doti vocali e, in alcuni passaggi, sembra quasi il brano di un musical per Broadway. Più tradizionale la ballata «L’essenziale», scritta tra gli altri da Roberto Casalino: una canzone d’amore da manuale.

Modà

Dopo aver vinto per mano di Emma come autore di «Non è l’inferno», Kekko Silvestre riprova a portare a casa il titolo con la sua band. Entrambi i brani sono propositivi e pieni di energia: «Come l’acqua dentro il mare» accontenterà i fan del gruppo con un invito a «far tesoro di ogni respiro» e a «difendere la bellezza del perdono». L’altra canzone, intitolata «Se si potesse non morire», è invece un inno alla bellezza e alla semplicità delle cose, in cui Silvestre immagina di poter vivere in un mondo in cui l’amore e i sogni sono capaci di annullare la morte.

Simona Molinari e Peter Cincotti

Grazie alla cantante lanciata dal Festival nel 2009 torna sul palco un grande del passato come Lelio Luttazzi. È suo infatti il brano «Dr. Jekyll and Mr. Hide», uno spiritoso pezzo swing vecchio stile sull’adorabile schizofrenia delle nostre personalità: «Siamo tutti mezzi matti» canta la Molinari. Più veloce, quasi ballabile, è invece «La felicità», canzone apparentemente allegra che in verità parla di una storia d’amore finita e di una felicità perduta; il sound avvicina il folk alla dance. È lecito immaginare una versione remixata.

Maria Nazionale

Tocca alla cantante di Torre Annunziata, in un’edizione segnata indubbiamente dalla componente folk, il compito di portare il calore della musica partenopea sul palco dell’Ariston. Non se lo fa dire due volte: se «Quando non parlo» è una canzone d’amore in cui la Nazionale invoca un «bisogno infinito di poesia» mentre «il mondo galleggia nella bugia», l’obiettivo è perfettamente raggiunto nel secondo pezzo, «È colpa mia», brano più lento e malinconico in cui la cantante ammette le proprie responsabilità di fronte a un sentimento spezzato. È infatti cantato interamente in dialetto.

Daniele Silvestri

Le due anime del cantautore romano si incontrano nei due brani proposti per il Festival. Da un lato c’è «A bocca chiusa»: parte da una citazione di «La società dei magnaccioni» («Fatece largo») e da un riferimento a un classico di Gaber («Partecipazione è libertà, ma è pure resistenza») ed è il racconto appassionato di una manifestazione politica per le strade di Roma, che si conclude con una melodia mormorata dal cantante. Dall’altro c’è «Il bisogno di te», una canzone sulla dipendenza amorosa, decisamente più vicina allo stile ironico e danzante di uno dei suoi più grandi successi, che presentò proprio a Sanremo, ovvero «Salirò».