01 Gennaio 2014 | 14:49

Sanremo Story, 1965: senza divi il Festival fa un passo indietro

XV Festival della Canzone Italiana – Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo, 28-29-30 1965. Presentano Mike Bongiorno e Maria Grazia Spina. Organizzazione: Azienda Turistico Alberghiera con la direzione artistica di Gianni Ravera CANZONI E ARTISTI IN GARA 1. Se piangi, se ridi (di Mogol-Gianni Marchetti-Roberto Satti) Bobby Solo – New Christy Minstrels Abbracciami […]

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Sanremo Story, 1965: senza divi il Festival fa un passo indietro

XV Festival della Canzone Italiana – Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo, 28-29-30 1965. Presentano Mike Bongiorno e Maria Grazia Spina. Organizzazione: Azienda Turistico Alberghiera con la direzione artistica di Gianni Ravera CANZONI E ARTISTI IN GARA 1. Se piangi, se ridi (di Mogol-Gianni Marchetti-Roberto Satti) Bobby Solo – New Christy Minstrels Abbracciami […]

Foto: XV Festival della Canzone Italiana - Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo, 28-29-30 1965. Presentano Mike Bongiorno e Maria Grazia Spina. Organizzazione: Azienda Turistico Alberghiera con la direzione artistica di Gianni Ravera

CANZONI E ARTISTI IN GARA

1. Se piangi, se ridi (di Mogol-Gianni Marchetti-Roberto Satti) Bobby Solo - New Christy Minstrels Abbracciami forte (di Mogol-Carlo Donida) Ornella Vanoni - Udo Jürgens Amici miei (di Vito Pallavicini-Gene Colonnello) Nicola Di Bari - Gene Pitney Aspetta domani (di Vito Pallavicini-Fred Bongusto) Fred Bongusto - Kiki Dee Ho bisogno di vederti (di Piero Ciampi-Roberto Ciampi) Gigliola Cinquetti - Connie Francis Invece no (di Vito Pallavicini-Ezio Leoni) Betty Curtis - Petula Clark Io che non vivo (senza te) (di Vito Pallavicini-Pino Donaggio) Pino Donaggio - Jody Miller L'amore ha i tuoi occhi (di Pallavicini-Gorni Kramer) Bruno Filippini - Yukari Ito Le colline sono in fiore (di Mogol-Calibi-Donida-Renato Angiolini) Wilma Goich - New Christy Minstrels Prima o poi (di Vito Pallavicini-Antonio Amurri-Alfredo Ferrari) Remo Germani e Le Amiche - Audrey Si vedrà (di Enrico Gentile-Lentini) Vittorio Inzaina - Les Surfs Vieni con noi (di Franco Maresca-Mario Pagano) Milva - Bernd Spier Canzoni non finaliste Cominciamo ad amarci (di Vito Pallavicini-Gino Mescoli) John Foster - Joe Damiano Devi essere tu (di D'Acquisto-Ricky Gianco) Ricky Gianco - Jody Miller Di fronte all'amore (di Simoni-Umberto Bindi) Gianni Mascolo - Dusty Springfield E poi verrà l'autunno (di Antonio Amurri-Bascerano) Don Miko - Timi Yuro I tuoi anni più belli (di Mogol-Gaspari-Enrico Polito) Iva Zanicchi - Gene Pitney Il tuo amore (di Bruno Lauzi) Bruno Lauzi - Kenny Rankin Io non volevo (di Rosario Leva-Gian Piero Reverberi) Giordano Colombo - Hoagy Lands L'amore è partito (di Beppe Cardile) Beppe Cardile - Anita Harris Mia cara (di Mogol-Pino Massara) Robertino - Danyel Gérard Non a caso il destino (ci ha fatto incontrare) (di Antartide-Carlo Alberto Rossi) Franco Tozzi - Johnny Tillotson Ti credo (di Gaetano Amendola-Peppino Gagliardi) Peppino Gagliardi - Timi Yuro Tu che ne sai? (di Antonio Amurri-Franco Pisano) Fabrizio Ferretti - Dusty Springfield Gli straordinari risultati dell’edizione precedente (sei milioni di dischi venduti, uno e mezzo solo per «Una lacrima sul viso» di Bobby Solo) convincono l’Azienda Turistico Alberghiera e il direttore artistico Gianni Ravera a riproporre nel 1965 la stessa formula. Ognuna delle 24 canzoni viene cantata anche da un artista internazionale, tuttavia la pattuglia straniera non è all’altezza della precedente. Colpa anche del boicottaggio della RCA. L’etichetta romana avrebbe voluto iscrivere cinque canzoni ma il regolamento prevede un tetto di tre brani per casa discografica. In segno di protesta, la RCA riununcia al Festival privandolo così della presenza di artisti come Paul Anka, Neil Sedaka e Dalida. Arrivano invece Dusty Springfield, Kiki Dee, Petula Clark, Gene Pitney e Connie Francis. A indebolire il cast contribuiscono l’assenza di Claudio Villa e Domenico Modugno, esclusi perché le loro canzoni (rispettivamente «La bandiera dell’amore» e «Un pagliaccio in Paradiso») non sono ritenute adatte alla manifestazione. Intanto, i divi della canzone come Rita Pavone, Mina, Gianni Morandi e Adriano Celentano continuano a snobbare il Festival proprio mentre si affermano nuove rassegne canore come il Festival delle Rose. In compenso, a Sanremo tornano Milva, Pino Donaggio e i protagonisti del ’64, Bobby Solo e Gigliola Cinquetti. Per la prima volta al Casinò si affacciano Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Bruno Lauzi, Fred Bongusto, Nicola di Bari e i vincitori di Castrocaro, Franco Tozzi e Vittorio Inzaina. L’assenza dei divi viene apprezzata da Sorrisi: «Certe manifestazioni di divismo vecchia maniera conferivano all’avvenimento sanremese un’impronta un po’ paesana e dilettantistica» scrive l’inviato del settimanale. «La figura dei “reucci”, degli “idoli a tutti i costi”, è ormai definitivamente scomparsa dal palcoscenico del Casinò Municipale, dove ormai i cantanti vengono apprezzati più per quel che valgono anziché per il nome più o meno illustre che portano. Anzi, come dimostra l’esempio della cantante “oriunda” Timi Yuro, la semplicità e l’umanità riescono ormai a far colpo più dei cappellini stravaganti o delle sontuose pellicce di visone». Timi Yuro, all’anagrafe Rosa Maria Timoteo Iuro, è un’italoamericana di origini molisane, nata a Chicago e famosa per la canzone «Hurt» («A chi» in italiano). Giunta a Sanremo con la madre, impressiona tutti con la sua estensione vocale e il suo accento anglomolisano. Tuttavia nessuna delle sue canzoni arriva in finale. Nelle prime due serate raccoglie grandi consensi «Io che non vivo (senza te)» di Pino Donaggio, brano che ha tutto ciò che serve per diventare un successo internazionale, ma alla fine trionfa «Se piangi, se ridi» di Bobby Solo e i New Christy Minstrels, a conferma di una regola non scritta, quella del debito che il Festival paga ai vincitori morali dell’anno precedente. A questo proposito, Antonio Lubrano scrive su Sorrisi: «Vince Bobby Solo con un motivo più costruito di “Una lacrima sul viso”, piacevole certo ma senza dubbio meno penetrante del precedente. Rischia di diventare una legge, come se il pubblico dicesse al cantante che poi ha comprato: “Scusa se l’anno scorso ti abbiamo trattato male”». La vittoria di «Se piangi, se ridi» conferma il talento del giovane paroliere Mogol (Giulio Rapetti all’anagrafe), già autore di «Al di là» e «Uno per tutte», canzoni vincitrici rispettivamente nel ’61 e nel ’63. Era sua anche «Una lacrima sul viso», la vincitrice morale del ’64, ma l’eccezionale risultato di vendite di quella canzone non si ripete. «Se piangi, se ridi» arriva comunque al primo posto in Hit Parade, così come «Le colline sono in fiore» nella versione dei New Christy Minstrels e «Io che non vivo (senza te)», che lancia la stella di Pino Donaggio a livello internazionale. Il brano entra nelle classifiche inglesi (nella versione di Jody Miller) e viene inciso anche da Elvis Presley e da Dusty Springfield.

01 Gennaio 2014 | 14:49 di

XV Festival della Canzone Italiana – Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo, 28-29-30 1965. Presentano Mike Bongiorno e Maria Grazia Spina. Organizzazione: Azienda Turistico Alberghiera con la direzione artistica di Gianni Ravera

CANZONI E ARTISTI IN GARA

1. Se piangi, se ridi (di Mogol-Gianni Marchetti-Roberto Satti) Bobby Solo – New Christy Minstrels
Abbracciami forte (di Mogol-Carlo Donida) Ornella Vanoni – Udo Jürgens
Amici miei (di Vito Pallavicini-Gene Colonnello) Nicola Di Bari – Gene Pitney
Aspetta domani (di Vito Pallavicini-Fred Bongusto) Fred Bongusto – Kiki Dee
Ho bisogno di vederti (di Piero Ciampi-Roberto Ciampi) Gigliola Cinquetti – Connie Francis
Invece no (di Vito Pallavicini-Ezio Leoni) Betty Curtis – Petula Clark
Io che non vivo (senza te) (di Vito Pallavicini-Pino Donaggio) Pino Donaggio – Jody Miller
L’amore ha i tuoi occhi (di Pallavicini-Gorni Kramer) Bruno Filippini – Yukari Ito
Le colline sono in fiore (di Mogol-Calibi-Donida-Renato Angiolini) Wilma Goich – New Christy Minstrels
Prima o poi (di Vito Pallavicini-Antonio Amurri-Alfredo Ferrari) Remo Germani e Le Amiche – Audrey
Si vedrà (di Enrico Gentile-Lentini) Vittorio Inzaina – Les Surfs
Vieni con noi (di Franco Maresca-Mario Pagano) Milva – Bernd Spier

Canzoni non finaliste
Cominciamo ad amarci (di Vito Pallavicini-Gino Mescoli) John Foster – Joe Damiano
Devi essere tu (di D’Acquisto-Ricky Gianco) Ricky Gianco – Jody Miller
Di fronte all’amore (di Simoni-Umberto Bindi) Gianni Mascolo – Dusty Springfield
E poi verrà l’autunno (di Antonio Amurri-Bascerano) Don Miko – Timi Yuro
I tuoi anni più belli (di Mogol-Gaspari-Enrico Polito) Iva Zanicchi – Gene Pitney
Il tuo amore (di Bruno Lauzi) Bruno Lauzi – Kenny Rankin
Io non volevo (di Rosario Leva-Gian Piero Reverberi) Giordano Colombo – Hoagy Lands
L’amore è partito (di Beppe Cardile) Beppe Cardile – Anita Harris
Mia cara (di Mogol-Pino Massara) Robertino – Danyel Gérard
Non a caso il destino (ci ha fatto incontrare) (di Antartide-Carlo Alberto Rossi) Franco Tozzi – Johnny Tillotson
Ti credo (di Gaetano Amendola-Peppino Gagliardi) Peppino Gagliardi – Timi Yuro
Tu che ne sai? (di Antonio Amurri-Franco Pisano) Fabrizio Ferretti – Dusty Springfield

Gli straordinari risultati dell’edizione precedente (sei milioni di dischi venduti, uno e mezzo solo per «Una lacrima sul viso» di Bobby Solo) convincono l’Azienda Turistico Alberghiera e il direttore artistico Gianni Ravera a riproporre nel 1965 la stessa formula. Ognuna delle 24 canzoni viene cantata anche da un artista internazionale, tuttavia la pattuglia straniera non è all’altezza della precedente.

Colpa anche del boicottaggio della RCA. L’etichetta romana avrebbe voluto iscrivere cinque canzoni ma il regolamento prevede un tetto di tre brani per casa discografica. In segno di protesta, la RCA riununcia al Festival privandolo così della presenza di artisti come Paul Anka, Neil Sedaka e Dalida. Arrivano invece Dusty Springfield, Kiki Dee, Petula Clark, Gene Pitney e Connie Francis.

A indebolire il cast contribuiscono l’assenza di Claudio Villa e Domenico Modugno, esclusi perché le loro canzoni (rispettivamente «La bandiera dell’amore» e «Un pagliaccio in Paradiso») non sono ritenute adatte alla manifestazione. Intanto, i divi della canzone come Rita Pavone, Mina, Gianni Morandi e Adriano Celentano continuano a snobbare il Festival proprio mentre si affermano nuove rassegne canore come il Festival delle Rose. In compenso, a Sanremo tornano Milva, Pino Donaggio e i protagonisti del ’64, Bobby Solo e Gigliola Cinquetti. Per la prima volta al Casinò si affacciano Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Bruno Lauzi, Fred Bongusto, Nicola di Bari e i vincitori di Castrocaro, Franco Tozzi e Vittorio Inzaina.

L’assenza dei divi viene apprezzata da Sorrisi: «Certe manifestazioni di divismo vecchia maniera conferivano all’avvenimento sanremese un’impronta un po’ paesana e dilettantistica» scrive l’inviato del settimanale. «La figura dei “reucci”, degli “idoli a tutti i costi”, è ormai definitivamente scomparsa dal palcoscenico del Casinò Municipale, dove ormai i cantanti vengono apprezzati più per quel che valgono anziché per il nome più o meno illustre che portano. Anzi, come dimostra l’esempio della cantante “oriunda” Timi Yuro, la semplicità e l’umanità riescono ormai a far colpo più dei cappellini stravaganti o delle sontuose pellicce di visone». Timi Yuro, all’anagrafe Rosa Maria Timoteo Iuro, è un’italoamericana di origini molisane, nata a Chicago e famosa per la canzone «Hurt» («A chi» in italiano). Giunta a Sanremo con la madre, impressiona tutti con la sua estensione vocale e il suo accento anglomolisano. Tuttavia nessuna delle sue canzoni arriva in finale.

Nelle prime due serate raccoglie grandi consensi «Io che non vivo (senza te)» di Pino Donaggio, brano che ha tutto ciò che serve per diventare un successo internazionale, ma alla fine trionfa «Se piangi, se ridi» di Bobby Solo e i New Christy Minstrels, a conferma di una regola non scritta, quella del debito che il Festival paga ai vincitori morali dell’anno precedente. A questo proposito, Antonio Lubrano scrive su Sorrisi: «Vince Bobby Solo con un motivo più costruito di “Una lacrima sul viso”, piacevole certo ma senza dubbio meno penetrante del precedente. Rischia di diventare una legge, come se il pubblico dicesse al cantante che poi ha comprato: “Scusa se l’anno scorso ti abbiamo trattato male”».

La vittoria di «Se piangi, se ridi» conferma il talento del giovane paroliere Mogol (Giulio Rapetti all’anagrafe), già autore di «Al di là» e «Uno per tutte», canzoni vincitrici rispettivamente nel ’61 e nel ’63. Era sua anche «Una lacrima sul viso», la vincitrice morale del ’64, ma l’eccezionale risultato di vendite di quella canzone non si ripete. «Se piangi, se ridi» arriva comunque al primo posto in Hit Parade, così come «Le colline sono in fiore» nella versione dei New Christy Minstrels e «Io che non vivo (senza te)», che lancia la stella di Pino Donaggio a livello internazionale. Il brano entra nelle classifiche inglesi (nella versione di Jody Miller) e viene inciso anche da Elvis Presley e da Dusty Springfield.