01 Gennaio 2014 | 14:48

Sanremo Story, 1967: Uno sparo nella notte sconvolge il Festival

XVII Festival della Canzone Italiana – Salone delle Feste e Teatro dell’Opera del Casinò Municipale di Sanremo, 26-27-28 gennaio 1967. Presentano Mike Bongiorno e Renata Mauro. Organizzazione: Azienda Turistico Alberghiera con la direzione artistica di Gianni Ravera CANZONI E ARTISTI IN GARA 1. Non pensare a me (di Alberto Testa-Eros Sciorilli) Claudio Villa – Iva […]

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Sanremo Story, 1967: Uno sparo nella notte sconvolge il Festival

XVII Festival della Canzone Italiana – Salone delle Feste e Teatro dell’Opera del Casinò Municipale di Sanremo, 26-27-28 gennaio 1967. Presentano Mike Bongiorno e Renata Mauro. Organizzazione: Azienda Turistico Alberghiera con la direzione artistica di Gianni Ravera CANZONI E ARTISTI IN GARA 1. Non pensare a me (di Alberto Testa-Eros Sciorilli) Claudio Villa – Iva […]

Foto: XVII Festival della Canzone Italiana - Salone delle Feste e Teatro dell'Opera del Casinò Municipale di Sanremo, 26-27-28 gennaio 1967. Presentano Mike Bongiorno e Renata Mauro. Organizzazione: Azienda Turistico Alberghiera con la direzione artistica di Gianni Ravera

CANZONI E ARTISTI IN GARA

1. Non pensare a me (di Alberto Testa-Eros Sciorilli) Claudio Villa - Iva Zanicchi 2. Quando dico che ti amo (di Alberto Testa-Tony Renis) Annarita Spinaci  - Les Surfs 3. Proposta (di Albula-Giordano Bruno Martelli) Giganti - The Bachelors 4. La musica è finita (di Nisa-Franco Califano-Umberto Bindi) Ornella Vanoni - Mario Guarnera 5. Io tu e le rose (di Daniele Pace-Mario Panzeri-Mario Giacomo Gili-Luigi Barazzetti) Orietta Berti  - Les Compagnons de la Chanson 6. Bisogna saper perdere (di Giuseppe Cassia-Ruggero Cini) Lucio Dalla - The Rokes 7. Dove credi di andare (di Sergio Endrigo) Sergio Endrigo - Memo Remigi 8. Pietre (di Gian Pieretti-Ricky Gianco) Gian Pieretti - Antoine 9. L'immensità (di Don Backy-Mogol-Detto Mariano) Johnny Dorelli - Don Backy 10. Cuore matto (di Armando Ambrosino-Totò Savio) Little Tony - Mario Zelinotti 11. Io per amore (di Pino Donaggio-Gino Paoli-Vito Pallavicini) Pino Donaggio - Carmen Villani 12. Per vedere quant'è grande il mondo (di Mogol-Carlo Donida) Wilma Goich  - The Bachelors 13. E allora dai (di Giorgio Gaber) Giorgio Gaber - Remo Germani 14. La rivoluzione (di Mogol-Roberto Soffici) Gianni Pettenati  - Gene Pitney Canzoni non finaliste Canta ragazzina (di Prog-Iller Pattacini-Carlo Donida) Bobby Solo  - Connie Francis C'è chi spera (di Mario Panzeri-Daniele Pace-Gene Colonnello) Riki Maiocchi - Marianne Faithfull Ciao amore ciao (di Luigi Tenco) Luigi Tenco - Dalida Dedicato all'amore (di Alberto Testa-Daniele Pace-Flavio Carraresi) Peppino Di Capri - Dionne Warwick Devi aver fiducia in me (di Francesco Specchia-Renato Martini) Roberta Amadei - Carmelo Pagano È più forte di me (di Tony Del Monaco-Enrico Polito) Tony Del Monaco - Betty Curtis Gi (di Pallavicini-Antonio Amurri-Fred Bongusto) Fred Bongusto - Anna German Guardati alle spalle (di Luciano Beretta-Daniele Pace) Nicola Di Bari - Gene Pitney Il cammino di ogni speranza (di Umberto Napolitano) Caterina Caselli - Sonny e Cher Ma piano (Per non svegliarmi) (di Gianni Meccia) Nico Fidenco - Cher Nasce una vita (di Sergio Bardotti-Jimmy Fontana) Jimmy Fontana - Edoardo Vianello Non prego per me (di Mogol-Lucio Battisti) Mino Reitano - The Hollies Quando vedrò (di Marisa Terzi-Carlo Alberto Rossi) Los Marcellos Ferial - The Happenings Sopra i tetti azzurri del mio pazzo amore (di Vito Pallavicini-Domenico Modugno) Domenico Modugno - Gidiuli Una ragazza (di Vito Pallavicini-Bruno Pallesi-Walter Malgoni) Donatella Moretti - Bobby Goldsboro Uno come noi (di Umberto Martucci-Giorgio Bertero-Marino Marini) Milva - Los Bravos È annunciata come la più ricca nella storia del Festival ma l’edizione del 1967 finirà per essere ricordata soprattutto come il Sanremo della tragedia. Per il quinto anno consecutivo presenta Mike Bongiorno affiancato questa volta da Renata Mauro, soubrette televisiva reduce da una fortunata partecipazione come cantante al Festival di Napoli del 1966. Dopo 16 anni, il palcoscenico si allarga: i solisti continuano a esibirsi al Salone delle Feste mentre i complessi vanno in scena al Teatro dell’Opera, sempre all’interno del Casinò Municipale. Il gruppo dei veterani conta 25 artisti. C’è Claudio Villa che insegue la quarta vittoria (e il record di Modugno) con «Non pensare a me», brano ispirato a «Strangers In The Night» di Frank Sinatra. Al reuccio è abbinata Iva Zanicchi, giunta a Sanremo con una fastidiosa faringite che rischia di metterla ko. Caterina Caselli, invece, torna al Festival da favorita con «Il cammino di ogni speranza» assieme ai divi americani Sonny & Cher. Fra i debuttanti italiani ci sono talenti sul punto di spiccare il volo verso una brillante carriera. Come il calabrese Mino Reitano, in gara con «Non prego per me», scritta da Mogol con un certo Lucio Battisti: la futura leggenda del pop italiano è già un chitarrista e autore molto stimato dagli addetti ai lavori. Si affacciano per la prima volta al Salone delle Feste anche Peppino di Capri, Memo Remigi e i Giganti. Tra gli artisti che si esibiscono nel corso della prima serata c’è Luigi Tenco, 29enne cantautore della scuola genovese. In otto anni di carriera si è fatto apprezzare per splendide canzoni intimiste come «Mi sono innamorato di te», «Lontano lontano», «Angela» e «Un giorno dopo l’altro». In gara con «Ciao amore ciao», un brano sul tema dell’emigrazione, Tenco viene bocciato dalle giurie classificandosi al 12° posto. Nemmeno la commissione di ripescaggio salva la sua canzone preferendole «La rivoluzione» di Gianni Pettenati e Gene Pitney. Dopo l’eliminazione, Tenco rientra nella sua stanza all’Hotel Savoy. Poche ore più tardi, Dalida, l’artista francese alla quale è stata affidata la seconda esecuzione di «Ciao amore ciao», lo trova morto. A ucciderlo è stato un colpo di pistola. Vicino al corpo c’è un biglietto su cui è scritto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro), ma come segno di protesta contro una giuria che manda in finale “Io tu e le rose” e una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao, Luigi». Da subito la tesi del suicidio viene messa in discussione, soprattutto dal giornalista televisivo Sandro Ciotti, ma tutte le indagini successive confermeranno che Tenco si è tolto la vita. A caldo, l’inviato di Sorrisi scrive: «È ancora difficile dire se Luigi Tenco sia stato la vittima occasionale di un delirio d’esaltazione o piuttosto di una nevrosi più profonda. O se sia stato l’alcol a indebolire i freni inibitori di questo ragazzo che godeva fama di irrequieto e di ribelle, ma che forse era soltanto terribilmente solo. Nell’un caso come nell’altro, Luigi Tenco non aveva i numeri per tenersi a galla in un mondo che può anche apparire ai profani tutto cornici dorate, ma che è regolato in effetti da leggi spietate di rivalità personale e concorrenza commerciale e industriale». Lo stesso mondo che all’indomani della tragedia si sforza di comportarsi come se niente fosse accaduto o quasi. In apertura della seconda serata, Mike Bongiorno così accenna alla tragedia: «Questa seconda serata comincia con una nota di mestizia per il lutto che ha colpito il mondo della musica leggera, con la scomparsa di un suo valido esponente». Poche ore dopo le giurie bocciano Milva, Bobby Solo, Caterina Caselli e Domenico Modugno. In finale trionfa Claudio Villa con Iva Zanicchi davanti ad Annarita Spinaci («Quando dico che ti amo») e ai Giganti («Proposta»). Ma sono altre le canzoni che entreranno nella storia della musica leggera italiana: «Cuore matto» di Little Tony e «L’immensità» di Don Backy e Johnny Dorelli.

01 Gennaio 2014 | 14:48 di

XVII Festival della Canzone Italiana – Salone delle Feste e Teatro dell’Opera del Casinò Municipale di Sanremo, 26-27-28 gennaio 1967. Presentano Mike Bongiorno e Renata Mauro. Organizzazione: Azienda Turistico Alberghiera con la direzione artistica di Gianni Ravera

CANZONI E ARTISTI IN GARA

1. Non pensare a me (di Alberto Testa-Eros Sciorilli) Claudio Villa – Iva Zanicchi
2. Quando dico che ti amo (di Alberto Testa-Tony Renis) Annarita Spinaci  - Les Surfs
3. Proposta (di Albula-Giordano Bruno Martelli) Giganti – The Bachelors
4. La musica è finita (di Nisa-Franco Califano-Umberto Bindi) Ornella Vanoni – Mario Guarnera
5. Io tu e le rose (di Daniele Pace-Mario Panzeri-Mario Giacomo Gili-Luigi Barazzetti) Orietta Berti  - Les Compagnons de la Chanson
6. Bisogna saper perdere (di Giuseppe Cassia-Ruggero Cini) Lucio Dalla – The Rokes
7. Dove credi di andare (di Sergio Endrigo) Sergio Endrigo – Memo Remigi
8. Pietre (di Gian Pieretti-Ricky Gianco) Gian Pieretti – Antoine
9. L’immensità (di Don Backy-Mogol-Detto Mariano) Johnny Dorelli – Don Backy
10. Cuore matto (di Armando Ambrosino-Totò Savio) Little Tony – Mario Zelinotti
11. Io per amore (di Pino Donaggio-Gino Paoli-Vito Pallavicini) Pino Donaggio – Carmen Villani
12. Per vedere quant’è grande il mondo (di Mogol-Carlo Donida) Wilma Goich  - The Bachelors
13. E allora dai (di Giorgio Gaber) Giorgio Gaber – Remo Germani
14. La rivoluzione (di Mogol-Roberto Soffici) Gianni Pettenati  - Gene Pitney

Canzoni non finaliste
Canta ragazzina (di Prog-Iller Pattacini-Carlo Donida) Bobby Solo  - Connie Francis
C’è chi spera (di Mario Panzeri-Daniele Pace-Gene Colonnello) Riki Maiocchi – Marianne Faithfull
Ciao amore ciao (di Luigi Tenco) Luigi Tenco – Dalida
Dedicato all’amore (di Alberto Testa-Daniele Pace-Flavio Carraresi) Peppino Di Capri – Dionne Warwick
Devi aver fiducia in me (di Francesco Specchia-Renato Martini) Roberta Amadei – Carmelo Pagano
È più forte di me (di Tony Del Monaco-Enrico Polito) Tony Del Monaco – Betty Curtis
Gi (di Pallavicini-Antonio Amurri-Fred Bongusto) Fred Bongusto – Anna German
Guardati alle spalle (di Luciano Beretta-Daniele Pace) Nicola Di Bari – Gene Pitney
Il cammino di ogni speranza (di Umberto Napolitano) Caterina Caselli – Sonny e Cher
Ma piano (Per non svegliarmi) (di Gianni Meccia) Nico Fidenco – Cher
Nasce una vita (di Sergio Bardotti-Jimmy Fontana) Jimmy Fontana – Edoardo Vianello
Non prego per me (di Mogol-Lucio Battisti) Mino Reitano – The Hollies
Quando vedrò (di Marisa Terzi-Carlo Alberto Rossi) Los Marcellos Ferial – The Happenings
Sopra i tetti azzurri del mio pazzo amore (di Vito Pallavicini-Domenico Modugno) Domenico Modugno – Gidiuli
Una ragazza (di Vito Pallavicini-Bruno Pallesi-Walter Malgoni) Donatella Moretti – Bobby Goldsboro
Uno come noi (di Umberto Martucci-Giorgio Bertero-Marino Marini) Milva – Los Bravos

È annunciata come la più ricca nella storia del Festival ma l’edizione del 1967 finirà per essere ricordata soprattutto come il Sanremo della tragedia. Per il quinto anno consecutivo presenta Mike Bongiorno affiancato questa volta da Renata Mauro, soubrette televisiva reduce da una fortunata partecipazione come cantante al Festival di Napoli del 1966. Dopo 16 anni, il palcoscenico si allarga: i solisti continuano a esibirsi al Salone delle Feste mentre i complessi vanno in scena al Teatro dell’Opera, sempre all’interno del Casinò Municipale.

Il gruppo dei veterani conta 25 artisti. C’è Claudio Villa che insegue la quarta vittoria (e il record di Modugno) con «Non pensare a me», brano ispirato a «Strangers In The Night» di Frank Sinatra. Al reuccio è abbinata Iva Zanicchi, giunta a Sanremo con una fastidiosa faringite che rischia di metterla ko. Caterina Caselli, invece, torna al Festival da favorita con «Il cammino di ogni speranza» assieme ai divi americani Sonny & Cher.

Fra i debuttanti italiani ci sono talenti sul punto di spiccare il volo verso una brillante carriera. Come il calabrese Mino Reitano, in gara con «Non prego per me», scritta da Mogol con un certo Lucio Battisti: la futura leggenda del pop italiano è già un chitarrista e autore molto stimato dagli addetti ai lavori. Si affacciano per la prima volta al Salone delle Feste anche Peppino di Capri, Memo Remigi e i Giganti.

Tra gli artisti che si esibiscono nel corso della prima serata c’è Luigi Tenco, 29enne cantautore della scuola genovese. In otto anni di carriera si è fatto apprezzare per splendide canzoni intimiste come «Mi sono innamorato di te», «Lontano lontano», «Angela» e «Un giorno dopo l’altro». In gara con «Ciao amore ciao», un brano sul tema dell’emigrazione, Tenco viene bocciato dalle giurie classificandosi al 12° posto. Nemmeno la commissione di ripescaggio salva la sua canzone preferendole «La rivoluzione» di Gianni Pettenati e Gene Pitney. Dopo l’eliminazione, Tenco rientra nella sua stanza all’Hotel Savoy. Poche ore più tardi, Dalida, l’artista francese alla quale è stata affidata la seconda esecuzione di «Ciao amore ciao», lo trova morto. A ucciderlo è stato un colpo di pistola. Vicino al corpo c’è un biglietto su cui è scritto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro), ma come segno di protesta contro una giuria che manda in finale “Io tu e le rose” e una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao, Luigi».

Da subito la tesi del suicidio viene messa in discussione, soprattutto dal giornalista televisivo Sandro Ciotti, ma tutte le indagini successive confermeranno che Tenco si è tolto la vita. A caldo, l’inviato di Sorrisi scrive: «È ancora difficile dire se Luigi Tenco sia stato la vittima occasionale di un delirio d’esaltazione o piuttosto di una nevrosi più profonda. O se sia stato l’alcol a indebolire i freni inibitori di questo ragazzo che godeva fama di irrequieto e di ribelle, ma che forse era soltanto terribilmente solo. Nell’un caso come nell’altro, Luigi Tenco non aveva i numeri per tenersi a galla in un mondo che può anche apparire ai profani tutto cornici dorate, ma che è regolato in effetti da leggi spietate di rivalità personale e concorrenza commerciale e industriale».

Lo stesso mondo che all’indomani della tragedia si sforza di comportarsi come se niente fosse accaduto o quasi. In apertura della seconda serata, Mike Bongiorno così accenna alla tragedia: «Questa seconda serata comincia con una nota di mestizia per il lutto che ha colpito il mondo della musica leggera, con la scomparsa di un suo valido esponente».

Poche ore dopo le giurie bocciano Milva, Bobby Solo, Caterina Caselli e Domenico Modugno. In finale trionfa Claudio Villa con Iva Zanicchi davanti ad Annarita Spinaci («Quando dico che ti amo») e ai Giganti («Proposta»). Ma sono altre le canzoni che entreranno nella storia della musica leggera italiana: «Cuore matto» di Little Tony e «L’immensità» di Don Backy e Johnny Dorelli.