13 Febbraio 2009 | 11:20

Sanremo 2009, è il Festival dei testi scandalo

Mancano poche ore all'inizio della 59a edizione della rassegna canora. E mai come quest'anno i testi delle canzoni (che Sorrisi ha ascoltato in anteprima per voi) affrontano tematiche forti: disagio sociale, insulti, parolacce e allusioni sessuali neanche tanto velate. «È un brutto segno dei tempi» dice il cardinale Ersilio Tonini

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Sanremo 2009, è il Festival dei testi scandalo

Mancano poche ore all'inizio della 59a edizione della rassegna canora. E mai come quest'anno i testi delle canzoni (che Sorrisi ha ascoltato in anteprima per voi) affrontano tematiche forti: disagio sociale, insulti, parolacce e allusioni sessuali neanche tanto velate. «È un brutto segno dei tempi» dice il cardinale Ersilio Tonini

13 Febbraio 2009 | 11:20 di

Teatro Ariston di Sanremo
Teatro Ariston di Sanremo

Amore fa ancora rima con cuore? Sì, ma non solo. La classica e strascontata rima festivaliera, magari declinata in altra forma, prevale sempre nei testi delle canzoni sanremesi. Però emergono anche altri filoni. Poiché è ormai da tempo assodato che, nel bene e nel male, Sanremo è spesso lo specchio del Paese, ecco farsi largo quest’anno due tematiche forti: il disagio sociale (magari condito con qualche parolaccia rafforzativa) e la donna predatrice e sessualmente aggressiva.
Emblematici, sui due fronti, i testi di Marco Masini e di Iva Zanicchi. Cominciamo dal malessere sociale: Masini le canta proprio (è il caso di dirlo) all’Italia intera, un Paese «dove tutto va male», «dove un muro divide a metà la ricchezza più assurda dalla solita merda/coppie gay dalle coppie normali». Non basta: «un Paese di ragazze stuprate» e «di notti estasiate nelle vite svuotate», dove l’aggettivo «estasiate» fa riferimento alla droga che si usa nello sballo del sabato sera. Masini è un toscanaccio che dice pane al pane e vino al vino, conclude con un significativo e raffinato «l’Italia c’ha rotto i coglioni!» che non lascia adito a dubbi.
«E invece» commenta il cardinale Ersilio Tonini «c’è da chiedersi se il nostro Paese meriti canzoni come queste. Ma poi Sanremo ci guadagna o no? Il Festival aveva sempre avuto un certo stile e adesso apre le porte al turpiloquio. Che è il peggior simbolo di quel degrado che questi artisti vorrebbero denunciare. Vogliono usare il linguaggio corrente dei ragazzi di oggi? Vogliono usare furbescamente questo stratagemma per fare notizia? Potrebbe essere l’una e l’altra cosa. Comunque non è un buon segno».
Eppure, sul filone irruente condito di parolacce di Masini si collocano anche i Gemelli DiVersi con un implacabile atto d’accusa (tutto in rime rappate) contro una società allo sbando. E che, dopo aver elencato aborti, alcolismo, omicidi, sfruttamento e violenze varie sino a scodellare un minestrone che rischia di andarci di traverso, scoppia in un desolato «ma Dio dov’è?». Seguono a ruota gli Afterhours in un testo che tende all’ermetico, ma dove comunque si evince, pure qui in rime baciate o alternate, che «il tuo Paese è una merda» e che la colpa è di chi ha smesso di impegnarsi («adesso fa qualcosa che serva»).
Meno arrabbiato il terzetto Pupo-Paolo Belli-Youssou N’Dour che affronta, su testo di Mogol, il tema dell’immigrazione, dove si afferma la diversità come valore e opportunità. E a sorpresa si posiziona sul sociale/esistenziale anche Fausto Leali che parla dello scontro generazionale tra padri e figli (visto con gli occhi di un genitore).
La Zanicchi, invece, è la capofila di un filone (variegato) dove la ritrosia femminile va a farsi benedire per lasciar emergere una donna che sfodera gli artigli e che dà la caccia al maschio. La signora della canzone, seppur matura, inizia ammettendo che la morale è persa per poi sussurrare «ti voglio senza amore/ perché non sia in perdenza il mio senso d’incoscienza». Quel «perdenza» non si sa bene cosa sia in italiano, ma visto lo stato d’eccitazione della signora si può soprassedere. Lei esige da lui di «sentirti fino in fondo» finché «non mi farai gridare… sì… sì» però «non finire presto» perché «una volta tanto io voglio pensare a me, a me…». Più che giusto, per carità.
Sentite invece che cosa canta Alexia a un sognante e poetico Lavezzi: «Giuro che ti mangerei/a morsi ti divorerei, con molto gusto, amore/giuro che ti abbraccerò/ di baci ti soffocherò/ per farti mio, amore». Lui cerca romanticamente una Biancaneve e lei lo incalza implacabile: «Ho il fuoco nel sangue/ sarò la tua droga». Un’altra scatenata è Dolcenera: «la mia bocca è qui/giuda irresistibile», «io ti chiedo, t’imploro/ti prego/di sconvolgermi».
Cosa pensa di testi simili un celebre sciupafemmine come Rossano Rubicondi? «Ammazza! Ci vanno giù pesante queste donne. Della serie: “Vieni qui e facciamolo subito!”. Per un maschio può essere pure piacevole sentirsi uomo-oggetto. A me però è capitato raramente e solo in passato. In realtà, è una fantasia molto comune tra le donne. Quelle più giovani oggi sono tutte intraprendenti; quelle di una certa età, invece, lo fanno per sentirsi più giovani e anche perché i loro coetanei sono sicuramente meno pimpanti di un tempo…».
E le Proposte 2009, ossia la categoria degli ex Giovani? Qui non c’è una sola canzone che affronti un problema sociale. Sono tutti testi d’amore piuttosto tradizionali. A parte Arisa che, con tutta «Sincerità», si dedica a «fare e rifare l’amore/per ore per ore per ore» ma a patto che sia per una «relazione stabile/che punti all’eternità». Malika Ayane, Silvia Aprile e Irene si perdono in languori e malinconie varie, mentre Karima è alle prese col consueto uomo distratto e Silvia Molinari ammette di essere «Egocentrica» (uno dei testi meglio scritti, ma che nella prima versione rischiava la squalifica per le citazioni pubblicitarie e verrà emendata!).
E l’unico uomo in gara tra nove donne? Lui, Filippo Perbellini, se la prende con il cuore che è «una macchina infernale/che ti fa volare e poi precipitare». Sarà pure un giovanotto di 18 anni, ma una volta erano le donne a esprimersi così…

(testo raccolto da Maria Giulia Comolli e Daniele Soragni)
(Tv Sorrisi e Canzoni n.7 – 2009)