29 Novembre 2011 | 14:30

SCALA & KOLACNY BROTHERS, Sorrisi.com ha incontrato il CORO che sta conquistando il mondo

Vorrebbero che non finisse mai questo 2011, i fratelli Kolacny. Già, perché da tranquillo coro dell’entroterra belga, specializzato nelle cover di grandi pezzi rock, Scala & Kolacny Brothers si sono trasformati in fenomeno mondiale da due milioni di copie vendute e 200 date sold out, con buona pace di chi sostiene che per i gruppi vocali nella discografia non c’è posto. Sorrisi.com li ha intervistati...

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SCALA & KOLACNY BROTHERS, Sorrisi.com ha incontrato il CORO che sta conquistando il mondo

Vorrebbero che non finisse mai questo 2011, i fratelli Kolacny. Già, perché da tranquillo coro dell’entroterra belga, specializzato nelle cover di grandi pezzi rock, Scala & Kolacny Brothers si sono trasformati in fenomeno mondiale da due milioni di copie vendute e 200 date sold out, con buona pace di chi sostiene che per i gruppi vocali nella discografia non c’è posto. Sorrisi.com li ha intervistati...

29 Novembre 2011 | 14:30 di

Scala & Kolacny Brothers live nella chiesa di S. Paolo Converso a Milano (foto Andrea Di Quarto)

Vorrebbero che non finisse mai questo 2011, i fratelli Kolacny. Già, perché da tranquillo coro dell’entroterra belga, specializzato nelle cover di grandi pezzi rock, Scala & Kolacny Brothers si sono trasformati in fenomeno mondiale da due milioni di copie vendute e 200 date sold out, con buona pace di chi sostiene che per i gruppi vocali nella discografia non c’è posto.

È bastato che il regista di «The Social Network», David Fincher, scegliesse la loro emozionale versione di «Creep» dei Radiohead (incisa nove anni prima) e la inserisse nel trailer per innescare un meccanismo senza precedenti per una formazione con le caratteristiche di Scala & Kolacny Brothers: un fratello, Steven, al piano, l’altro, Stijn a dirigere e di fronte a loro 200 ragazze dalla voce cristallina.

In breve hanno conquistato gli Stati Uniti e il Canada con un importante tour a supporto del loro primo album pubblicato in Nord America, tanto che negli States una delle loro composizioni originali è stata usata nel telefilm «Sons of Anarchy». «All’inizio quella mail di Fincher ci sembrava uno scherzo. Siamo due musicisti classici che vivono ad Aarschotin, una cittadina di 15.000 anime, in una piccola nazione. Per nostra fortuna era tutto vero» raccontano i due, di passaggio a Milano con una selezione delle loro ragazze. «Difficilmente riusciamo a stare tutti insieme sul palco. Di solito siamo tra i 30 e i 40» spiega Steven. «Le ragazze (di età compresa tra i 16 e i 27, ndr) hanno giustamente una vita, bambini, esami da dare all’università e via discorrendo. Però siamo a tutti gli effetti un gruppo. Le ragazze che non sono del paese vengono a studiare i pezzi da noi e vivono lì per lunghi periodi».

Sul palco, un solo strumento, il pianoforte di Steven. «Noi siamo catturati dalla musica indie e dal rock classico» spiegano «e manteniamo sempre le parole originali. È affascinante vedere come alla fine due brani della stessa durata e con le stesse parole risultino così diversi».

L’Italia deve ancora scoprirli, sono appena stati a «Quelli che … il calcio», eppure il nostro paese ha già giocato un ruolo importante nell’origine del nome del gruppo. «Ci serviva una parola che suonasse bene e fosse breve. E l’italiano è una lingua magnifica, melodiosa. A quel tempo non avremmo mai immaginato che saremmo usciti dal Belgio… l’altro giorno visitando la Scala abbiamo fatto un sacco di foto, ci sembrava incredibile come alle volte, seguendo percorsi misteriosi, certe strade s‘incontrino».

La scelta di dedicarsi al rock è arrivata nel 2001, prima il gruppo eseguiva solo repertorio classico, e all’inizio non è stata ben digerita dall’ambiente, al punto che i Kolacny si videro squalificare da un concorso per avere usato «un cattivo linguaggio». L’interesse della stampa rock, invece, mise in moto un meccanismo che li ha portati al primo album nel 2002, subito disco d’oro e a un successo crescente, fino alla consacrazione di Hollywood.

Piaceranno così tanto anche da noi? Difficile dirlo. Un conto e l’intensa rivisitazione di un brano dei Radiohead dentro a un film di grande successo, l’altra è l’ascolto di un intero album di questo tenore. Loro però ce la stanno mettendo tutta, al punto che nella versione italiana di «Scala & Kolacny Brothers», un doppio cd antologico a prezzo speciale (14.90 euro) uscito il 22 novembre, hanno incluso anche due cover di brani italiani: «Sere nere» di Tiziano Ferro e «Non mi va» di Vasco Rossi.

Alle sfide i due sono abituati: basti dire, come ricorda Stijn, che «l’unico esame in cui sono stato bocciato al Conservatorio era direzione di coro. In fondo il nostro successo è un dito medio alzato in faccia a quei professori».

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