20 Giugno 2009 | 15:52

Se il tormentone nasce dallo spot

L’ultimo caso è «Con te partirò», il brano di Andrea Bocelli rivisitato in chiave rock dai quattro ragazzi della TBand. Che prima hanno tentato (invano) di partecipare ad «Amici» e «X Factor», poi sono diventati famosi grazie alla campagna diretta da Gabriele Muccino. Sorrisi vi porta nel backstage (con un video esclusivo) per scoprire le nuove frontiere della musica

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Se il tormentone nasce dallo spot

L’ultimo caso è «Con te partirò», il brano di Andrea Bocelli rivisitato in chiave rock dai quattro ragazzi della TBand. Che prima hanno tentato (invano) di partecipare ad «Amici» e «X Factor», poi sono diventati famosi grazie alla campagna diretta da Gabriele Muccino. Sorrisi vi porta nel backstage (con un video esclusivo) per scoprire le nuove frontiere della musica

20 Giugno 2009 | 15:52 di

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Alan, Fiammetta, Marco e Luca inseguono il loro sogno da quando sono nati. Tutti hanno studiato musica (Marco è all’ultimo anno di Conservatorio). Qualcuno ha provato la strada di «Amici», qualcun altro quella di «X Factor». Senza successo. La popolarità li ha colti quando meno se lo aspettavano, il giorno in cui la Tim li ha arruolati per una campagna di spot pubblicitari diretta da Gabriele Muccino. Ma, prima di far vedere a tutti quanto sono bravi a suonare (e lo sono davvero), hanno dovuto dimostrare di saper stare su un set. Le loro facce, oggi, sono ovunque. Da ora si fa sul serio. La loro «Con te partirò» di Andrea Bocelli in versione rock è già diventata un tormentone, ma non è che l’inizio. Prima ancora che il gruppo avesse un nome («TBand», dove quella «T» è un omaggio neppure troppo velato al mondo della  telefonia che ha fatto la loro fortuna), sono stati notati da Caterina Caselli, la più illuminata delle discografiche italiane: è stata lei a scoprire gente come Elisa, i Negramaro e lo stesso Bocelli. Adesso in agenda ci sono un singolo inedito, un mini album per l’autunno e, forse, una candidatura per il prossimo Sanremo. Verrebbe da dire che è il mondo al contrario: prima è arrivato il contratto pubblicitario, poi il disco e l’idea di partecipare al Festival.
«Da due anni a questa parte in Italia sta succedendo quello che accade nel resto del mondo da tempo» spiega Rudy Zerbi, presidente della Sony Bmg e opinionista di «Amici». «La tv è oggi un mezzo molto importante per diffondere musica grazie alla pubblicità e a talent show come “Amici” o “X Factor”».
La TBand, insomma, è la dimostrazione che il modo di vivere la musica si è trasformato. La conferma arriva anche dal sondaggio che pubblichiamo qui sotto: nella fascia tra i 14 e i 34 anni, solo un italiano su tre ascolta musica in modo tradizionale. Gli altri preferiscono iPod, telefonini multimediali e computer. Il 15% scopre una canzone nuova attraverso la pubblicità, il 20% attraverso Internet. Del resto, la metà degli intervistati ha dichiarato di scaricare regolarmente musica dalla rete, e un altro 30% ha ammesso di scambiare file mp3 con gli amici. Solo il 9,3% acquista ancora cd in un negozio. E i ragazzi della TBand fanno parte proprio di questo mondo. «Il passaggio in tv sicuramente fa compiere un enorme salto in avanti a un musicista, proiettandolo direttamente di fronte al grande pubblico e garantendo subito un riscontro delle sue reali potenzialità commerciali. Si passa dalla nicchia alla massa in un solo giorno». Chi parla è Luca Toccaceli,  contitolare della Decam, una delle prime agenzie di sincronizzazione italiane. Ma che cos’è un’agenzia di sincronizzazione? «Le aziende e le agenzie pubblicitarie vengono da noi per chiederci una canzone che faccia da colonna sonora ai loro spot, e noi cerchiamo il brano che si abbini meglio alle immagini». E che, magari, possa diventare velocemente un tormentone.
«In questi anni di crisi discografica, la sincronizzazione degli spot è diventata un elemento in grado di dare enorme visibilità. Un esempio? Giovanni Allevi, che ora tutti conoscono, è arrivato al grande pubblico anche grazie alla sua canzone usata come pubblicità per la Bmw. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia: pubblicità e talent show possono dare successo immediato, ma per rimanere ci vuole altro. Si rischia di tornare agli Anni 80, quando i cantanti duravano una sola stagione».
«Per durare non ci sono trucchi» osserva Mara Maionchi, giurata di «X Factor» ma, molto prima, scopritrice di artisti come Gianna Nannini e Tiziano Ferro. «Bisogna impegnarsi tanto, crescendo un gradino alla volta e, in fin dei conti, sperare che vada bene. In realtà la sostanza rimane la stessa di tanti anni fa, quando si andava ai Festival di Castrocaro o di Ariccia per cercare nuovi cantanti. Oggi è cambiata la piazza, perché attraverso la tv si raggiungono più facilmente pubblico e addetti ai lavori, ma non il metodo che rimane legato a un fattore occasionale».
«Esiste però un luogo comune secondo il quale chi esce da un talent show o dalla tv sia un artista di minor valore. È falso: basti pensare a Giusy Ferreri» spiega Rudy Zerbi. «Ma chi crede che oggi si emerga solo grazie alla tv si sbaglia. Noi discografici continuiamo a muoverci in cerca di talenti».
Toccaceli dissente: «Ormai non esistono più i talent scout: ormai c’è solo Caterina Caselli». Qualunque sia la verità, i ragazzi della TBand possono stare tranquilli.

Guarda il video esclusivo del backstage

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