13 Novembre 2014 | 14:21

Sheppard, il video acustico di «Geronimo» e l’intervista alla band australiana

Di tempo per dormire, gli Sheppard, non ne hanno molto: quando li incontriamo sono reduci dal loro primo concerto italiano, un live che è andato tutto esaurito. «È stato davvero incredibile: era il nostro primo concerto in Italia ma il pubblico era entusiasta» racconta George Sheppard.

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Sheppard, il video acustico di «Geronimo» e l’intervista alla band australiana

Di tempo per dormire, gli Sheppard, non ne hanno molto: quando li incontriamo sono reduci dal loro primo concerto italiano, un live che è andato tutto esaurito. «È stato davvero incredibile: era il nostro primo concerto in Italia ma il pubblico era entusiasta» racconta George Sheppard.

13 Novembre 2014 | 14:21 di

Quando incontriamo George, Amy e Emma Sheppard, i tre fratelli australiani fondatori della band di «Geronimo», ci è impossibile non notare una somiglianza tra le due ragazze e una bella signora bionda che li accompagna. Il segreto è svelato durante una colazione negli studi di Radio Popolare a Milano: «Nostra mamma è anche la nostra tour manager» ci spiega Amy, che delle due ragazze è quella con i capelli blu. «Giriamo il mondo con lei, non abbiamo mai nostalgia di casa» aggiunge George «anche se ora mi manca molto il mio letto».

Di tempo per dormire, gli Sheppard, non ne hanno molto: quando li incontriamo sono reduci dal loro primo concerto italiano, un live che è andato tutto esaurito. «È stato davvero incredibile: era il nostro primo concerto in Italia ma il pubblico era entusiasta» racconta George. «Cantavano tutte le canzoni a memoria» dice Amy. «Siamo rimasti sorpresi visto che l’album “Bombs away” in Italia esce a gennaio. Siamo felici che siano andati a cercarle».

Ma siete riusciti a vedere un po’ Milano?
Amy: «Stavolta no, ma siamo venuti qualche settimana fa e siamo riusciti ad andare in Piazza Duomo. E abbiamo fatto l’errore di voler dar da mangiare ai piccioni… siamo stati attaccati!».
George: «Non solo dai piccioni, ma anche dai tizi che vendono il mangime…».

Sapete che «Geronimo» è la colonna sonora di «Tu si que vales», lo show di maggior successo della tv italiana in questo periodo?
«Davvero? Non lo sapevamo! È fantastico».

Che rapporto avete con la televisione? Vi piace?
George: «Io non la guardo più tanto, preferisco giocare a videogame. In particolare mi piacciono quelli che fanno paura».
Amy: «Però a tutti noi piacciono le serie tv, le mie preferite sono “Breaking bad“ e “Orange is the new black”».

Dov’è nata l’idea di «Geronimo»?
George: «Eravamo in un momento particolare perché il nostro primo singolo in Australia, “Let me down easy”, era andato molto bene. Il secondo singolo era una sfida che ci faceva un po’ paura: se non avesse funzionato sarebbe stato un disastro per noi. E quindi abbiamo deciso di buttarci. “Geronimo!” è proprio quello che urli quando fai un “salto di fede”».

Quindi la canzone parla anche della canzone stessa…
«Sì, è proprio così! (ride)».

Il pezzo è una grande hit e tutti, compresi noi, vi chiedono di suonarla. Non vi stufate mai?
Amy: «Otteniamo sempre delle splendide reazioni quando la suoniamo, e questo rinforza il nostro amore per questa canzone, ci ricorda perché ci piace tanto. Quando la cantiamo dal vivo, tutti saltano e cantano insieme a noi».
George: «È vero che quando fai il tour promozionale devi suonarla in acustico molte volte… immagino che stasera, alla fine di tutte le esibizioni, saremo un po’ stufi! (ride) Ma rimediamo cercando di cambiarla un po’, non solo per noi stessi ma anche per dare qualcosa di nuovo a chi ci ascolta. In ogni caso amiamo la canzone. Le dobbiamo tantissimo».

Ma tra le canzoni di «Bombs away» qual è la vostra preferita?
Amy: «Personalmente, la mia è “Halfway to hell”, quella che chiude l’album. Ha molta personalità».
George: «Io scelto “Lingering”. Non ha nemmeno la batteria, è tutta costruita sulle armonie».

Quando avete capito che non eravate più solo due fratelli ma una band?
George: «È stato abbastanza graduale. Abbiamo cominciato Amy e io come un duo, ma ai tempi scrivere canzoni, andare in studio a registrarle, era più che altro un hobby. Io ero un attore e Amy stava studiando musica all’Università. La svolta è stata l’arrivo di Jason Bovino, il nostro chitarrista: da lì abbiamo cominciato a scrivere canzoni pop più seriamente e ci siamo resi conto che potevamo farcela. Potevamo diventare una band. E poi è arrivata nostra sorella Emma: pensa che stava studiando moda, ma ha deciso di imparare a suonare il basso pur di suonare con noi».

Però voi tre cantate insieme da sempre, giusto?
George: «Sì, quand’eravamo piccoli ci divertivamo ad armonizzare, facevamo l’imitazione dei fratelli Von Trapp di “Tutti insieme appassionatamente”. Ci è voluto un po’ per arrivare dove siamo ora, ma si vede che era destino».

Com’è stato crescere in Papua Nuova Guinea?
Amy: «Un’infanzia passata in “PNG” è diversa da tutte le altre, e ce ne rendiamo conto solo ora che non viviamo più lì. È stato un periodo bellissimo, eravamo sempre in spiaggia, al sole. Ma l’elemento più importante che abbiamo portato via da quei luoghi è stato l’insegnamento del nostro maestro di chitarra Baruka Tau, un nativo del luogo che ha suonato con Janet Jackson e Madonna. Sentire le sue storie ha avuto un grande ascendente sulla nostra passione per la musica, e il suo stile da “isolano” ha avuto un impatto sul nostro stile».

Il vostro sound è piuttosto compatto e definito. Ma voi ascoltate tutti la stessa musica?
George: «Jason, Amy e io, cioè i tre autori di tutte le canzoni, abbiamo gusti molto diversi. Per esempio il mio punto di riferimento sono i Coldplay, non solo per la musica che fanno ma anche per il modo in cui continuano a evolversi e reinventarsi. Penso però che la maggior influenza per noi, quando ci mettiamo insieme a scrivere, sia la musica che ascoltavamo quando eravamo piccoli, quella che i nostri genitori ci facevano sentire. Per fortuna avevano dei buoni gusti: Eric Clapton, Cat Stevens, Fleetwod Mac, Simon & Garfunkel, Elton John».

Eravate davvero molto fortunati…
«Lo capiamo adesso, ma ai tempi non apprezzavamo abbastanza. Pensa che nostro padre usava la musica per svegliarci la mattina, a tutto volume…».