28 Novembre 2011 | 17:36

TONY BENNETT, prima di andare da FIORELLO risponde alle domande di Sorrisi.com: «Sono molto fiero di essere calabrese»

A 85 anni Tony Bennett è una leggenda vivente. Di passaggio a Roma come ospite d’onore di Fiorello ne «Il più grande spettacolo dopo il weekend», ci ha dato appuntamento all'ora di pranzo per parlare della sua carriera, delle origini calabresi, ma anche di Lady Gaga e Amy Winehouse...

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TONY BENNETT, prima di andare da FIORELLO risponde alle domande di Sorrisi.com: «Sono molto fiero di essere calabrese»

A 85 anni Tony Bennett è una leggenda vivente. Di passaggio a Roma come ospite d’onore di Fiorello ne «Il più grande spettacolo dopo il weekend», ci ha dato appuntamento all'ora di pranzo per parlare della sua carriera, delle origini calabresi, ma anche di Lady Gaga e Amy Winehouse...

28 Novembre 2011 | 17:36 di

Tony Bennett

Parla a voce bassa, forse per l’età, forse perché, come tutti i cantanti, fuori dal palco preferisce risparmiare le corde vocali. A 85 anni Tony Bennett è una leggenda vivente. Con Aretha Franklin, che duetta con lui nell’ultimo disco, è uno dei pochi dinosauri ancora in circolazione risalenti a quell’epoca d’oro della musica in cui a emozionare erano il jazz, il blues e lo swing, non si sapeva cosa fosse una chitarra elettrica e lo splendore degli artisti non si contava in base al numero dei dischi venduti.

Oggi Tony Bennett è di passaggio a Roma come ospite d’onore di Fiorello ne «Il più grande spettacolo dopo il weekend» stasera su Raiuno. In tv canterà almeno due brani, «The Lady Is A Tramp» e, in duetto con il conduttore, «For once in my life».

All’inizio del nostro incontro, mezz’oretta di domande in piena ora di pranzo, le risposte di Bennett sembrano obbedire allo stereotipo delle dichiarazioni prefissate d’accordo con l’ufficio stampa. Gli artisti che hanno cantato con lui in «Duets II» sono tutti «grandi artisti», anche se però, certo, «io sono cresciuto in un’epoca molto migliore in quanto a qualità musicale».

Sulla formazione che possono dare i talent show (nel disco duetta fra gli altri con Carrie Underwood, lanciata da «American Idol») glissa elegantemente: «La formazione che ho ricevuto io era ottima. Ho combattuto in Francia e in Germania durante la seconda guerra mondiale e quando ho iniziato la mia carriera l’American Theatre Wing mi ha insegnato a non fare mai compromessi» (sorta nel ’39, l’American Theatre Wing si occupò di assistere i veterani di guerra e di sostenere l’eccellenza artistica).

E di Lady Gaga, che duetta con lui nel disco in «The Lady Is A Tramp», cosa pensa? «Sì, è vero, lo swing non è esattamente il suo campo, però ha stupito tutti la sua capacità di cantare. È una brava ragazza americana, molto genuina, legatissima ai suoi genitori, ha una bella voce, suona bene il piano e sa ballare, è proprio una “good person”». Certo, la ragazza è anche un tipo originale, «una che si distingue da tutti perché sa essere diversa ogni giorno». Una che quando Bennett – che è anche un navigato pittore – le ha chiesto di posare nuda per un ritratto, ha accettato «niente affatto imbarazzata» (a proposito, le foto di Annie Leibovitz che documentano questo nuovo “duetto” artistico usciranno a gennaio su un grande settimanale americano).

Tony Bennett e Lady Gaga

A poco a poco il ghiaccio si scioglie, le risposte arrivano più naturali e anche meno prevedibili. Quando parla di Amy Winehouse, che ha registrato il suo ultimo brano cantando con lui «Body and soul», Bennett dice che era «curioso di capire chi oggi nel mondo della musica sapesse ancora cantare nella tradizione classica jazzistica di Billie Holiday ed Ella Fitzgerald: ho trovato solo Amy».

Bennett non ha nessuna remora a parlare bene della musica americana di una volta – diciamo dagli anni Venti ai Cinquanta – e a parlare male di quello che è venuto dopo, mostri sacri compresi: «Da Elvis Presley in poi» sussurra «la musica è cambiata, è diventata mercato di massa: sono arrivati i Beatles e i Rolling Stones»…. «c’è un certo tipo di musica che dura per sempre e musica contemporanea che si dimentica dopo una dozzina di settimane»… «Sinatra, Nat King Cole, Count Basie, Louis Armstrong sono ancora famosi, la musica di oggi invece suona già vecchia». Il maestro non trova contraddizione nel fatto di avere duettato con tutto l’attuale star system, anzi, nella sua risposta aleggia una leggerissima ironia: «sono tutti artisti molto famosi ma sono anche consapevoli che la carriera può essere passeggera, che è sottoposta a cambiamenti repentini; cantano con me perché vedono che ho 85 anni e che sono sopravvissuto».

Tony Bennett e Amy Winehouse

L’argomento che forse lo tocca più in profondità non è però la musica, ma le sue radici italiane. Tony Bennett, all’anagrafe Anthony Dominic Benedetto, aveva un padre calabrese (di Podargoni, una frazione di Reggio Calabria) e mamma nata in America da immigrati anche loro calabresi. «Sono fiero di essere calabrese» gonfia leggermente il petto «amo la Calabria, l’ho visitata. Mio padre usava cantare sulla cima di una montagna per farsi sentire da tutto il villaggio, e una volta arrivato negli Stati Uniti ha insegnato il canto anche a me e a mio fratello. Questo ha creato in me una passione che non si è mai fermata».

Su quella stessa montagna, è venuto l’anno scorso a cantare «O’ sole mio». «Quando mio padre morì» prosegue Bennett «la grande famiglia italo-americana venne a intrattenerci tutte le domeniche; i nostri parenti hanno sempre incoraggiato e sostenuto me e mio fratello nel canto, e questo ha alimentato la nostra passione. Mio fratello a 14 anni cantò al Metropolitan di New York, poi lui abbandonò e io continuai: grazie a loro ho capito che era quello che volevo fare nella vita. Una sola cosa rimpiango molto: non avere imparato l’italiano. Siamo cresciuti durante la Grande Depressione, eravamo molto poveri, e ci dicevano che dovevamo parlare sempre inglese altrimenti non avremmo mai trovato lavoro. Peccato, amo la vostra lingua, come tutto ciò che è italiano, ma oggi non sono più in grado di impararla».

Per questo, per il grande amore verso le sue radici, Tony Bennett non sopporta l’immagine che il cinema («Il padrino») e la televisione («Sopranos») hanno dato degli italoamericani. «È una forma di bigottismo» dice alzando leggermente il volume «un modo per far sentire gli altri superiori agli italoamericani. L’Italia ha creato la civiltà, ha prodotto almeno una cinquantina di grandi geni, eppure quando si parla di italiani si parla solo di mafia. E’ una cosa che combatterò sempre».

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