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14 Giugno 2013 | 05:06

Tre Allegri Ragazzi Morti negli stadi con Jovanotti, intervista a Davide Toffolo

Un ponte tra la musica che riempie gli stadi e quella indipendente: la scelta per alcune date del tour di Jovanotti è caduta sui Tre Allegri Ragazzi Morti, band nata quasi 20 anni fa a Pordenone e fondata dal cantante, chitarrista e autore di fumetti Davide Toffolo.

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Tre Allegri Ragazzi Morti negli stadi con Jovanotti, intervista a Davide Toffolo

Un ponte tra la musica che riempie gli stadi e quella indipendente: la scelta per alcune date del tour di Jovanotti è caduta sui Tre Allegri Ragazzi Morti, band nata quasi 20 anni fa a Pordenone e fondata dal cantante, chitarrista e autore di fumetti Davide Toffolo.

14 Giugno 2013 | 05:06 di Redazione

Un ponte tra la musica che riempie gli stadi e quella indipendente: la scelta per alcune date del nuovo tour di Jovanotti è caduta proprio sui Tre Allegri Ragazzi Morti, band nata quasi vent’anni fa a Pordenone e fondata dal cantante, chitarrista e autore di fumetti Davide Toffolo. L’abbiamo incontrato a Bari, nei camerini del tour di Lorenzo Negli Stadi, e ci siamo fatti raccontare la sua su questo incontro davvero speciale.

Com’è nata la collaborazione con Lorenzo?
È stato un invito esplicito da parte sua, ha detto: quest’anno faccio questa cosa eccezionale, un tour negli stadi, mi piacerebbe avervi. Personalmente non conoscevamo Lorenzo, ma lui in questi anni è stato molto attento a quello che abbiamo fatto. Penso che abbia un debole non solo per la musica ma anche per i fumetti, e conoscendolo ne ho avuto la conferma, è un appassionato.

Voi avete una lunga carriera alle spalle ma siete abituati al circuito indipendente.
Noi siamo quell’Italia. Siamo quella parte del paese. Penso che Lorenzo ci voglia sul palco proprio per raccontare quella storia, con il nostro sound. È la storia di un’Italia diversa da quella che ci sarà ai concerti. È il motivo per cui sono contento di esserci: più che un concerto, l’idea è quella di un festival, dove ci sono diverse creatività italiane. L’invito l’ho preso così: i Tre Allegri Ragazzi Morti non cercano certo di diventare Jovanotti.

No, però l’incontro può contribuire ad abbassare la barriera tra i due mondi.
Guarda, la musica non divide mai. È sempre la musica a decidere le traiettorie dell’esistenza delle persone. Il fatto che ci sia un’attenzione da parte di un artista così grosso come Lorenzo per la musica indipendente vuol dire che abbiamo una voce, con una sua originalità e una sua forza. Resta il fatto che è un invito in un palcoscenico gigante: incontreremo 400 mila persone in dieci giorni. Per noi è una sfida, è come scalare l’Everest.

Dal palco cambiano l’approccio allo spettacolo e le emozioni?
Cambiano sicuramente, anche perché questo non è il nostro concerto. Noi siamo ospiti in un evento che è quello di Lorenzo, con la sua dimensione. Noi portiamo la nostra voce e le storie delle nostre canzoni, ma il concerto dura mezz’ora. Per chi ha voglia di vederci in versione integrale, quest’estate faremo 35 concerti in tutta Italia. Ed è un live più articolato, con una liturgia tutta sua molto precisa. La mia aspirazione era quella di ripetere un pezzo della nostra liturgia, quello dove l’artista, alla fine del concerto, si fa mandare a quel paese. E ci sono riuscito.

Ma anche in questo breve concerto ci sono le vostre maschere…
Sì, certo, c’è tutto, la maschera, i costumi.

È come un piccolo assaggio del vostro live classico.
Quello che cerchiamo di fare è portare le storie che pensiamo possano aver stimolato l’attenzione di Lorenzo e dei suoi musicisti. Siamo stati accolti come degli ospiti, facciamo la nostra parte.

Una collaborazione che non avreste mai immaginato.
Non era nei piani, anche perché noi siamo indipendenti nel senso vero del termine, siamo completamente autogestiti, viviamo un altro tipo di realtà, quella collettiva della musica indipendente, della nostra etichetta La Tempesta. Le collaborazioni sono dettate dalla musica.

E ci sono altri musicisti italiani con cui vorreste collaborare?
In questo momento mi piace molta musica, come il gruppo siciliano Il Pan Del Diavolo, e ci sono alcune cose che mi piacciono sul versante rap, per esempio quello che è rimasto del Truceklan. In questo momento, nonostante si parli tanto di crisi, la musica sulla strada è molto viva, piena di energia. Noi rappresentiamo quell’Italia. L’altro giorno ad Ancona io ho visto per la prima volta un concerto di Jovanotti, a dire il vero anche un concerto in uno stadio in generale, e ho visto il pubblico: quella è l’Italia. E adesso è un po’ più completa, perché c’è anche la nostra parte.

Si abbatte il muro tra l’universo indipendente e quello degli artisti da stadio.
Sarebbe molto bello. Certo, sono due realtà molto diverse.

Ma non c’è nulla nella vostra musica che non possa avere un effetto immediato sul pubblico di Jovanotti.
Può parlare a tanta gente, questo è sicuro. È il nostro caso e quello di molti altri artisti. Ma non bisogna dimenticare la dimensione retorica: la gente viene allo stadio per vedere il suo idolo. Quindi mi sento un po’ come i Pixies quando vennero invitati dagli U2.

La band aprirà i concerti di Jovanotti anche a Milano, Firenze, Roma, Padova e Torino.
Per info su tutti i loro concerti: treallegriragazzimorti.it