19 Maggio 2017 | 15:05

«Volare»: Gianni Morandi e Fabio Rovazzi insieme. Il video

Vi presentiamo la strana coppia formata dalla leggenda della musica leggera e dal fenomeno di «Andiamo a comandare». Si sono imbarcati in un'inedita avventura con questa nuova canzone

 di Barbara Mosconi

«Volare»: Gianni Morandi e Fabio Rovazzi insieme. Il video

Vi presentiamo la strana coppia formata dalla leggenda della musica leggera e dal fenomeno di «Andiamo a comandare». Si sono imbarcati in un'inedita avventura con questa nuova canzone

Foto: Gianni Morandi e Fabio Rovazzi, insieme con il singolo «Volare»  - Credit: © Massimo Sestini

19 Maggio 2017 | 15:05 di Barbara Mosconi

Se vi state già domandando cosa c’entri un mito della canzone italiana come Gianni Morandi con un idolo dei ragazzini come Fabio Rovazzi, la risposta la troverete tra qualche riga. Non resistete? Va bene, ecco la soluzione: Rovazzi e Morandi hanno registrato una canzone insieme. Si intitola «Volare»,  è uscita il 19 maggio. E i due hanno girato anche il video.

Qui trovate tutte le foto del backstage e il trailer

«Rovazzi mi diverte» racconta Gianni. «È una cosa molto diversa da quello che faccio di solito, ma a me piace sperimentare sempre qualcosa di nuovo». Fabio aggiunge: «Morandi è perfetto, è molto amato da tutti, mettere insieme lui e me è come unire la Coca-Cola con le caramelle Mentos» (vi sconsigliamo di sperimentare l’alchimia: l’effetto è piuttosto esplosivo).

Ma ripartiamo dall’inizio. Siamo a Volandia, un bel museo dedicato a tutti gli apparecchi che si sono librati nell’aria dagli inizi del Novecento a oggi. Si trova nella campagna lombarda, a due passi dall’aeroporto di Malpensa (in provincia di Varese). Sono le nove di una limpida mattina di fine aprile. Gianni Morandi arriva con la moglie, l’inseparabile Anna. Rovazzi si presenta con gli occhiali da sole, accompagnato dallo scodinzolante Marley, il suo fedelissimo barboncino. Uomini della sicurezza sono sparsi ovunque. Primo cambio d’abito e si va in scena: ora Morandi e Rovazzi indossano divise da piloti e sono seduti all’interno di una cabina d’aereo.

«Sono il pilota meno credibile che c’è» dichiara Fabio. Ciak... azione! Si gira una scena in cui il buon Morandi, rapito dal terribile Rovazzi per costringerlo a cantare un suo brano, deve pilotare un aereo, altrimenti non rivedrà mai più l’amata Anna.

Morandi canta: «Mi fa volare, mi fa volare!». E Rovazzi risponde per le rime: «Sto volando, prego, non mi disturbare». Tutto questo girare (il video) e cantare (di «volare», «scappare», «atterrare», «vomitare»... rigorosamente tutto in rima) dura svariate ore. Alla fine Rovazzi ricontrolla  scrupolosamente ogni dettaglio, riprese, luci, audio, testo: «Sono quattro mesi che scrivo dalla prima all’ultima scena, ho fatto 60 versioni di questa canzone!» spiega. Non è un semplice video, ci tiene a precisare: «È un vero e proprio film, con una sua storia». A un certo punto Morandi gli chiede candidamente: «Ma perché chiamarlo “Volare”? Non era meglio “Mi fai volare”? Di “Volare” c’è già il brano di Domenico Modugno».

E Rovazzi, senza scomporsi: «Il pezzo di Modugno s’intitola “Nel blu dipinto di blu” e poi “volare” è una parola come un’altra».

In una pausa tra le riprese, poi, Rovazzi si confessa: «Il titolo è impegnativo, sì, ma questa cosa la faccio con divertimento e con leggerezza, non mi sembra di “sporcare” un mito. Il significato è completamente diverso. Anzi, è per questo che mi piaceva l’idea di cantare con Morandi. Tutti si chiederanno: “Quei due hanno fatto una cover di Modugno?”. E invece no!».

Altra pausa, e ne approfittiamo per fare un salto indietro nel tempo, diciamo di qualche mese. È ancora inverno. Un giorno il telefono di Gianni Morandi squilla, lui non riconosce il numero ma risponde lo stesso. La conversazione va più o meno così: «Pronto, chi è?». «Sono Rovazzi». «Oh, ciao Rovazzi!». «Ciao Gianni, ti piacerebbe fare una canzone con me?». «Sei sicuro? Cosa c’entriamo l’uno con l’altro? Almeno fammi sentire il pezzo!». «Quando l’ho scritto te lo faccio sentire». Morandi, che ha sempre la battuta pronta, scherza: «Forse Rovazzi voleva Celentano, che però non poteva!».

Eh no, invece, Rovazzi voleva proprio lui: «L’ho scelto per la sua spontaneità e il suo modo di essere. Morandi è un personaggio super conosciuto sul web. Io sul web ci passo la vita, eppure lui su Facebook ha due milioni e mezzo di “follower”: sono quattro volte i miei! E dire che, a differenza della mia, la sua è una generazione che non usa i social (Facebook, Twitter, Instagram…, ndr)».

A vantaggio dei coetanei di Morandi, spieghiamo chi è Rovazzi: un giovane fenomeno di 23 anni che solo negli ultimi 12 mesi ha collezionato 132 milioni di clic sul video del suo singolo (e tormentone estivo) «Andiamo a comandare» e guadagnato svariati dischi di platino con il secondo singolo «Tutto molto interessante». Anche se di musica italiana, confessa, non conosce quasi nulla. Fa ovviamente eccezione una canzone di Morandi, «Fatti mandare dalla mamma»: «Tutti noi italiani nasciamo con quella canzone nel Dna, la conosce persino il mio cane!». E in effetti per lui Morandi è «super», tanto per citare i suoi aggettivi preferiti: «super conosciuto», «super disponibile», «super simpaticissimo», «super alla mano», «super poliedrico».

Ecco, è andata così: dopo la telefonata Rovazzi si mette al lavoro («Prima individuo il soggetto e poi gli scrivo addosso una storia» spiega) e proprio per lui inventa  una «super storia» con «super ospiti» (nel video compaiono Fedez, J-Ax, Maccio Capatonda, Lodovica Comello, l’ex capitano dell’Inter Javier Zanetti e Salvatore Esposito, il Genny di «Gomorra»).
«Io parto da un “claim” (uno slogan, ndr) e poi ci costruisco un mondo intorno» spiega Rovazzi. La parola chiave era “volare”, ma non in senso letterale, è slang giovanile: una cosa che “mi fa volare” significa che “mi fa divertire”, “mi fa ridere”. È una canzone divertente e leggera, ma ho cercato di infilarci anche dei significati». Addirittura? «Sì, è una canzone sulle nuove generazioni e sul modo in cui si sfogano sui social».

Sul set Morandi si diverte. L’ultima cosa che avrebbe immaginato, ammette, era di finire a cantare insieme a questo giovane mingherlino e appuntito che sembra tanto serio ma sa far ridere. «All’età di Rovazzi facevo i miei primi dischi con Ennio Morricone, che all’epoca aveva 33 o 34 anni, 15 più di me, e dicevo: “Mamma mia, come è vecchio!”. Se allora mi avessero detto: “A 72 anni sarai ancora lì a cantare accanto a un ragazzo di 23”, non ci avrei creduto. Invece, se lavori con un giovane ricevi stimoli, entusiasmo, energia. Sono io che chiedo dritte a lui».

Ma un consiglio da padre per Fabio ce l’ha? «Deve tenere i piedi per terra, restare un ragazzo tranquillo: il successo te lo devi conquistare giorno per giorno». Così disse Morandi, che, dall’età di Rovazzi in poi, ha venduto 50 milioni di dischi. E ha «volato» parecchio...