sorrisi e canzoni TV
Hannah Montana: che vita al Grand Hotel
news
personaggi
cineracconto
canzoni
music shop
fotogallery
ci pensa sorrisi
telefilm
in edicola
copertine
newsletter
servizi sms
diario
i vostri siti
i nostri siti
redazione
abbonamenti
ricerca avanzata
Ho messo il cinema italiano in musica
Il grande compositore festeggerà il suo settantacinquesimo compleanno con un Cd e un Dvd di successi. Ecco la versione integrale dell'intervista esclusiva con la quale "Sorrisi" ha ripercorso le tappe di una carriera straordinaria. E piena di sorprese. Come quella volta che Tarantino...
4/11/2003
di Alberto Anile

Maestro Morricone, il 10 novembre compirà 75 anni...
"Prego? Forse voleva dire sessantacinque".
Va bene, non facciamo cifre. Diciamo che ha avuto tante esperienze.
"Non ho avuto mai il tempo di pensarci. Tutto è avvenuto per caso, nella mia vita, tranne che studiare composizione al Conservatorio. Mi hanno chiamato a fare i primi arrangiamenti, poi i registi per i loro film, ma io non ho mai cercato nessuno. E i sacrifici non li ho mai sentiti come pesanti perché mi piaceva scrivere: arrangiamenti per le canzonette, per Sanremo, per la radio, per la tv...".
Partiamo dalla prima esperienza come arrangiatore.
"Suonavo la tromba e molti mi lodavano solo perché studiavo composizione al Conservatorio. Carlo Savina, il direttore dell’orchestra B della Rai, aveva bisogno di arrangiatori, e un suo contrabassista, mi pare si chiamasse Marchesini, senza sapere niente di me gli disse: “Morricone è bravissimo”. Savina mi chiamò, poi Luttazzi e Kramer. Più tardi l’Rca mi chiamò per il primo disco, “Il barattolo” di Meccia, che allora fece 300.000 copie. Fu un esperimento: ci misi dentro proprio il suono di un barattolo".
E nel ’61 il primo film, "Il federale" di Luciano Salce.
"Bè, lì ci fu una storia. Salce mi aveva conosciuto perché facevo gli arrangiamenti per una trasmissione curata da lui e da Ettore Scola, “Le canzoni di tutti”, mi chiamò per due commedie teatrali e poi per un altro film, “Le pillole d’Ercole”. Scrissi le musiche e registrammo a Salsomaggiore. Dopodiché il produttore, Dino De Laurentiis, non mi volle perché non mi conosceva. “Chi è ’sto Morricone?” E la musica la fece Lavagnino, allora in auge. “Il federale” fu il film successivo di Salce: i produttori Broggi e Libassi non ebbero difficoltà ad accettarmi".
E la musica per “Le pillole d’Ercole” dov’è finita?
"Chi se lo ricorda? Non ho preso nemmeno i soldi".
Non l’ha neanche riutilizzata? "Nooo".
Così la sua prima cosa per il cinema è inedita! Però De Laurentiis col tempo si è dovuto ricredere.
"Siiiii, ma con lui non è mai stato un rapporto tanto felice. Una volta voleva che facessi assolutamente delle musiche, mi chiese di venire a Londra, mangiammo insieme e alla fine mi disse che questo film lo dovevo fare insieme a un gruppo che non ricordo più. “Scusa Dino, io lavoro da solo, faglielo fare tutto a loro o chiama qualcun altro”. Il film s’intitolava “Dune”, se lo ricorda lei"?
Era di David Lynch, metà anni 80.
"Io lo rifiutai. De Laurentiis è così. I contratti firmati li ha sempre rispettati, ma a parole me ne offriva dieci e poi me ne faceva fare cinque. “Vieni, dobbiamo fare un film” e io dicevo sempre sì, tanto ero sicuro che al cinquanta per cento non l’avrei fatto. Diventò una specie di gag".
E se la richiamasse ancora?
"Dino? Gli direi: “Sì”. Poi vedrei come va a finire. Ma a registrare in America non ci vado".
Perché?
"Non voglio prendere l’aeroplano. Tempo fa andavo in California da Barry Levinson, e a un certo punto il pilota dice che c’è una lieve perturbazione. Durò venti minuti: sembrava una specie di gigante che prendeva a cazzotti l’aereo, botte terribili. In top class c’ero solo io e una giapponese che faceva finta di dormire. Dietro, l’aereo era tutto un grido. Sapevamo di morire. Quando finì ’sta “lieve perturbazione”, la hostess più anziana mi disse che in trent’anni non le era mai capitata una cosa del genere".
Torniamo al cinema. Primo film con Pasolini, "Uccellacci e uccellini": ha dei titoli di testa unici al mondo, cantati da Modugno su musiche sue.
"L’idea fu di Pasolini, me lo propose e mi diede in mano il testo: “Alfredo Bini / presenta / il dolce Totò, il matto Totò”, eccetera. Per cantarli pensavo a Branduardi, che suonava il violino, e infatti ci misi un violino all’inizio e alla fine. Invece Pasolini contattò Modugno che fu contentissimo di farlo. Pasolini era una persona di grande civiltà e di grande fiducia. In realtà al primo incontro sbagliò: mi portò una lista di musiche che avrei dovuto copiare o imitare o modificare. “Scusi Pasolini”, gli dissi, “io scrivo musica, non la imito nè la applico alla musica di altri”. E lui: “Allora faccia lei, faccia quello che vuole”, dandomi una grande responsabilità e dimostrando anche un grande rispetto professionale. Altri registi mi hanno fatto la stessa proposta e ho dovuto sempre rifiutare. Ce n’è stato uno che, dopo aver lavorato al suo primo film, al secondo mi disse “Stavolta mi devi fa’ Ciaikovskij”. Lo mandai a fa’... e attaccai il telefono".
Con Pasolini comunque si trovò bene.
"In “Uccellacci e uccellini”, a parte i titoli di testa, mi chiese con grande gentilezza di far suonare con un’ocarina un’aria del “Flauto magico” di Mozart. Poi, in “Teorema”, mi chiese una musica dodecafonica con una piccola citazione del “Requiem” di Mozart. E nel “Decamerone” lo dovetti aiutare a ristrumentare dei pezzi preesistenti... Insomma, mi trovai a poco a poco a rinunciare a quello che avevo detto al primo film e a fare l’esatto opposto. Ma l’ho fatto per gratitudine verso l’unico regista che aveva rispettato la mia professione. Pasolini era molto compassato, molto educato. Non rideva mai, era un timido. Perdeva la timidezza solo quando arrivava Ninetto Davoli. Allora diventava allegro, un altro. Ed era delicato. Nel suo ultimo film, “Salò o le 120 giornate di Sodoma” ci sono cose terribili, orge, merda per terra... Visionando con lui la pellicola quando c’erano delle scene brutte spegneva la moviola a andava avanti velocemente, si vergognava..."
Sui set non va mai?
"Ci sono stato talmente poche volte che le ricordo tutte. A Cinecittà per “La leggenda del pianista sull’oceano” di Tornatore, ci andai tre volte anche perché l’attore non era un vero pianista e Peppuccio mi chiamava di tanto in tanto per aiutarlo, una specie di consulenza. Poi con Leone: al Centro Sperimentale di Cinematografia, per “C’era una volta il West”, durante la scena con la Cardinale sdraiata su un letto in attesa che arrivi Fonda. E “C’era una volta in America”, nella fumeria d’oppio. “Perché non vieni?”, mi disse Leone, “è il primo giorno, beviamo...” Si girava qui dietro, al Teatro La Cometa, un’anziana cinese doveva portare una bevanda a De Niro, ma il modo in cui arrivava non andava mai bene. Gliel’ha fatta fare sessanta volte. La cosa bella è che la cinese faceva la stessa cosa ogni volta, uguale!".
Come nacque il famoso commento musicale a "Il Buono, il brutto, il cattivo" di Sergio Leone?
"Nei film più rozzi ho cercato spesso di recuperare dei suoni rozzi". Il tema principale del “Buono, il brutto e il cattivo” lo feci imitando il verso del coyote".
A Leone piacque subito?
"Sì. Ma Leone aveva un problema. “Per un pugno di dollari” aveva avuto un grande successo, un anno dopo era ancora in prima visione, ma rivedendolo ci sembrò bruttissimo. “Per qualche dollaro in più” è già molto meglio: rispetto all’altro mi sembra Eschilo... Leone però era rimasto affezionato alle musiche di “Per un pugno di dollari”, le peggiori per un western che io abbia fatto, e ne voleva l’imitazione. Il fischio era obbligatorio, ma cercai almeno di accompagnarlo a qualche strumento. L’idea: lo accompagnai al marranzano, che col western non c’entra nulla. Chiamammo un marranzanista dalla Sicilia, un tale Schilirò, che portò una serie di marranzani: glieli feci suonare, tutti alla stessa maniera, una volta col re, un’altra volta col do, poi col sol e col fa. Dopodiché il fonico Marcotulli cominciò a tagliare e montare: è venuto un marranzano che non esiste al mondo. Al terzo film Leone rivoleva di nuovo il fischio. ’A Sergio, lascia perdere! E gli ho fatto il coyote".
Lei ha lavorato tanto anche con gli americani. Per Brian De Palma ha musicato "Gli intoccabili" e "Vittime di guerra".
"Anche “Mission to Mars”. E lì ho capito che De Palma non è l’orso che sembra. Avevo finito di missare, arrivò lui camminando velocemente, con una faccia incazzata. Oh Dio, pensavo, gli fa tutto schifo... Io e l’interprete lo seguiamo in una stanzetta e lui ci dice che non si aspettava che questa musica desse al film tanta forza spirituale. Si mette a piangere, poi anche l’interprete e anche io. In tre a piangere, proprio con le lacrime! Altro che orso".
Le sue colonne sonore sono oltre 400. Come ha trovato il tempo di scrivere anche un centinaio di composizioni di musica classica?
"Rinunciando al cinema. E ai soldi che avrei preso".
Le considera più importanti rispetto alle colonne sonore?
"Quello che ho scritto per il cinema mi appartiene completamente. Certo, c’è qualche differenza. La colonna sonora è condizionata dal film, dal regista, dal pubblico, dalla moda; infine il compositore, se sente di mettercelo, ci aggiunge pure del suo. L’altra musica è libera, non ha condizionamenti. Per questo anziché “classica” mi piace chiamarla “assoluta”".
Qual è la partitura di cui è più soddisfatto?
"Del cinema non lo dico. Dell’altra sono contento di alcuni pezzi: la “Cantata per l’Europa”, “Voci dal Silenzio”, alcune cose della “Via Crucis”".
Ora a cosa lavora?
"Preparo le musiche del nuovo film di Florestano Vancini, “E sorridendo l’uccise”, la storia di un buffone di corte degli Estensi di Ferrara, nel ’400. Non so come la prenderà Vancini, perché il commento non è tematico come le altre volte. Gli dirò: ’a Floresta’, fidate e basta".
Si dice che Morricone lavori tanto, troppo.
"Io penso che lavoro pochissimo. Guardate le opere che ha fatto Mozart in soli 34 anni, e vedrete che rispetto a lui io sono un compositore disoccupato. Bach scriveva una Cantata a settimana. Una Cantata, dico, non una robetta".
Le rimane tempo per qualche hobby?
"Gli scacchi. Leggo libri e riviste sull’argomento, seguo le partite dei grandi, qualche volta gioco col computer, che appena ho una disattenzione mi batte. Anche gli scacchi, come la musica, si basano sulla matematica, sul calcolo, sulle combinazioni..."
Vede discepoli o eredi in giro?
"Nessuno. Anzi, mio figlio Andrea".
Cosa pensa di Nicola Piovani?
"Penso bene. Ha sempre fatto il suo dovere nella misura che il regista gli ha chiesto. La misura è importantissima per il cinema e lui ce l’ha. Non sono in tanti a possederla, perché nel cinema ognuno vuol far sentire di essere er mejo compositore der monno ed è portato a strafare".
Il 10 novembre salirà sul podio per un grande concerto alla Royal Albert Hall. Cosa eseguirà?
"Ci sono colonne sonore che se non le metto in repertorio mi tirano i sassi. Farò una breve suite da Leone, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “Sacco e Vanzetti”, “Mission”, “Il deserto dei tartari”, “Riccardo III”..."
Niente musica “assoluta”?
"Vorrei, ma chi me la fa fare?".
Ma come, col suo nome...
"Potrei forse fargliela accettare, ma poi rimangono scontenti. Due anni fa al Barbican di Londra hanno accettato una prima parte di musica “assoluta” perché c’era la seconda di musiche dal cinema. E poi perché era Londra: a Roma mi avrebbero preso proprio a sassate. Ormai ho un repertorio obbligato, se non ci metto “C’era una volta in America” o “Nuovo Cinema Paradiso” si scandalizzano".
Se cominciasse oggi, sarebbe possibile una carriera come la sua?
"Credo di no. Allora era più facile accedere a questa professione, e oggi ci sono molti più compositori. Tanti bravi e tanti asini. E poi oggi la tecnica è in grado di far apparire bella, perfino suggestiva, una cosa che non vale niente".
Un’ultima cosa, maestro. Ho letto il suo nome anche nell’ultimo film di Tarantino, "Kill Bill", ma non mi sono sembrate musiche originali.
"Le spiego. Tarantino mi aveva chiamato per fare le musiche. Mi disse: “Non sono molte, solo due minuti e mezzo, tre”. Poi i soldi che chiedevo erano un po’ sproporzionati e ha deciso di prendere musiche mie preesistenti: dovrò andare al cinema a vedere che ha combinato. E così non ho fatto niente. In fondo erano due minuti e mezzo, che mi frega?".
Domande e Risposte
Alfonso Signorini

Invia un messaggio
al direttore di Sorrisi
Alfonso Signorini

The Platinum Collection
  Ultimora Spettacoli

Sorrisi consiglia

Il sito che ti manda in tv Talent1

Le ultime notizie su
Le ultime notizie su Tgcom

I film nelle sale con
I film nelle sale con ComingSoon