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| Dai Roberto, giriamo insieme «Don Camillo»... |
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| «Ho amato molto Mastroianni, Gassman, Tognazzi. Oggi ho una grande ammirazione per Roberto, un autentico poeta» racconta l'attore francese. Che, nell'intervista esclusiva qui proposta in forma integrale, lancia una sfida al regista-attore toscano: «Rifacciamo insieme Don Camillo e Peppone» |
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2/2/2005 |
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 di Paolo Fiorelli
«Il mio sogno? Girare «Don Camillo» con Roberto Benigni. Lui in tonaca e
io nella parte di Peppone. Anzi, approfitto dell'intervista per
lanciargli un appello. Dai, Roberto, facciamolo...» Fluviale e spontaneo
come sempre, Gérard Depardieu non perde occasione per trasformare una
fantasia in un progetto concreto. Del resto è grazie a questa sanguigna
immediatezza che ha accumulato al suo attivo oltre 100 film.
Nell'ultimo, «36 - Quai des Orfevres», interpreta un poliziotto
ambizioso e pericoloso. E vince di misura il duello di bravura con
un'altra star francese, Daniel Auteuil. Tra i due, impegnati in una
guerra senza quartiere per una promozione ai piani alti della polizia,
c'è una bella e «fatale» Valeria Golino. La storia è forte e incalzante,
servita con crudo realismo, e a renderla più inquietante c'è il fatto
che il regista, ex poliziotto, si è ispirato a fatti realmente accaduti
negli anni Ottanta..
Raramente l'avevamo vista tanto cattivo sullo schermo. Non ha paura di
un personaggio così negativo? Il pubblico più giovane pensa a lei come
al simpatico Obelix...
«No, sono subito rimasto affascinato da Klein. Ho cercato di portare in
luce il suo lato umano. È un uomo ambizioso, frustrato, ma anche molto
coraggioso. E soprattutto, è isolato. Tutto quel che ha, nella vita, è
la carriera. E questo lo rende pericoloso. È una figura tragica e, in
qualche modo, anche romantica».
Che pensa dei poliziotti, nella realtà?
«Devo confessare che girare «36» me li ha resi più simpatici. Ora li
ammiro. Nei ricordi di Olivier Marchal, il regista, si capiva lo
spaesamento degli agenti che devono combattere ogni giorno contro bande
armate che hanno strumenti paragonabili a quelli dell'esercito. E
spesso si sentono, in questa guerra, abbandonati a loro stessi. Certo,
anche nella polizia ci sono le mele marce, il fronte interno, le guerre
di potere. Il film parla proprio di questo».
Anche tra attori ci possono essere rivalità come quelle del film? Si
arriva a odiare, sul set?
«Dio ci scampi! No, non mi è mai successo. Non sono abbastanza narciso
per gettarmi in guerre di potere. E per fortuna facciamo un lavoro meno
drammatico e la tensione è sempre sotto controllo».
Con Auteuil, il suo «rivale» sullo schermo, che clima c'era?
«Abbiamo girato insieme quattro film, reincontrarsi è sempre un piacere.
Sul set di «L'apparenza inganna», dove interpretavo il suo
capo-persecutore, ci eravamo divertiti come pazzi...»
E con Valeria Golino aveva già recitato? Cosa pensa di lei?
«Era il nostro primo incontro. Valeria è una donna molto sensibile. In
lei, come in Stefania Sandrelli, o Monica Bellucci, ho trovato una
cordialità tipica, che facilita il lavoro sul set. Potei dire che amo
tutte le attrici, ma in particolare quelle italiane!»
Le piacerebbe tornare a recitare di nuovo in Italia?
«Sì... e lo farò presto, perché sto studiando il copione di un film che
sarà diretto da Ettore Scola. Avevo già recitato per lui in «Concorrenza
sleale», è un regista che amo».
Si parla anche di una fiction televisiva, «La profezia dei templari»,
con Luca Barbareschi e Violante Placido nel cast.
«Sì, è una storia che mi piace molto, ci stiamo lavorando, spero che
venga completata senza intoppi».
Le piace la tv?
«Sì, quando racconta la storia e i personaggi di un Paese con grandi
fiction. Da quel punto di vista, per diffondere cultura, è un mezzo
superiore al cinema, perché può raggiungere molte più persone. Io stesso
ho prodotto alcuni sceneggiati di cui sono orgoglioso, come «Napoleone».
Se dovessi produrre una fiction in Italia, mi piacerebbe portare sullo
schermo la vita di personaggi grandiosi come Leonardo Da Vinci e
Garibaldi. Anche una saga sui papi sarebbe interessante da fare...
Quella che non amo è la tv inconsistente, senza contenuti, sciocca. E
non sopporto i reality show».
Lei ha girato molti film in Italia. Quali sono i ricordi più intensi?
«In cima alla classifica, sicuramente, il set di «Novecento» nella
campagna emiliana. Bernardo Bertolucci mi ha regalato il personaggio più
intenso della mia carriera. Poi ho un bellissimo ricordo della
lavorazione di «Una pura formalità», dove recitavo insieme a Sergio
Rubini e Roman Polanski. Giuseppe Tornatore, il regista, era molto
esigente, ma sapeva tirare fuori il meglio dagli interpreti e da ogni
scena».
Chi ama di più, tra gli artisti italiani?
«Oh, ho adorato Mastroianni, Gassmann, Tognazzi. Oggi ho una grande
ammirazione per Roberto Benigni. Secondo me è più che un attore o un
regista; è un poeta. Anche quando esagera, ha uno stile inconfondibile.
Spero proprio di girare con lui il remake di «Don Camillo»... Sarebbe
divertente vederci litigare sullo schermo, no?»
Nel film Klein è uno che ha una passione divorante per il suo lavoro, a
cui dedica più tempo che alla famiglia. Lei che rapporto ha col lavoro?
«Oh no, io non sono così. Mi piace godermi la vita, dedicarmi agli
amici, viaggiare... non sono un ossessivo, recitare è solo un pezzo
della mia vita. Poi c'è la cucina, per esempio. Il ristorante che ho
aperto a Parigi con Carole Bouquet mi prende quasi più tempo che il
mestiere di attore! E lì dimostro il mio amore per l'Italia. Ho la
migliore mozzarella di bufala e il miglior prosciutto che si possano
trovare a Parigi, i vini di ogni regione italiana. Gli amici di Alba mi
portano i tartufi... E questa sera ospito a cena Riccardo Muti».
Viene spesso in Italia?
«Una volta al mese, più o meno. Ho una casa a Pantelleria. È lì che
produciamo il nostro Passito. Se ne occupa Carole».
Prossimi impegni?
«Dovrei andare al Festival di Berlino per presentare «Les Temps qui
Changent» di André Techiné, in cui recito con Catherine Deneuve».
Nel 2000, quando è stato operato al cuore, ci eravamo un po' preoccupati
per la sua salute. Ma vediamo che lavora a pieno ritmo...
«Sì, sto bene. Mi sento in forma e ho una gran voglia di cose nuove.
Nonostante diciassette incidenti di motocicletta e cinque by-pass. Non
male, no?» |
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