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| Simone Cristicchi: "La mia sedia nel manicomio di Sanremo" |
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| Simone Cristicchi, già in odore di Premio della Critica, racconta a
“Sorrisi” perché salirà su una sedia che porterà sul palco dell’Ariston |
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27/2/2007 |
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 di Giovanni Pianetta
Teso? “No, tranquillo. In parte perché il battesimo a Sanremo l’ho
già avuto l’anno scorso, in parte perché il palco dell’Ariston l’ho
calcato solo qualche mese fa, quando sono venuto al Premio Tenco a
ritirare la targa per il Miglior album di debutto per il mio cd
“Fabbricante di canzoni”».
Simone Cristicchi, considerata dai critici una delle più interessanti
novità della musica italiana (e infatti in sala-stampa le voci che
corrono lo danno già accreditato per il Premio della Critica) si
prepara all’esordio nella sezione Campioni con il suo brano “Ti
regalerò una rosa”, il cui testo è considerato da molti il più bello
del Festival. “Sono tranquillo” riprende Simone “anche perché parlo
di qualcosa che ho visto e sperimentato di persona”. Il suo pallino,
se così si può dire, è quello di affrontare le tematiche legate alle
malattie mentali. Un argomento che lui segue da quando aveva appena
17 anni e nato andando a trovare degli amici in cura in un Centro
d’igiene mentale a Roma, la sua città. “Sono rimasto subito colpito
dalla sofferenza e dalla diversità dei cosiddetti matti. Come dico
nel mio brano: i matti sono un punto di domanda. Addirittura, una
volta uno psichiatra mi ha confessato: “Anche per noi scienziati il
cervello è ancora un libro chiuso”. D’altra parte, quando li conosci,
scopri in molti di loro un grande cuore e una incredibile creatività
e fantasia. Doti che vengono loro negate”. Così, dal tema della
malattia mentale, Cristicchi ha sviluppato un suo personale percorso
artistico: “Tre anni fa ho montato uno spettacolo proprio basato su
questi argomenti, dove mettevo in luce personaggi che mi sembravano
strambi. Come quel professore di lettere, che ho davvero conosciuto e
che sapeva a memoria tutta la Divina Commedia. Chissà, forse era
andato fuori di testa proprio per aver esaurito tutta la sua memoria.
Sembrava assolutamente “normale”, ma poi, all’improvviso si metteva
parlare solo di cavatappi, una sua fisima. Mi ha fatto pensare a una
tastiera di pianoforte perfetta, salvo che c’è un tasto, uno solo,
che quando lo sfiori ti accorgi che è stonato”. Da queste sue
frequentazioni, da queste sue osservazioni, Simone ne ha tratto
quella che lui definisce un’operazione “concept” e che, oltre al
brano sanremese, ha prodotto un libro (verrà presentato qui a
Sanremo), un documentario, uno spettacolo e che, ovviamente, si
riflette anche nel suo nuovo album in uscita dal titolo “Dall’altra
parte del cancello”. Stasera, sul palco, Cristicchi concluderà la sua
esibizione salendo su una sedia di legno color giallo e da lì mimerà,
aprendo le braccia, il volo di un uccello. Perché? “Perché Antonio,
il matto di cui parlo nella mia canzone, sta su un tetto e termina
dicendo che sta per volare. Una metafora per indicare che ha scelto
il suicidio e si sta per buttare giù. Ma per lui quello è il volo che
lo libererà dal dolore, dalle costrizioni, dalla prigionia del
manicomio. Un atto che io reputo dignitoso e che purtroppo molti, nei
manicomi passati, mettevano in atto. Un gesto estremo con cui
gridavano: “Così adesso non mi potete più fare niente!”». La sedia
che vedremo ha una sua storia: “L’ho trovata a Vignola (MO), a una
Festa dell’Unità. E’ vecchia. Ma io stavo cercando un oggetto per il
mio spettacolo e mi è sembrata perfetta. E così l’ho portata nel mio
viaggio per i Centri d’igiene mentale e i manicomi da cui è nato un
documentario. A poco a poco per me è diventata un simbolo: l’oggetto
del mio fermarmi ad ascoltare. Ad ascoltare tutte le storie
sconvolgenti che mi raccontavano. Per questo la porterò con me sul
palco in quel manicomio che è Sanremo…”-
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