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Magari avessi ancora l'Eredità...
Il popolare presentatore torna a condurre un game-show, questa volta la domenica sera su Italia 1 («Canta e vinci!», con la collaborazione di Checco Zalone). Ma non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. «Ho imparato la lezione: oggi non rinuncerei più a un programma collaudato. Dovessi trovarne un altro, mi ci incatenerò sino alla pensione, Mediaset o Rai che sia»
25/3/2008
di Franco Bagnasco
(Foto S.Guindani / SGP)

Arriva all'appuntamento armato di registratore e lo piazza sul tavolino accanto a quello dell'intervistatore. Non fosse la hall di un grande albergo milanese, parrebbe il saloon di «Mezzogiorno di fuoco». Poi si tranquillizza e decide di non accenderlo neppure. Perché di «Sorrisi» ci si può fidare.
Amadeus, ha presente Buscetta?
«Ma chi, Tommaso Buscetta, il pentito di Cosa Nostra?».
Esatto. Lei è il più grande pentito di «Casa Nostra». Pentito di essere passato a Mediaset.
(Ride di gusto) «Di solito non mi pento. Però ho imparato una cosa: dovessi trovare ancora un programma dal forte successo pluriennale come “L'eredità”, non lo lascerei mai più».
Farà lo stesso show fino alla morte?
«Mi ci incatenerò sino alla pensione, giuro. Mediaset o Rai che sia».
Su Raiuno ora «L'eredità» è di Carlo Conti, che fa i suoi stessi maxi-ascolti. Vederlo in onda brucia?
«Se le dicessi di no, sarebbe una bugia. E non parlo per invidia. Però, ho scelto e adattato il format preserale tuttora più seguito in tv».
Arrivato a Mediaset, ha fatto «Formula segreta». Obiettivo centrato: chi l'ha vista?
«Nessuno. È rimasta in onda 23 giorni».
Qui superpentito, direi.

«Pentitissimo. D'altra parte ero nuovo, non volevo rompere le scatole, e ci misi forse un po' di presunzione».
Sportiva ammissione...
«O fai un programma per tutta la vita, come Letterman in America, oppure ti assumi qualche rischio. A patto che tutti credano nel progetto, Reti comprese».
Che con lei non ci hanno creduto?
«I segnali brutti sono quando cominciano a spostarti: giorno, orario. I dirigenti fibrillano. Soffrono di ansia da prestazione».
Poi è venuto l'altro quiz di Canale 5, «1 contro 100». Che è andato male.
«Non è andato male: è stato trasmesso per poco, e in chiusura cresceva. Ha fatto una media del 21% quando oggi il quiz più forte al mondo, che è il “Milionario” condotto dal presentatore più amato di Mediaset, Scotti, fa il 23%. Due punti in più».
Quindi...
«Quindi se hai investito in uno show, continua a crederci: occorreva dare tempo alla gente di abituarsi».
Ora fa il quiz-karaoke «Canta e vinci!», su Italia 1. Se va male anche stavolta, che fa, espatria?
«Ricomincio da zero. Sereno. Faccio questo mestiere dall'85. Se davanti a un paio di problemi mi arrendessi, dovrei pensare che tutto quello che mi è capitato è stato un eterno colpo di c...».
Ci sta ripensando, alla Rai?
«Sono a Mediaset, il contratto scade ad agosto, chiamato per occuparmi del preserale di Canale 5, e aspetto segnali. Se mi daranno un preserale importante che duri non tre mesi ma novedieci, perché andarsene?».
Il preserale, però, è presidiato da Gerry Scotti.
«Sono scelte che deve fare l'Azienda: vuole giocare solo con una punta o con due? Penso che Scotti sia uno tra i migliori sul mercato, ma io in Rai per tanti anni l'ho battuto, e non mi sento inferiore a Gerry. Quel che fa lui, lo posso fare io».
C'è ruggine fra voi?
«Una sorta di eterno antagonismo, già dai tempi della radio, ma il rapporto è buono. Credo che sia un uomo fortunato: bravo, famoso, ricco. Non deve temere se Amadeus lavora un po' di più...».
Lei non sopporta l'aglio. Però le vampirizzano gli presiascolti. Sta pensando ad altri rimedi?
«Forse devo accecare con la luce del sole. Mannò, in questo lavoro ci vuole tanta fortuna. Il programma vale l'80% del successo».
Ma come, e tutti quelli che dicono che il conduttore è fondamentale?
«Balle. Tutte grandi c... Se non hai un buon programma non vai da nessuna parte. Il conduttore vale il 20%».
Lei è miope e daltonico. Però passando a Mediaset il colore dei soldi l'ha visto... (Gli si illuminano gli occhi)
«Sì, sì, lo ammetto».
Quanti?
«Non espongo il 740, ma al lato economico ho pensato. Il contratto base è lo stesso, ma in Rai facevo una telepromozione; a Mediaset tre».
Il suo amico astrologo Paolo Fox le aveva previsto un futuro televisivo migliore. Invece è stata una «sòla», come si direbbe a Roma.
«No, per la verità Fox mi sconsigliò di cambiare quando ci fu il passaggio a Mediaset, e io non gli diedi retta».
Caspita, allora hanno ragione gli astrologi.
«Non li consulto prima di fare una cosa, intendiamoci, ma lui è un amico e ogni tanto gli chiedo un parere. Con Mediaset non è una partita chiusa. Però non voglio essere sopportato. Vedremo».
Non è amato dalla critica. Perché?
«Zero. E non so perché. Aldo Grasso non lo leggo più: qualunque cosa io faccia, non gli piace. A prescindere. Dico: mai visto, in tanti anni, una cosetta mia che ti sia piaciuchicchiatina-ina-ina? No? Mai? A questo punto dì che non mi sopporti...».
Amadeus, lei ha composto, in un'altra vita (quando di cognome faceva Mozart), sinfonie immortali. Perché fa tv? In fondo è arte povera...
«Perché non ho mai voluto fare altro. Qualcuno direbbe che non ho saputo fare altro. Di certo, da quando avevo 16 anni, questo volevo fare».

(Tv Sorrisi e Canzoni n.13 - 2008)
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Umberto Brindani

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