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Se mi girano statemi alla larga
Dice sempre ciò che pensa, si aiuta con le parolacce e, se c'è bisogno, con le cinghiate (come Adriano Pappalardo sa bene). Così la discografica in giuria a «X Factor» è diventata la rivelazione televisiva dell'anno. In attesa di scoprire quali saranno i finalisti del talent-show (che saranno designati nella semifinale in onda questa sera), conosciamola meglio
20/5/2008
di Franco Bagnasco

È un'Iva Zanicchi col fiuto de «La signora in giallo». A 67 anni suonati (ma anche cantati e arrangiati), Mara Maionchi si trova a gestire un'improvvisa popolarità che le viene dal ruolo di ruspante giurata a «X Factor», il talent-show musicale di Raidue. Passando da amata-temuta discografica di culto fra gli addetti ai lavori a rivelazione naïf della prima serata di Raidue.
Signora Maionchi, chi ha ammazzato la musica in Italia?
«È un pessimo periodo, ma sono speranzosa: il consumo, fra radio e concerti, è alto. È in crisi il disco, ci si deve reinventare, fra l'on-line e i negozi specializzati».
Già finita l'autocritica?
«In un mondo di plastica, dove mancano valori politico-ideologici, produciamo musica di plastica. Non sono più gli Anni 70».
Già, perché anche il periodo storico conta...
«Eccome. Prendiamo Bob Dylan. Bravo. Ma se non avesse avuto il Vietnam, voglio vedere io il “Blowin' in the Wind”...».
In tv giudicate talenti in erba, ma a volte sembra che l'erba circoli soprattutto fra voi giurati...
«Guardi, non ho mai fatto uso di droghe: sono di un'altra generazione. Al massimo, mezzo Tavor la sera. Aggressiva di natura, rispondo a tono se attaccano me o i miei artisti».
Siete litigiosi. Vi schiaffeggiate prima di andare in onda, per scaldarvi?
«Macché. C'è Morgan che ogni tanto mi manda in bestia, quando fa il puritano. Si può essere grandi e commerciali, come i Pink Floyd o David Bowie».
Però a volte privilegiate la vendibilità al talento. Non tradite la missione?
«Per niente. Vendibilità e talento quasi sempre si accompagnano. Papa Giulio II si sarebbe fatto rompere le scatole da MIchelangelo Buonarroti se non avesse saputo di passare alla storia per avergli affidato la Cappella Sistina?».
Rimetta in riga Morgan.
«Look da dandy, ricercato, affascinante. Ci studia su. Canta bene. Resta da vedere se nella sua ricerca musicale riuscirà a trovare qualcosa che piaccia più di quello che ha fatto sinora».
Com'è cambiata la sua vita?
«In peggio, a casa mi processano: rientro alle due di notte, dopo lo show, e mio marito e mia figlia Camilla mi aspettano sul divano per massacrarmi di critiche: questo non dovevi dirlo, lì non sei stata chiara... Una disfatta».
Il critico Aldo Grasso per lei ha evocato il fantasma di Wanna Marchi...
«Piano. Per la cadenza regionale - 20 anni a Bologna, 40 a Milano - mi sta anche bene. Per la moralità lo escludo: mai venduto alghe o sale miracoloso».
A «X Factor» fate abuso di standing ovation. Tutti in piedi anche se passa l'assistente dis tudio e fischietta.
«Il pubblico è composto è composto in gran parte da amici e parenti dei cantanti, ma ora che me lo fa notare è vero. La standing di solito si riserva ai grandissimi».
Se si rivede in video, si piace?
«Vivo attimi di grande sconforto. Allo specchio mi promuovo, ma in video sembro la nonna dei tre porcellini».
Adesso che è un personaggio tv, andrà in giro a fare la Sgarbi in gonnella?
«Mai, non ho la cultura di Sgarbi. Al massimo l'opinionista parlando di canzonette. Le conosco. Poi, se mi proporranno "Oggi al Parlamento", vedremo».
Sa cucinare?
«Primi alla bolognese, alla toscana, polli alla cacciatora e ossibuchi. Poi il risotto: mia mamma era comasca».
Ruspante, esperta ai fornelli. Le daranno «La prova del cuoco».
«No, no. "La prova del cuoco" proprio no. Se tornerà "X Factor" è probabile che io ci sia ancora».
I critici musicali sono soliti dire che i discografici non capiscono niente.
«Beh, una volta il critico Mario Luzzatto Fegiz dichiarò di aver provato a fermare l'ascesa di Renato Zero. Quindi giochiamo a chi ne capisce meno. Comunque sì, è facile sbagliare».
Il suo errore più clamoroso.
«Nell'88, Ron mi presentò Biagio Antonacci. Considerai il suo stile fuori tempo e non lo presi. Poi lui trionfò comunque. Ma non sono pentita».
È vero che quando non ne può più chiama un taxi e si fa portare al Casinò di Campione?
«Mannaggia, è vero: amo le slot-machine, mi rilassano come due Tavor. Vedo scorrere i disegni, aspetto il puntoe non penso a niente. Speravo che non si sapesse, ma il peccato è a livello impiegatizio».
Come ha fatto suo marito a resistere 32 anni con una donna che una volta, in tv, dietro le quinte, prese a cinghiate un bizzoso Adriano Pappalardo?
«Non lo so, ma siamo sempre stati litigiosissimi. Ora, per evitare il peggio, quando c'è aria di lite ci ignoriamo».
«X Factor» ha un seguito di culto, però gli ascolti zoppicano. Errori?
«Non credo, in Inghilterra ci ha messo due anni a prendere piede, e là le gare musicali erano una novità. Capirai, noi abbiamo Sanremo dal '51...».
Mogol smentisce la leggenda che sia lei la «Balla Linda» del noto pezzo di Battisti. Che ne dice?
«Ha ragione, era una ballerina inglese. Ma l'ha conosciuta meglio lui di me».
Maionchi e le parolacce. Per lei ogni giorno è un Vaffa-day?
«Lo ammetto, ne dico tantissime, sono mezza toscana. Quando sono in sofferena per qialcosa, fioccano. Ma non bestemmio mai».
Potrebbe farci una compilation.
«Fatto. Ascolti la traccia nascosta del cd "111" di Tiziano Ferro. A cinque minuti dall'ultima canzone c'è una mia telefonata: l'apoteosi della parolaccia».
Faccia il nome di due veri big italiani.
«La Nannini, che lanciai io, innovativa, molto forte. E Vasco: mi commuovo solo guardandolo».
Ma l'artista va strapazzato o coccalato?
«Va strapazzato per far sì che si renda conto dei difetti che ha e che non vede, e coccolato quando viene da te a piangere per i difetti che sa di avere o che gli hai appena fatto notare».
Delle canzoni lei spesso sottolinea la sensualità.
«Sì, sono primitiva, Mara delle caverne. Mi sono fermata a Neanderthal».
Sa essere anche fan?
«Scherza? Quando strinsi l amano a Paul McCartney, a Sanremo, non me la lavai per due giorni. Lo stesso con Paul Simon: un omino seduto su un divano. E io lì, che facevo numeri da circo».
Beh, lei ha visto cose che noi umani...
«Ho visto Robbie Williams salutare Umberto Tozzi come se avesse davanti Frank Sinatra. E Phil Collins trattare la Pausini come Aretha Franklin».
Poi andava al supermercato con Battisti, la Vanoni le regalava i vestiti, giocava a poker con Battiato...
«E dopo Sanremo facevo l'alba con Beppe Grillo. Mi scompisciavo, sbattevo i piedi e rompevo i tacchi. Sapevo che non avrei più riso così tanto in vita mia».

(Tv Sorrisi e Canzoni n.21 - 2008)
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Alfonso Signorini


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