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| Finalmente sola! |
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| «Dopo tante apparizioni accanto a grandi star della tv, è il momento di espormi in prima persona. Anche se non sono una conduttrice, ma al massimo una padrona di casa un po' matta che recita, canta e fa scatenare i suoi ospiti» spiega l'attrice. Nel suo show presenterà ufficialmente le Wooden Chicks, il gruppo femminile che ha già conquistato Sanremo, composto da tre... «paole» |
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17/3/2004 |
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 di Cinzia Marongiu
«La più brava? Certamente la Cortellesi. Ma io temo abbia sbagliato mestiere. Doveva fare la cantante, ha una padronanza, una leggerezza, una intensità, una intonazione... e poi è bella, lunga e con una rara eleganza». Frasi da vertigine, roba da montarsi la testa, non c'è dubbio. Specie se a firmare l'articolo, pubblicato il giorno dopo Sanremo sul quotidiano «La Stampa», è nientemeno che la grande Mina. L'interessata fatica a trattenere un sorriso compiaciuto. Poi non ci prova neanche più e ancora incredula racconta: «Appena mi sono svegliata mi ha chiamato Furio Andreotti, l'autore col quale lavoro da tanti anni, oltre che un amico carissimo. Pensavo a uno scherzo. "Ma falla finita", gli ho detto. Lui allora mi ha portato una copia del giornale. Non mi bastava, dubitavo ancora. Ne ho comprato un'altra e allora ho capito che quelle frasi erano davvero state scritte da Mina. Che dire? Per me a questo punto va bene così, non ho bisogno d'altro. E, del resto, che altro potrei volere dopo aver ricevuto i complimenti della più grande di tutti i tempi? Ho già comprato la cornice. Me li incornicerò». A sognare ci si può anche far prendere la mano. «Se mi chiamasse per un duetto? Volerei, è ovvio. Dovessi anche solo dire "ciao"o "il pranzo è servito". Qualsiasi cosa, che so, fare il rumore della batteria». Detto questo, la ragazza non ha nessuna intenzione di cambiare lavoro. «Sono e resto un'attrice. Quello che voglio dire, lo dico così. Non ho tante cose da dire con la musica, invece. Forse perché non ho iniziato cantando. È una dote che ho semplicemente messo al servizio del mio mestiere».
Paola Cortellesi è infagottata in un cappotto grigio. Jeans e scarponi, sciarpa arancione e cuffietta nera di lana calcata sulla testa. Buffa, bella e di nuovo lontana anni luce dai carrozzoni di prima serata, quelli come il «Festival di Sanremo» o «Uno di noi» con Morandi e Cuccarini, quelli dai quali sa entrare e uscire con soavità, come una rassicurante aliena della porta accanto. «È andata bene. Mi sono divertita e non ho respirato nessuna tensione. Ero con la mia squadra, Furio Andreotti, Fabio Di Iorio e Sergio Conforti, che poi è Rocco Tanica di Elio e le storie tese. Mi sono sentita protetta. E poi c'era Simona Ventura, una grande. Con lei c'è vera sintonia e affetto». E anche la stessa resistenza fisica, perché, papaia o meno, la Cortellesi è già negli studi De Paolis di Roma, occupatissima a curare nei minimi dettagli «Nessun dorma», il varietà di seconda serata che andrà in onda dal 22 marzo su Raidue. Il suo primo vero show. Da sola. «Non farò la conduttrice, anche perché non la so fare, non ho il dono dell'improvvisazione. Sarò la padrona di casa, un po' matta. Canterò, farò parodie, giocherò e farò giocare i nostri ospiti, in genere attori o cantanti». Di nomi, ne ha già qualcuno. «Di sicuro Tiziano Ferro, che è anche un caro amico. E poi, chissà, forse i ragazzi della Gialappa's. Loro vogliono venire, vediamo se Italia 1 acconsente». Già, i «Gialappi», come li chiama lei, il suo vecchio amore. «No, un amore che dura nel tempo. Appena possiamo, facciamo qualcosa insieme. Anche subito dopo "Uno di noi", la prima e unica cosa che ho fatto è stato "Mai dire domenica". E d'altra parte, quando lavoravo per Raiuno, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto sono venuti a vedermi in prima fila. Mi seguono, mi vogliono bene». Meticolosa e stacanovista, svela la sua personale ricetta di spettacolo: «Anche la cosa più scema va fatta benissimo. Quando, per esempio, durante il Festival ho sbeffeggiato gli stereotipi sanremesi con pezzi tipo "No, perditempo no" o "La canzone censurata", tutto era studiato alla perfezione. Non per niente, dietro quei testi idioti, c'erano l'arrangiamento e l'orchestrazione di Rocco Tanica e del maestro De Amicis. E io li ho cantati con tutta la voce che ho». E ancora: «Con Rocco Tanica abbiamo in comune la voglia di giocare con i generi musicali. Lui lo fa con gli strumenti, io con la voce, perché da sempre ho la facilità di entrare e uscire dai vari stili». Cosa che farà anche in «Nessun dorma», a cominciare dalla sigla. Quel «Non mi chiedermi» che fa a cazzotti con la grammatica e che canta moltiplicandosi per tre, nel fantomatico gruppo delle Wooden Chicks, letteralmente «galline di legno». «È la parodia delle girls band che vanno tanto di moda, dove è vietato essere brutte e dove c'è sempre un'ispanica sul modello di Jennifer Lopez, una ragazza di colore molto "street" e una biondina sexy, un po' bambola, un po' "te la prometto". Le mie "pollastrelle" si chiamano Peera Williams, Angooria Stark e Renetha Golden. Sbagliano i congiuntivi, ma non fa niente. Appartengono al mondo dell'olio sulla pelle, dei ventilatori sparati in faccia, delle extension e delle unghie finte». Un mondo che Paola Cortellesi si diverte a prendere in giro, insieme con quello dei reality show. «Avremo anche noi il nostro format, "Panni sporchi", un programma come tanti altri alla ricerca della lacrima, del dramma e delle lamentele. Un programma, insomma, in cui il privato è assolutamente pubblico e in cui i protagonisti, dopo aver raccontato i fatti loro nei minimi dettagli, si indignano per domande del tipo: "Qual è il tuo colore preferito?"».
Non poteva mancare nemmeno la fiction fatta in casa, «Alexia Galaxia», parodia dei B movies di fantascienza, le telepromozioni e i finti trailers curati dai fratelli Manetti. «In tutto un'ora e un quarto di spettacolo. Ma non è un programma comico», puntualizza lei. «Ce ne sono già tanti in giro e in ogni caso non ce la farei a reggerlo da sola. Più che altro è uno show ironico».
A partire dalla scenografia, rimediata dagli avanzi degli altri programmi. «Avrò il sipario di Panariello, la porta di Bruno Vespa, lo specchio di Chiambretti, e così via. La seconda serata, si sa, non è ricca». E per fortuna ha meno responsabilità davanti alla divinità chiamata Auditel. «Sarò soddisfatta se avrò riscontri positivi da chi guarda il programma. Di certo non mi aspetto i grandi numeri. Sono fuori da quelle dinamiche. E anche quando ho partecipato a programmi di prima serata non ho mai avuto quel genere di responsabilità».
In fin dei conti, Paola Cortellesi continua ad avere l'aria di chi in televisione ci è capitato quasi per sbaglio. «La guardo, però. Mi piacciono "Report" di Milena Gabanelli e "Ballarò", la comicità di gente come Serena Dandini e delle Iene. Tra i conduttori, il più bravo è Paolo Bonolis. E naturalmente Fiorello, un talento a parte, uno capace di fare e dire qualsiasi cosa con eleganza».
Ma le sue vere passioni si chiamano cinema e, soprattutto, teatro. «Lì ho cominciato. A 19 anni ho frequentato la scuola di recitazione di Beatrice Bracco. E poi mi sono fatta le ossa a furia di teatri off e di quaranta spettatori a sera, quando andava di lusso. In teatro ho conosciuto un gruppo di colleghi e amici con i quali lavoro tuttora. A dicembre, per esempio, ho terminato la tournée di "Ancora un attimo", scritto da Massimiliano Bruno e diretto da Furio Andreotti. D'altra parte, mi sembrerebbe folle mollarlo proprio adesso, che, grazie alla popolarità raggiunta in televisione, mi posso permettere di recitare nei grandi teatri e di vederli pieni. Certo, noi facciamo teatro contemporaneo e invece molti vengono a vedermi, convinti di trovare imitazioni, gag e scenette. Ma poi rimangono e magari si appassionano pure».
Abituata a prendere a pugni la sua timidezza quando è sul palco, Paola Cortellesi ritorna riservata appena ne scende. Delle sue idee politiche dice: «Le manifesto con l'unico linguaggio che conosco che è quello dello spettacolo. Facendo delle scelte e non facendone altre». E alla fatale domanda sui sentimenti, alza gli occhi al soffitto, arrossisce, sbuffa un po' e tutto d'un fiato ammette: «Ho un compagno, si chiama Riccardo Milani e fa il regista. Tutto qui».
QUESTA RAGAZZA DEVE CANTARE
L'articolo di Mina che potete leggere qui sotto è comparso domenica 7 marzo sulla prima pagina del quotidiano La Stampa con il titolo «La più brava? La Cortellesi». Un giudizio netto e per certi versi clamoroso che Sorrisi ripropone ai suoi lettori
di Mina
Allora, il Festival. La notizia positiva è che è finito. Così non saremo più costretti a dire cosa ne pensiamo al panettiere, al dentista, alla Zia Piera, a vicini di casa, agli amici, alla gente che ti ferma per strada, ai colleghi che, perplessi, cercano solidarietà e appoggio nella loro scarsa valutazione del come, più che del cosa. Sì, l'orchestra era troppo fuori, troppo enfatica, troppo ingombrante. Sì, alcuni cantanti erano abbastanza stonazzati e non basta l'emozione come giustificativo. Non interessa a nessuno se a casa loro sono perfettamente intonati. Sì, neppure io ho capito bene in che cosa sia consistito il rinnovamento. Boh! Sì, anch'io avrei preferito la vecchia formula, la vecchia liturgia, con cantanti noti e meno noti, con una buona rappresentanza di signore o ragazze coi loro vestitoni da sera un po' caricaturali, con le vallette che riassumono il testo della canzone come faceva la meravigliosa Franca Valeri che, imitandole, presentando «L'edera» diceva: «...e così lei resta legata al noto rampicante»; con un bel presentatore autorevole e rispettoso, un bel Baudone, insomma. Sì, le canzoni erano le solite, le solite: un po' carine, un po' no. Sì, i cantanti, capitani coraggiosi, presi alla gola dal macchinone, abbastanza irrispettoso, hanno fatto quello che hanno potuto. Ma, Sanremo, è Sanremo. O no?
La più brava? Certamente la Cortellesi. Ma io temo che abbia sbagliato mestiere. Doveva fare la cantante, ha una padronanza, una leggerezza, una intensità, una intonazione... e poi è bella, lunga e con una rara eleganza naturale. Formidabile anche in quello che è il suo specifico. Chissà se è anche chirurgo del cervello. Non mi meraviglierei. Ah, dimenticavo. Sono pazza di Crozza. Io di Crozza sono pazza. Sono pazza già da un pezzo. «Sono pazza, io m'ammazzo, se m'ammazzo morirò».
A TREDICI ANNI CANTAVA «CACAO MERAVIGLIAO»
Che le Wooden Chicks abbiano qualche difficoltà con l'italiano e una dubbia scolarizzazione lo si capisce fin dal titolo. «Non mi chiedermi» è uno di quegli scherzi in musica tanto cari al gruppo di Elio e le storie Tese e a Rocco Tanica che, insieme con Paola Cortellesi, ne firma il testo. A cantarlo, oltre a lei, è il rapper italiano più amato del momento, Frankie Hi-Nrg MC. ll cd singolo, debutto assoluto delle tre ragazze, che altro non sono se non tre personaggi del carnet dell'attrice, è già in vendita nei negozi. Non solo. Tra breve arriverà anche l'album, dal titolo «Even in Those Days» e non è detto che non riservi qualche sorpresa in fatto di vendite. Per Paola Cortellesi non sarebbe la prima volta. Era proprio lei, a soli 13 anni, a imitare la voce di una brasiliana e a cantare «Cacao Meravigliao», tormentone lanciato da Renzo Arbore nel programma-culto «Indietro tutta». «Per amicizie di famiglia conoscevo Claudio Mattone, bravissimo autore di canzoni che lavorava con Arbore. Andavo da fan in studio e un giorno mi fecero provare a canticchiare». Quel brano le valse un disco d'oro. |
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